Italia21

venerdì 9 novembre 2018

Disastri annunciati. Quale prevenzione possibile.


 

 

Giorni di inferno, giorni di tempesta e distruzione, giorni di preghiere e maledizioni, l’Italia è sprofondata nella melma e nel fango del disastro idrogeologico. Un pensiero di commemorazione per i numerosi lutti, vite stroncate nell’immediatezza delle sciagure.

Il cuore va anche ai tronchi spezzati (migliaia gli alberi travolti dall’impeto delle acque) ed agli animali di specie varie che abitavano i boschi e le radure. 

Lasciando agli esperti del settore (geologi, meteorologi, ingegneri ambientali) la spiegazione di quanto accaduto in termini scientifici, a noi l’antico quesito: poteva essere evitato? Era prevedibile che accadesse?

Forse, con il senno di poi, sarebbe utile chiedersi:” è stato fatto il possibile per allertare le popolazioni?”

Siamo diventati il paese degli allerta meteo a variazione cromatica, dal verde al rosso, ma non ne conosciamo il significato effettivo né in cosa consista l’essere allertati, cioè quali siano i rischi legati all’evento metereologico ed i comportamenti che di conseguenza dovremmo tenere. Esiste un documento specifico della protezione civile che ha introdotto la variazione cromatica per classificare la gravità degli eventi ed indicarne rischi e moniti alla popolazione, ma, di fatto, se non si accede al sito della protezione civile ed al seguente link                                     www.protezionecivile.gov.it/jcms/it/infografica_meteoidro.wp, si è completamente disinformati.

Il quesito dunque è il presente: chi, come e quando dovrebbe informarci su tali problematiche di importanza primaria per la tutela della popolazione?

Verrebbe da chiedersi che fine sono destinato a fare se non ho un pc o uno smartphone, o se non possiedo un quoziente intellettivo di almeno 100, se magari non ho conseguito l’obbligo scolastico, se non conosco l’italiano e sono anche di un colore diverso ed abbandonato a vivere in una favela italiana senza corrente elettrica, pertanto inaccessibile ai media?

Considerazioni, niente di più, ma amare, anzi dolorose al pensiero che forse si potevano evitare dei tragici epiloghi.

Si, perché ancor prima di provvedere al risanamento di strade, ponti, all’abbattimento di case abusive, recupero delle zone a rischio frane, smottamenti e quant’altro con le opportune e tempestive operazioni, la popolazione deve essere allertata in tempo e nella maniera più corretta su quanto accadrà o potrebbe accadere.

Ne consegue che nelle scuole, nei luoghi di aggregazione di quartiere e cittadini, con delle modalità da studiare per rendere attuativi il prima possibile gli interventi, è d’obbligo informare e formare la popolazione sulle emergenze ancor prima che accadano.

Apriamo a questo punto una parentesi su altri rischi per i quali la popolazione non viene istruita malgrado, questa volta, esistano degli specifici obblighi di legge, il  rischio industriale, non so quanto accada nelle altre città, ma so per certo che qui, a Brindisi, la mia città, negli anni passati è sorta una querelle circa opuscoli pagati , stampati e mai diffusi alla popolazione, che dovevano informare sui rischi legati ad incidenti industriali, sui comportamenti da tenere ed addirittura sulla segnalazione ( sirene, punti di ritrovo della popolazione etc..).

Mi fermo qui, ma apriamo un’altra parentesi senza la pretesa di trovare spiegazioni scientifiche ai gravi fenomeni metereologici da parte di chi, come me, non ha formazione specifica e adeguata.

Negli Stati Uniti,  Algore, vice di Clinton e nel 2000 candidato alla Casa Bianca per il Partito Democratico in contrapposizione a G.  Bush, ha parlato di riscaldamento globale  della TERRA  a causa dell’inquinamento ambientale e di gravi effetti climatici ( come quelli che stiamo vivendo), già nel 2006 nel  documentario Una scomoda verità (An Inconvenient Truth) .

Nel 2007 Al Gore ha ricevuto  il Premio Nobel per la pace insieme all'Intergovernmental Panel on Climate Change «...per i loro sforzi per costruire e diffondere una conoscenza maggiore sui cambiamenti climatici provocati dall'uomo e per porre le basi per le misure necessarie a contrastare tali cambiamenti».

E come sempre : con il senno di poi….

