Italia21

giovedì 22 dicembre 2016

Come nasce l’amore: viaggio alla scoperta di territori inesplorati della nostra psiche.








Abbiamo mai pensato o immaginato di vestirci da esploratori e di partire alla scoperta di parti ignote di noi e degli altri o di quelle situazioni e contesti che ci par di conoscere da tempo, che ci appaiono scontati, banali, noiosi a volte per la loro prevedibilità e per la conoscenza che di essi possediamo?

Qualche esempio.

Se entro in  contatto con una persona che pur conosco da immemorabile tempo con l’intento di coglierne parti meno note se non nuove, quindi con fine conoscitivo, scoprirò elementi a dir poco sorprendenti e se la mia azione è guidata dalla volontà di far emergere aspetti positivi dell’altro, ai miei occhi appariranno sentieri inesplorati che arricchiscono la relazione fino a renderla straordinaria in maniera non prevista.

Se alla stessa maniera percorriamo il viaggio in maniera introspettiva ( cioè  dentro di noi ) è possibile scoprire parti di noi ancora ignote, delle quali cioè non abbiamo conoscenza e dunque consapevolezza.
Penso che l’amore entri a far parte di quest’area  che per divenire fruibile  debba essere riconosciuta come tale.
L’amore non è universale , cioè oggettivamente provato e presente indipendentemente dalle condizioni dell’esistente, penso che sia un gesto che non nasce spontaneo ma che debba essere edificato grazie alla cura ed all’attenzione che rivolgiamo in primis a noi e quindi all’alterità, siano individui, ma anche ideali, valori, o passioni personali.



Sebbene alcune teorici della psicologia sociale  riconoscano l’esistenza di un istinto sociale nell’essere umano inteso come impulso di base e quindi non costruito grazie al social learning (apprendimento sociale) ma come comportamento innato; sebbene Freud riconosca nell’istinto di vita ( Eros) il motore energetico ( la libido) che guida l’essere umano verso le realizzazioni  costruttive, creative oltre che  volte ad ottenere gioia e piacere, l’amore è altro, ed è fuorviante ricercarne la presenza assoluta ed indipendente dalla volontà dell’esistente.

Varie le forme di amore, legate alle fasi del nostro ciclo di vita, alle esperienze presenti e passate, ma da una certa età in poi, alla ricerca interiore che porta con sé nuove consapevolezze ma anche emozioni, sentimenti e stati d’animo.

Proviamo ad elencare alcune delle sfaccettature dell’amore:
amore di sé, per i propri familiari, per gli amici, per un’idea, un ideale, una passione, l’amor patrio, l’amore per l’ambiente naturale, per gli animali; estendendo il concetto, amore  per il proprio lavoro, la propria abitazione, la città in cui si è nati o si vive…


Ma siamo in grado di amare in maniera incondizionata oltre il senso del limite a noi imposto da regole, convenzioni sociali, aspetti culturali o legati ai nostri ruoli ed aspettative?


No, ed è giusto che sia così. Abbiamo bisogno di confini, di linee che delimitino spazi privati e personali per una corretta interpretazione della realtà , di quanto accade fuori ma anche dentro di noi. La nostra salute mentale dipende anche da questo senso del limite personale che ci consente appunto di compiere un corretto esame di realtà e di mettere a punto i comportamenti idonei ad un contesto, ad una situazione che ci vede coinvolti come attori, fruitori, oggetti di relazione  o partnership.


Nelle relazioni con l’altro da noi dunque l’amore come guizzo di un istante  rivolto ad uno sconosciuto o ad un estraneo agli affetti, o come espressione o consolidamento di un rapporto, ha sempre la medesima origine: bisogna fermarsi , cercare in noi  e nell’altro con empatia quella scintilla  che ha origine dalla scoperta di un territorio  ove colgo una realtà che non mi appartiene ma che il mio sentire intuisce e condivide.


Se così fosse, se impiegassimo anche pochi istanti del nostro tempo a disposizione alla scoperta di questi territori che per molti di noi rimangono inesplorati , molte situazioni  a volte spiacevoli e dolorose porterebbero ad un arricchimento personale  e della relazione umana.