 
Brindisi,09/11/2018                                      Iacopina Maiolo




                                                

martedì 2 ottobre 2018

“ CARO DIARIO “ : IL POTERE DELLE PAROLE


 

 
Viviamo, oggi, in contesti ove sembrano essersi smarriti valori, senso etico dell’esistenza, significati e significanti che dovrebbero guidare le nostre vite attribuendo ai nostri comportamenti obiettivi, motivazioni, e quant’altro ci consenta di interrompere il nostro cammino per chiederci : - dove sto andando? Per quale motivo? E’ giusto e opportuno proseguire il percorso intrapreso? Qual è il significato che lega le azioni del canovaccio della mia esistenza alle vite altrui? -

 
Il pensiero segue ben altre vie, quelle delle apparenze, abbiamo perso la capacità di produrre, attraverso le profondità della mente, e di esprimere, attraverso le opere e le parole, ciò che caratterizza la nostra essenza umana e che ci distingue, senza porre gerarchia alcuna nel mondo animale, come specie SAPIENS.

 
Tutto ciò non può accadere senza dolore, pertanto conduciamo le nostre esistenze come anestetizzati da falsità che assurgono al ruolo di verità, mentre osserviamo la realtà con gli specchi deformanti affinché possa non emergere quel barlume di coscienza che ci liberi dallo stato di evanescenza dell’essere e dell’esistere.

 
Un tempo non lontano, si consigliava (fin da piccoli) di tenere un diario sul quale annotare giornalmente gli eventi trascorsi, e quanto, fra emozioni, stati d’animo, pensieri, riflessioni, legati ad essi…

Ecco l’importanza delle parole, che, attraverso la scrittura offrivano ampi spazi di comprensione, di lettura ma anche rilettura degli eventi, con la possibilità di mettere in discussione le proprie e le altrui azioni senza pregiudizi mescolati a falsità ideologiche.

 
Proviamo a leggere  un’ipotetica pagina di diario scritta  a fine giornata da qualcuno che vive  in questo tempo privo di embrioni di coscienza e consapevolezza:

Caro diario

oggi sull’autobus abbiamo urlato contro questi neri che hanno invaso il nostro paese, è troppo, li vedi lì tranquilli al cellulare, vestititi  bene… non di stracci, anche i bambini, sono paffuti , vuol  dire che mangiano, li trattano bene …TORNATEVENE A CASA, qui  avete finito di vivere a sbafo sulle spalle di noi italiani…Qualcuno, alla fermata del bus ha preso una pietra e l’ha lanciata verso quella donna, quella con il bambino bello e paffuto che il mio è anche malato ( ha una malattia autoimmune come si chiamano ora, e mi fa disperare per la sua salute.)

BASTARDI.. A CASA!!!

Un sasso , il sangue sulla testa del bambino.. sangue,il  sangue colava giù, la madre è caduta e molti hanno riso..Dio che ho fatto!
Domani ti cerco, devo chiederti scusa, signora dal colore scuro e dai denti bianchi , potremmo portare i nostri piccoli a giocare, lontano dagli occhi di quei poveri folli che istigano alla  violenza senza fermarsi a pensare  e a chiedersi il perché delle proprie azioni…
 Brindisi,02/10/2018                                         Iacopina Maiolo
  

venerdì 30 marzo 2018

La Via Crucis di un disoccupato


 


Siamo in tema, ricorre infatti la settimana Santa che rievoca il sacrificio di Gesù sulla Croce. Sono 14 le stazioni tradizionali della Via Crucis
(eccone alcune):
Gesù è condannato a morte /Gesù è caricato della croce/Gesù cade per la prima volta /… /Gesù cade per la seconda volta /…/Gesù è inchiodato sulla croce.. /Gesù muore in croce /… /Il corpo di Gesù è deposto nel sepolcro.

Lungi dal voler essere blasfemi, si ritiene che le vite degli uomini e delle donne ove si annidano speranze e desideri, ma anche dolori e sacrifici estremi, trovino nella rappresentazione del Cristo che va verso il calvario , una metafora che contribuisce a rendere la religione un percorso umanizzato ed estendibile a quanti, ingiustamente condannati nella vita, si trovino a percorrere un sentiero irto di difficoltà, con una croce sulle spalle, fino a volte all’annientamento estremo della persona e della sua dignità.

Se pensiamo al calvario di un disoccupato (licenziato, inoccupato od occupato con le mille sfumature del caso..), il primo pensiero si rivolge alla condizione economica, situazione di fatto fondamentale ma non  esclusiva, cosa dire infatti della lesa dignità umana, sancita dal diritto costituzionale al lavoro – art 4…ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.-

La condizione di perdita o di non conseguimento dello status sociale di lavoratore, determina una situazione di grave depauperamento della persona, che si trova ad affrontare un vero e proprio calvario.