Alcuni esempi di azioni e gesti in cui l’amore può esser presenza se pur fugace : l’educatore che deve  esprimere una valutazione o dare una punizione, il giudice che deve impartire una pena, il datore di lavoro in procinto  di licenziare, il politico che può con un sol atto deliberativo decidere delle sorti  di una comunità…


Brindisi, 13/13/2016                                  Iacopina Maiolo
















giovedì 24 novembre 2016

La casa dell’anima





Parlare oggi di anima appare fuori luogo ed il termine quasi obsoleto.

A Carl Justav  Jung (18751961) uno dei padri della psicoanalisi, dobbiamo  la teorizzazione dell’esistenza, nella psiche, di due elementi distinti ma intercomunicanti come due parti di un tutto, il doppio aspetto che caratterizza l’essere umano : l’animus e l’anima.

Presenti nell’inconscio collettivo, e quindi esistenti  come materia primordiale costituente dell’inconscio indipendentemente dal tempo, dalla cultura  e dalla società, rappresentano l’uno la parte maschile, l’una la parte femminile.

Anima è il femminile interiorizzato , Animus il maschile, presenti in ogni individuo indipendentemente dal sesso di genere.

Con Jung dunque possiamo dire che il concetto  strettamente religioso del termine  viene traslato (trasferito) nell’area di pertinenza psichica.

All’anima, intesa  nella cultura religiosa come la  parte divina che è in noi, tuttavia già nell’antichità con Socrate e poi  Cartesio, Kant ed Hegel ( per citarne alcuni ) erano state attribuite in modi diversi caratteristiche umane e legate all’esistente.

Il dibattito su cosa sia l’anima e dove alberghi rimane tuttavia aperto alla luce del materialismo della civiltà postindustriale del terzo millennio.

Se la scienza e la ricerca in campo medico definiscono  in maniera sempre più adeguata e corretta i processi neurofisiologici alla base di comportamenti legati alla sfera emozionale e del “sentire”, il percorso interpretativo  e la relativa area di interesse per le persone comuni, sembrano  relegati nelle cantine dell’inconscio, senza avvertire il bisogno di recuperare, come si fa con un buon vino di annata,  quelle componenti che hanno reso  l’anima ed il suo sentire indispensabili per la completezza e l’elevazione dell’essere umano.

Come sia stato possibile un  simile processo involutivo è una questione di cui si dovrebbe dibattere per evitare la perdita definitiva o la messa in rimozione di quei meccanismi non razionali ( o meglio intangibili ) costitutivi e caratterizzanti l’essere umano.



Esaminiamo, alla luce dei  cambiamenti culturali, sociali  e di costume, come siano mutate alcune espressioni che descrivono il coinvolgimento dell’anima e del suo sentire:

-        fare l’amore considerato ormai  obsoleto è stato sostituito da tempo dal fare sesso

-        provare una forte emozione nel gergo comune è botta di adrenalina

-        l’innamoramento e le sue sensazioni si traducono in avere le farfalle nello stomaco



L’elenco si allunga se inseriamo la lunga  serie di emoticons, alternative grafico espressive alla descrizione di stati d’animo.



Le sensazioni dell’anima espresse in maniera poetica  ma anche unica, soggettiva, poiché la descrizione altro non può essere che quanto avvertito a livello individuale e differente da individuo ad individuo, appartengono ormai al passato e le alternative che la maggior parte delle persone unite nella rete globalizzante della multimedialità usa , al confronto sono rozze, basse ( cioè istintuali contrapposte all’elevazione dell’anima ), ahimé , spesso volgari.

Proviamo dunque a recuperare gli aspetti di un sentire profondo,  tipici dell’essere umano , perché non dimentichiamolo, l’anima ha dimora in  ognuno di noi  e tutti siamo poeti  pur senza essere Leopardi …


Brindisi, 24/11/2016                                          Iacopina Maiolo

giovedì 27 ottobre 2016

Accoglienza migranti




 

 


Ma in Italia esiste una mappatura dei paesi, cittadine, luoghi come borghi o frazioni quasi del tutto abbandonati ormai per il mutamento economico - sociale e culturale ?

Mi riferisco  a contesti che appaiono obsoleti sia per le condizioni di vita ( stile ed abitudini ) che per la struttura economica, indebolita e poi annientata dall’abbandono di attività quali l’agricoltura, l’allevamento di animali, la preparazione di prodotti ortofrutticoli e legati alla pastorizia ….