Laddove poi vengano meno le risorse individuali e sociali, in contesti che non riescono a costruire alternative se pur temporanee o interventi di sostegno finalizzati al recupero serio e concreto dell’attività lavorativa, la persona può entrare in un percorso che ne distrugge l’essenza, che è motivazione alla vita, conoscenza, costruzione di un sé positivo per se stessi e per gli altri (famiglia e contesto sociale).

Il senso dell’essere al mondo e quanto di positivo esiste in quest’affermazione, viene coartato e l’individuo, purtroppo a volte fino al compimento del suo ciclo vitale produttivo (gli anni destinati all’attività lavorativa) è destinato a non completare l’essenza della sua persona.

Le considerazioni e gli interventi con immediatezza ed efficacia nel qui ed ora, spettano alle politiche per il lavoro ed alle parti sociali, ed è auspicabile che, con una religiosità nel senso laico del termine, chi può fare acquisti la piena consapevolezza del proprio ruolo e del potere che riveste nella vita altrui.

Ricordiamo che la Settimana Santa termina con la Resurrezione pasquale, pertanto si porge un caro augurio a quanti si trovino nella condizione di difficoltà descritta, volto alla speranza, al  cambiamento ed al superamento del disagio.
Buona Pasqua!

 

Brindisi,30/03/2018                                           Iacopina Maiolo

venerdì 9 marzo 2018

Alberi patrimonio dell’umanità


 
 

 I cipressi che a Bólgheri alti e schietti
Van da San Guido in duplice filar,
Quasi in corsa giganti giovinetti
Mi balzarono incontro e mi guardâr.

Mi riconobbero, e - Ben torni omai -
Bisbigliaron vèr me co 'l capo chino -
Perché non scendi? perché non ristai?
Fresca è la sera e a te noto il cammino.

Oh sièditi a le nostre ombre odorate
Ove soffia dal mare il maestrale…

( G. Carducci “ Davanti a San Guido”,1874 )

 In questa famosa ode carducciana, l’autore rammenta i cipressi che accompagnavano lungo il percorso, il suo ritorno a casa, immaginando che potessero riconoscerlo come persona nota fin da bambino in quanto abitante del luogo. Segue l’invito a fermarsi per sedersi sotto la loro ombra al soffio del vento maestrale proveniente dal mare.

Il rapporto fra l’essere umano e gli alberi è sempre stato controverso e mosso da incongruenze ed ambiguità: dalla amorevole cura per consentirne l’impianto e la crescita, alla   ricerca della frescura delle fronde ed alla raccolta di frutta, alla devastazione di boschi e foreste a noi ben nota nei percorsi storici che hanno accompagnato fenomeni quali l’urbanizzazione, l’industrializzazione, e l’impiego oltremisura di materie prime per farne mobili o carta….

Nelle città e nei borghi tuttavia, nei parchi e giardini come lungo le strade ed i sentieri, da sempre gli alberi sono stati allevati anch’essi come cittadini, ed hanno acquisito il rispetto e l’amore da parte della cittadinanza.

Ad oggi, per quanto invasive possano divenire le loro radici sollevando marciapiedi, asfalti e pavimentazioni stradali, sono state approntate tecniche altamente innovative volte a conservare il patrimonio arboreo ed a ripristinare la giusta viabilità.

E’ un problema di conoscenza, di impegno, ricerca, visto che in molte aree di Italia distanti da noi e più su di un paio di regioni, gli alberi, ritenuti patrimonio dell’umanità, non si distruggono portandoli alla morte, ma al limite dell’impossibilità di un intervento conservativo, si espiantano?

In questi giorni ho preso consapevolezza della distruzione di quel filare di pini che maestosamente svettavano in quel viale dove le auto frettolose vanno verso il semaforo per oltrepassare l’incrocio ed i bimbi con zaini in spalla vengono protetti dal traffico da mani attente e premurose all’ingresso ed all’uscita da scuola.

Per dirla tutta siamo nella città di Brindisi e ci riferiamo ad un viale denominato  San Giovanni Bosco , dove pare si sia tentato l’espianto di alcune radici per evitare l’annientamento degli alberi, intervento purtroppo non riuscito, dicono responsabili ed  addetti ai lavori, tanto da procedere alla loro distruzione. Diventeranno legnane per camini e caldaie, ed al loro posto, prontamente verranno messe a dimora altre piante , come quando si rompe un oggetto o per vecchiaia  lo si getta e lo si sostituisce con il nuovo….

Si fa fatica in questi giorni a percorrere il viale senza percepire il dolore di quelle creature che, se pur definite vegetali, sono esseri viventi a tutti gli effetti: è un crimine commesso contro la natura o è una fine inevitabile malgrado la buona volontà degli addetti ai lavori?

Urge una risposta anche per prevenire altri scempi , ma  oggi ciò che sgorga dal cuore è un senso di lutto e commemorazione, unito al dolore per la perdita di questi nostri compagni di vita ormai  da numerosi decenni.

Brindisi, 09/03/2018                            
                                                   Iacopina Maiolo

    

 

martedì 17 ottobre 2017

Identità negate

 
 
 
Quali  e quanti  sono i desideri o i sogni non realizzati? Entrano a far parte dell’identità di ciascuno di noi gli aspetti che riguardano le realizzazioni intese come espressione di quell’area che ci rende unici e speciali, poiché è  tipicamente personale e nasce dal nostro bisogno di individuazione.
L’individuazione   fu definita da Jung (18751961, psichiatra e co fondatore della psicoanalisi unitamente a Freud ) come  processo di differenziazione (  cioè che ci differenzia dagli altri individui ) che ha come conseguimento  lo sviluppo della personalità individuale. Rappresenta dunque  lo sviluppo di quelle caratteristiche specifiche dell’individuo, sulla base della sua predisposizione naturale ( attitudini e preferenzialità). Sempre per Jung l’’individuazione rappresenta un processo di elevazione spirituale , porta infatti ad un “ampliamento della sfera della coscienza”, ma l’aspetto fondamentale, detto con terminologia corrente è rappresentato dal fatto che l’individuazione ha come meta l’attribuzione di uno specifico significato alla propria vita
( il senso ed il motivo del nostro essere al mondo ).
La ricerca  e l’espressione di quella parte di sé che caratterizza l’unicità della nostra esistenza, può essere rappresentata come un viaggio che ha inizio con la nascita e prosegue attraversando i sentieri  proposti dalla vita ( intesa qui come casualità ), dall’ambiente e da quanto ci circonda ( che può  funzionare da stimolo o da deterrente), dalle azioni e dalle scelte che operiamo in prima persona e di cui siamo pienamente responsabili.
Appare dunque evidente che, mentre per alcuni individui il cammino di individuazione avviene in maniera se non del tutto aproblematica
 poiché il percorso dell’esistenza è in ogni caso oneroso per tutti ) ma  con modalità improntate a una relativa fluidità e possibilità di conseguimento degli obiettivi di espressione del sé, una gran parte di persone nel percorso di vita purtroppo non sarà messa nelle condizioni di lasciare quell’impronta di unicità  che  spettava per caratteristiche, predisposizioni, fattori intrinseci alla personalità.
 
Secondo la religione cristiana e cattolica,  tutti siamo uguali nel mondo, dal bambino che cresce nelle favelas ai figli dei reali del Regno Unito, lo siamo perché  creati dallo stesso Dio che ha per tutti il medesimo criterio di libertà e salvezza.
Tuttavia la realtà appare significativamente diversa: le identità negate, rappresentate dalla negazione di un’ importante parte di sé per motivi non intrinseci all’individuo ma determinati dal contesto di riferimento, da fattori esterni disturbanti , rappresentano una moltitudine, una umanità che fra lacrime e sangue purtroppo mai troverà una via di partecipazione, liberazione, espressione  e riconoscimento.
Pensiamo a quanto accade in Italia, fra lauree squalificate, carriere predeterminate, giovani   talentuosi e meritevoli costretti a vivere all’ombra di  coetanei stelle di luce riflessa per eredità familiare e di casta; pensiamo ai bimbi che non vedranno mai la nascita di quel sé che conduce alla espressione e realizzazione ( dall’artigiano all’ingegnere nucleare..)  per mancanza di opportunità ambientali dei contesti sociali e politici di riferimento.
Anni fa, nell’illusione di una civiltà in progress, si lavorava in ambito sociale ed educativo con generosità di intenti, amore ed entusiasmo, certi che ogni seme, se pur piccolo, avrebbe generato un’ espressione  di vita , oggi compare il rischio di trasmettere il vuoto assoluto che è fatto di niente, assenza di anime  che ogni giorno vivono consumandosi in un’inerzia fatale .
Dobbiamo dunque abbandonarci a questa sorta di autodistruzione? Non di certo, poiché non compare come libera scelta ma come imposizione di una società che pone ancora una volta, in una sorta di involuzione , i profitti  per pochi, la realizzazione per gli eletti, l’espressione della gioia di vivere collegata all’integrazione di sé che passa attraverso l’individuazione ed il riconoscimento, un paradiso da condividere fra privilegiati.
Dunque, malgrado le identità negate, i torti subiti e gli ostacoli al cammino, da funamboli esperti oggi  molti devono proseguire in equilibrio fra il bisogno delle proprie realizzazioni  ed i nuovi e necessari adattamenti, da cui nasceranno nuove identità e nuove individuazioni.
Per quanto attiene al nostro ruolo di trasferimento dei valori dell’anima e dei saperi umani, non abbandoniamo il compito se pur arduo, e non dimentichiamo che il fuoco sotto la brace è pur sempre vivo anche se qualcuno ha provato a domarlo.