L’industrializzazione e fenomeni quali la globalizzazione ci hanno resi gradualmente sempre più distanti dal quel modus vivendi che fondava il sostentamento quotidiano  sull’uso di  mezzi di produzione diretta e consumo immediato ad uso  privato non escludendone la vendita  per trarne un profitto. 

Girando per borghi e paesi anche solo attraverso un viaggio in autostrada cogliendone gli scorci da lontano, la percezione di un Italia da riciclare nelle sue bellezze e risorse materiali, appare evidente attraverso la successiva ricognizione  mediante guide turistiche forse obsolete perché il presente ha cancellato progressivamente quei luoghi lasciandoli dimora di pochi disperati, in genere anziani, chiudendo progressivamente scuole, uffici, servizi vari ma, in primis quelle attività magari radicate e parte integrante della storia  e dell’economia dei medesimi.



Veniamo al dunque: cosa intendiamo fare? Condurre al degrado totale  bellezze e risorse potenziali del nostro Bel paese sullo stile delle città fantasma  del west america  o tentare di trovare soluzioni alternative?

Quindi, quali potrebbero essere le proposte da passare al vaglio?



Ce n’è una che da un po’ mi ronza nella testa  in questo clima di caccia al migrante che squalifica agli occhi di chi continua a vivere di buone intenzioni ed azioni, quanti  esprimono  un odio razziale  del tutto insospettabile: buoni, magari teneri e, diciamolo in maniera esaustiva, umani, divengono repentinamente cacciatori di teste quando si tocca l’argomento migranti.

Se il povero Fracchia ( interpretato da Paolo Villaggio) dei tempi andati diceva al dirigente “ quanto è umano lei…” mentre veniva sottoposto alle torture più  temibili, gli attuali  cacciatori di migranti  rivendicano un’ umanità che stride  con comportamenti ed espressioni nazi - gestapo mista a slogan da curva sud .

 Nouveaux économistes inoltre, vedono  il pil 
strettamente collegato all’accoglienza dei migranti o 
alla chiusura delle frontiere con filo 
spinato, alta tensione, mine antiuomo o altro deterrente 
violento…
Ma veniamo alla proposta : ripopolare i borghi, riprendere quelle attività abbandonate o in fase di inevitabile fine , sostenere gli anziani dei luoghi… insomma ripopolare diciamo così i villaggi, riaprire le scuole con i nostri insegnanti disoccupati o precari, riattivare quanto di attivo e produttivo c’è intorno ad un nucleo abitativo con l’ausilio dell’inserimento dei migranti .

Destinati non alla liquidità del sistema neocapitalistico e multimediale che illumina gli occhi e le menti di queste persone scampate a guerre, fame, povertà totale e morte sicura, BENVENUTI IN ITALIA potrebbe essere per i migranti un progetto di costruzione di radici nuove, usando  canali e solchi  già  esistenti, scavati dalle genti  che hanno vissuto e lavorato  nella nostra Italia.

Devo dire che accetterei se mi proponessero  una simile prospettiva di inserimento nel tessuto sociale di un altro paese, perché mi offrirebbe l’opportunità di ricostruire  una vita  dignitosa con significati e valori e con l’obiettivo di una piena integrazione in un luogo altrimenti straniero.

Mi chiedo se loro accetterebbero.. i migranti… è giusto chiederselo.

Sono accecati come noi dal mito della globalizzazione e delle città metropolitane? Possiamo avanzare la proposta ma prima è necessario costruirla, una simile strategia di integrazione.

E’ necessario costruire progetti  e proposte creative, dall’immaginazione al potere, slogan coniato negli anni delle lotte studentesche da un’opera del filosofo H.Marcuse  per indicare una modalità rivoluzionaria di gestire le istituzioni e la politica, sono  passati più di 40 anni, ma stiamo vivendo un progressivo processo involutivo.

" Sig. Presidente del Consiglio, non crede che lei e  la sua squadra di governo seguiate  percorsi troppo razionali e non intravediate altre vie  se non quelle prodotte a tavolino per far quadrare i conti  in un paese al collasso per mali  quali la povertà, il disagio sociale, la paralisi  del mercato del lavoro e dei servizi ai cittadini,  e, non da ultimo, come abbiamo inteso rilevare , il fenomeno delle migrazioni e della relativa accoglienza delle popolazioni ?