 
Brindisi,17/10/2017                                              Iacopina Maiolo

 

 

 

 

mercoledì 12 aprile 2017

Lavoro e dignità





Art.1  della Costituzione italiana
« L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro….”
 Art. 4 della Costituzione italiana
“La repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società”
Art. 36  della Costituzione italiana
Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa….”
Parlare di diritto al lavoro  e di dignità lavorativa ( come recita l’art. 36 della costituzione di esistenza libera e dignitosa grazie all’attività lavorativa ) oggi, con le problematiche emergenti nella società italiana, pare un bluff, o meglio, per dirla in gergo social, una bufala.
Per non dire della promozione di tale diritto da parte della repubblica ed addirittura del dovere del cittadino non solo di svolgere un’attività in base alle proprie possibilità, ma anche su scelta ( propria, individuale, si lascia supporre motivazionale ) e che concorra al progresso materiale e spirituale della società.
La verità è che siamo ormai il paese delle falsità ideologiche che si traducono, nella prassi, in un vuoto non solo di azioni ma anche di intenzioni.
 Avrebbe un senso di realtà ( se pur amara ) riscrivere questi articoli alla luce dell’evidenza odierna che non lascia spazio al rispetto dell’individuo, sia negli aspetti morali che materiali; che  non coglie il profondo significato etico che sottende alla costruzione di un progresso sociale basato sull’apporto che ciascun individuo può fornire alla società mediante  il proprio lavoro e lo svolgimento della propria funzione.
Oggi coloro che si ritengono  “illuminati” e che detengono il potere economico e sociale ( poteri in cui rientra anche ma non solo   la leaderschip politica ) parlano di salario dignitoso, stabilito con i criteri della beneficenza da diffondere in favore di quanti, dai medesimi  considerati quasi un alter ego in  negativo, non appartengono alla sfera dei predestinati.
Abbiamo da imparare da quei  paesi della UE che offrono alle fasce a rischio di povertà o già nell’area del disagio socioeconomico, assegni sociali pari agli stipendi dei nostri insegnanti, con incrementi legati alle esigenze educative e di tutela della crescita psicofisica dei figli. Il percorso di vita dei giovani individui appare improntato fin dalla nascita all’integrazione  sociale, psichica ed economica: la scelta scolastica è orientata in base a caratteristiche   attitudinali e motivazionali, l’alternanza scuola lavoro è retribuita e conduce  ad un inserimento lavorativo sicuro…
E’ vero, l’Italia appartiene alla fascia del degrado delle popolazioni d’Europa , ma non è questo il problema.
Non si risale la china, o meglio, non si fa quel salto di qualità necessario per rendere la qualità della vita delle comunità ispirata a criteri di civiltà  e di rispetto della dignità delle genti, senza progetti di ampio respiro, che pur nella necessità di fronteggiare la crisi economica emergente , abbiano alla base quei principi della costituzione citati.
Le riforme tanto invocate dalle istanze dei  governanti non possono essere solo uno strumento per far quadrare i conti. Se la manovra economica ( la legge finanziaria) ha lo scopo di  regolare la  politica economica con specifiche misure di finanza pubblica e di politica di bilancio, attendiamo nuove leggi e riforme del welfare per sostenere attivamente i percorsi auspicabili per una società civile attenta ai bisogni del suo popolo.
E con estrema urgenza, perché da tempo abbiamo imboccato la via del declino; destiniamo inoltre alcune risorse alla formazione delle leaderschip politiche ed economiche nell’area delle scienze umane e dell’etica ispiratrice della nostra costituzione, strumento tutt’altro che obsoleto, ma volto al  progresso in favore della civiltà.