Certo è che non abbiamo nulla da perdere e tutto da guadagnare, ma non so se e quanto questo modus operandi sia di vostro interesse e competenza."




Brindisi, 27/10/2016                                             Iacopina  Maiolo

venerdì 2 settembre 2016

Festa santi patroni di Brindisi : fuochi di artificio si o no?




I fuochi di artificio, definizione un tempo usata ed ora sostituita dalla più corretta dal punto di vista etimologico , fuochi pirotecnici ( dal greco  phir  fuoco e techné  arte  = arte di fare – costruire fuochi ) , hanno da sempre accompagnato  sagre, feste patronali, kermesse e manifestazioni di vario tipo , nel luogo di svolgimento delle medesime.
Accompagnati dal pianto dei bimbi atterriti per gli improvvisi e perciò imprevedibili scoppi e dalle manifestazioni di angoscia e pavor da parte degli animali domestici , in particolare sono  i  cani dall’ultrasensibile udito ad esserne spaventati, ma mi riferiscono anche di coniglietti che si rintanano in improbabili buchi di emergenza, per non parlare di quanti, liberi, girano nell’atmosfera ( gli uccellli ) , i fuochi sono espressione e sinonimo di festa , tanto da essere ormai associati a festeggiamenti di vario tipo ( anche privati come compleanni anniversari…).
E’ tuttavia inevitabile porsi un quesito : rappresentano ad oggi un’espressione in sintonia con l’epoca storica che attraversiamo, sono ancora  una modalità opportuna di condivisione di momenti di gioia collettiva ?
Certo è che :
  • Viviamo un fenomeno di guerra continua ed estenuante . Per i paesi che da  sempre sono travolti da ostilità belliche , per gli atti di terrorismo  e di aggressione nei riguardi della vita di popolazioni vittime inermi di un sistema barbarico
  • Ogni anno si contano i feriti ( ma anche ahimé i morti nelle industrie e nei luoghi di costruzione dei fuochi) in occasione dei festeggiamenti di fine anno
  • Esistono alternative valide  per cui le industrie di costruzione, quasi tutte artigianali e legate all’economia di famiglie ed interi paesi, potrebbero traslare la loro attività in realizzazioni oltre che innocue anche di suggestiva  evidenza quali le magiche lanterne, le girandole, le fontane, tutti i fuochi ad accensione e realizzazione in terra . Mio figlio, un esperto del settore  tanto da essere denominato il fuochista in tempi non sospetti , oggi penso che se dovesse impegnarsi nella produzione pirotecnica opterebbe per una azienda di palloncini e luminarie
  • In un sistema che affronta una grave crisi economico-sociale, sarebbe il caso di operare una giusta spending review con opportuni tagli a siffatte spese ed il reinvestimento in altre attività, magari di carattere sociale.
 Quest’ultima opzione è compito delle autonomie locali  che ben farebbero ad incrementare il proprio salvadanaio , data la penuria di fondi.
La questione fuochi SI o NO è oggi dibattuta  in relazione ai festeggiamenti patronali in corso ed all’opportunità di destinare  tale spesa in favore delle popolazioni colpite dal sisma. Il comune di Brindisi ha optato per lo svolgimento dei fuochi pirotecnici , altri comuni più virtuosi ( ad esempio Ostuni) hanno ritenuto corretto compiere un gesto di solidarietà  e di cordoglio con la sospensione.
Ma i brindisini purtroppo seguono i fuochi fatui.. si accontentano di una festa patronale e non rivendicano temi fondamentali quali il diritto al lavoro, una città pulita, servizi utili e gratuiti per la comunità…

Brindisi,02/09/2016                                                                        Iacopina Maiolo


giovedì 18 agosto 2016

Chiedimi se sono felice



Parafrasando il titolo di un noto film del 2000 del trio Aldo - Giovanni e Giacomo e riferendo l’ingiunzione ( il taglio diretto dell’espressione la rende tale , infatti non si afferma - potresti chiedermi se sono felice – ma si pone in maniera secca una condizione che più che un invito pare un comando ) alla  richiesta di comprensione che un essere umano altro da noi potrebbe richiedere, seguono alcune considerazioni sull’empatia  che si spera possano divenire spunti di riflessione in un momento storico in cui i comportamenti umani appaiono dettati da spinte emozionali volte alla distruzione più che  all’accettazione ed alla comprensione.

Il punto focale della questione è che forse ( lasciamo il dubbio ) abbiamo perso il senso umano dell’esistente e dell’esistere, trasformati in soggetti che consumano e disperdono energie psichiche in investimenti illusori  perché effimeri ( in relazione alla durata ed al significato essenziale ).

In tal maniera l’altro da noi perde la  caratteristica di soggetto , di  co-attore di uno spazio condiviso ( la relazione) e diviene per noi egli stesso oggetto : dall’identità di persona al genere di cosa ed in quanto tale da usare come oggetto di consumo per i propri bisogni ed interessi.

In questo contesto di sfruttamento e di uso della relazione umana e dei sentimenti ad essa collegati  oltre a non trovare spazio l’empatia ( dal greco ev pathos = sentire dentro , condividere uno stato d’animo od un sentimento che  prova un‘altra persona ), è bene chiedersi quale possibilità di ascolto ed accoglienza esista  per chi lancia una richiesta di aiuto…

Umanamente corretto , oltre che opportuno per il superamento del degrado e della barbarie che rendono le relazioni fra le persone improntate a comportamenti distruttivi, sarebbe , tornando alla frase  citata , chiedersi se l’altro sia felice  aprendo in questo modo  uno spazio di dialogo volto all’accoglienza di un disagio ove esistente o all’espressione di un bisogno, di un desiderio mai comunicato che di sicuro andrebbe ad arricchire la relazione .


Un altro aspetto fondamentale riguarda la fiducia che riponiamo nell’altro, e la forza (resilienza) che possediamo nell’affrontare la frustrazione  che può derivare da un rifiuto.

Chiedimi se sono felice” è quella richiesta che posso fare  in modo diretto , senza rimanere in attesa che l’altro comprenda il mio stato  emotivo e psichico ed agisca di conseguenza.



Vale la pena di provare e di non desistere , così come dice la canzone di Baglioni :

        

strada facendo vedrai
che non sei più da solo
strada facendo troverai
un gancio in mezzo al cielo….



Brindisi, 18/06/2016                                      Iacopina Maiolo

mercoledì 17 agosto 2016

Il nostro caro angelo







Strani tempi….duri…oscuri e poco inclini alla misericordia umana, quella che agisce in funzione dell’essere umano verso se stesso e verso quanto lo circonda, sia esso ambiente, animale, oggetto o luogo da assistere e tenere in “cura” .

Viviamo in contesti ove i bimbi ignari subiscono vessazioni ed atti fisicamente lesivi per il semplice motivo  di essere stati lasciati nel ricovero sbagliato ( dove insegnanti erinni svolgono il loro feroce mestiere) ; poveri bimbi contemporaneamente oggetti di amore possessivo-ossessivo  e di dimenticanza e trascuratezza estreme .



“ Sulla tua lapide , figlio mio , mio caro piccolo adorato e ragione della mia vita, scriverò che in quel momento ero intento inseguire un mio pensiero,un progetto, un dolore, un ricordo magari gioioso  o perché no un contatto wathsApp se non un POKEMON  apparso improvvisamente

! E’  solo per questo motivo, credimi e perdonami,  che ho chiuso l’auto, anzi ho anche messo il parasole sul parabrezza, altrimenti al rientro, con il volante in fiamme per la calura estiva mi sarei ustionata/o le mani.. Scusami ancora se non ho pensato che tu potessi essere lì, legato a quel seggiolino che ho sempre usato per la tua sicurezza in auto.  Mai lasciare i piccoli liberi sul sedile perché in caso di incidente non si sa mai come va a finire..i bambini sono i primi a morire, io sono sempre stata/o un genitore responsabile ed intransigente rispetto alla tua sicurezza, questo lo sai bene, infatti ricordi, sotto il cuscino della culla ove riposavi non doveva mancare il baby controller, che collegava te a me, noi uniti sempre, anche di notte…Solo che adesso un tragico destino ci ha separati: lo stress, lui è il colpevole, lo hanno detto anche i giudici, avevo troppi pensieri per la testa.. anche gravi, lo sai? Ma tu sei un bimbo queste cose non le comprendi, ora so che sei fra gli angeli e magari sei anche un po’ felice, ormai mi sono convinta/o che doveva andare così e sento che mi hai già perdonato/a.  Anzi, abbiamo pensato di darti un fratellino che ameremo e seguiremo come abbiamo fatto con te!”



Che Dio ci perdoni per chi è credente e chi non lo é coltivi la speranza che possa nascere una nuova coscienza del vivere .

…ma in questo contesto  tragico e contemporaneamente grottesco non sembra di essere agli albori di un nuovo umanesimo!



Vivere per credere.



Brindisi                                       Iacopina Maiolo            17/08/2016                                                                                                                     


giovedì 26 maggio 2016

Dalla parte dei giovani




Loro sono i nostri figli, nipoti, cugini…
Essere genitori, , zii-e, nonni, ma anche insegnanti ed altre figure significative, induce responsabilità connesse al ruolo educativo che non cessa mai di esistere indipendentemente dall’età anagrafica :  ad esempio mi piace poter apprendere da un/una settantenne - ottantenne  poiché ha sicuramente qualcosa di unico e di insostituibile  da propormi.
Purtroppo viviamo spesso le creature o con senso di proprietà ( ogni scarrafone è….) o con atteggiamento competitivo ( ai miei tempi eravamo… oggi invece i giovani….) o ancora punitivo ( ma cosa vogliono, sono superficiali, arroganti..).
Questi alcuni della miriade di atteggiamenti, reazioni, risposte, emozioni e stati d’animo che caratterizzano modalità di azione  e di relazione nell’odierna società nei riguardi della fascia di età giovanile e giovanile adulta ( dai 18 ai 40  volendo  riferirsi ad un range abbastanza vasto).
Il dialogo fra generazioni è espressione di una società sana, che costruisce il cammino in divenire raccogliendo e stratificando esperienze ( memorie storiche) che si incastrano come tessere di un puzzle. In questa accezione l’opera storica dei singoli appare unica ed insostituibile,  così come quella biologica del DNA : da una parte trasferiamo eventi, comportamenti, stili di vita e modus operandi, dall’altra geni e catene di acido desossiribonucleico.
Quando la società o i contesti di riferimento sono o divengono meno sani, si perde quel flusso che dovrebbe ininterrottamente mantenere in relazione sistemi quali gli individui, i ruoli e le  classi di appartenenza ( socioeconomiche , psicologiche ed evolutive), i sistemi geopolitici  nazionali ed internazionali ... in un’ottica che consideri aspetti micro e macrosistemici.
Le divisioni divengono rigide, nascono confini, corporativismi, ci si ammala di egocentrismo ed autoreferenzialità, si perde la dimensione della globalità e di quella circolarità che  unisce malgrado le differenze  e le distanze; in particolare si congela quella dimensione storica che  dovrebbe condurre una società arricchita dalla storia dei singoli e della collettività, verso l’acquisizione e la conquista di progressive e nuove tappe di civiltà.

Ecco, nel nostro contesto  che risponde più ai criteri  di malattia che di sana evoluzione, essere giovani è una delle imprese più dure che un essere umano possa sostenere.
E’ vero che spesso mancano le consapevolezze ( e le conoscenze ) che dovrebbero sostenere la ricerca di percorsi idonei ed opportuni ed allora si cade in quegli eccessi disperati che conosciamo ( uso e dipendenza da sostanze, devianze sociali, disagio psichico…), ma è pur vero che anche i buoni intenzionati si scontrano con la dura realtà che è fatta di paradossi, contraddizioni, falsità ed ipocrisie, uso  di leggi, strumenti sociali di aiuto e sostegno a scopo di lucro o vantaggio personale e di casta…

In sintesi
Ai giovani vorrei dire: “acquisite senso critico, analizzate eventi e situazioni onde evitare di essere strumentalizzati da chi sulla vostra pelle costruisce interessi personali, economici e di sistema.
Allo stesso tempo non cessate di amare la vita, la vostra energia ha lo scopo di indirizzare la storia  verso mete e traguardi di evoluzione  positiva”.

A noi, generazioni di adulti  - adulti : “ allarghiamo il cuore e la disposizione d’animo all’accoglienza , alla fiducia ed usando un termine caduto in disuso nell’accezione primordiale che lo caratterizza… all’AMORE .
Aggiungerei , e non ultimi in quanto ad importanza, il piacere e la gratificazione  che  derivano  dall’attenzione e dalla cura educativa dei giovani!

Brindisi, 26/05/2016                                             Iacopina  Maiolo