Brindisi,11/04/2017                                                         Iacopina  Maiolo



martedì 28 marzo 2017

La cura : Il care-giver

Fornire supporto a chi si occupa della cura e della assistenza fisica e psichica dei propri cari  colpiti da malattie invalidanti, progressive o in fase terminale , dovrebbe essere uno dei compiti a cui dovrebbe rispondere uno stato civile ed attento alle esigenze della popolazione.
Chi di noi da una certa età in poi ( non ci riferiamo ai giovani,  essi stessi oggetto di tutela anche se in via non esclusiva, ma a coloro che si trovano ad assistere  genitori o familiari  o altri ) non è incorso in una situazione  che ha turbato l’equilibrio fisico e mentale lasciando., se è avvenuta la perdita del caro assistito, un vuoto incolmabile denso di stanchezza, paura,  dolore, confusione ?
Il termine care giver ha il significato di colui che cura , che si prende cura, assiste una persona in stato di particolare vulnerabilità, incapace di  autonomia e gestione autonoma delle proprie funzioni di vita.
Oggi assistiamo è vero al proliferare di badanti ed assistenti remunerati che a volte, oltre alla piena disponibilità offrono spesso una gestione professionale del malato, anche sulla base di percorsi formativi specifici ( la formazione in Operatore Socio Sanitario, denominata OSS è oggi fra le più richieste ) ma è giusto chiedersi se anch’essi , in quanto care giver se pur per mestiere, abbiano bisogno di sostegno psicologico, o meglio, morale.

Vivere quotidianamente accanto a chi dipende da noi per la sopravvivenza, cioè per lo svolgimento delle funzioni vitali, è compito arduo e sfibrante, che tocca  gli aspetti dell’integrità psichica ed anche fisica, essendo  in termini di dispendio di energie spesso un’attività fra le più pesanti da svolgere.

A questo punto sarebbe anche  opportuno chiedersi se tutti siamo in grado di svolgere tale compito, anche quando ci tocca da vicino poiché siamo costretti a prendere in cura un nostro caro in condizioni di fragilità fisica – psichica. Ancor più tale aspetto è da considerare qualora optassimo per la scelta lavorativa di assistente care giver, infatti non è sufficiente considerarla una possibilità occupazionale, senza tenere nella giusta considerazione la scelta motivazionale, che si accompagna a predisposizioni, talenti e capacità intrinseche alla persona .
Sono in molti nel presente così povero di opportunità lavorative  ad immaginarsi nei panni dell’assistente improvvisato magari nelle lunghe notti del malato degente ospedaliero, o dell’OSS con qualifica professionale che finalmente può ottenere il tanto sospirato contratto a tempo indeterminato presso una struttura per anziani, disabili fisici e psichici etc..
E’ superfluo ribadire che se non si possiede empatia ( capacità di entrare in contatto con il mondo di sofferenza del malato senza esserne travolti e dunque offrendo amorevole sostegno ) è opportuno seguire altri percorsi ed essere onesti con se stessi ma in particolare con quanti dovremmo prendere in cura.

Per dirla con poesia e spiegare quanto amore  debba accompagnare questo tipo di relazione di aiuto, possiamo riferirci ai testi di due canzoni d’autore scusandoci con eventuali  coautori  di cui non è diffusa la paternità : “La cura” ( Battiato ) che sebbene si rivolga in particolare al rapporto di coppia, ha un contenuto estendibile all’amorevole rapporto che deve guidare il sostegno nei confronti dell’individuo bisognoso di assistenza; “Il conforto” ( T.Ferro ).

…supererò le correnti gravitazionali / lo spazio e la luce per non farti invecchiare/E guarirai da tutte le malattie/perché sei un essere speciale ….ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza /percorreremo  assieme le vie che portano all’essenza…/ti salverò da ogni malinconia perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te/io si ,che avrò cura di te ( da “ La cura” di  F. Battiato)

...Sarà che piove da luglio /Il mondo che esplode in pianto /Sarà che non esci da mesi/ Sei stanco e hai finito i sorrisi soltanto/Per pesare il cuore con entrambe le mani ci vuole coraggio/ E occhi bendati, su un cielo girato di spalle /La pazienza, casa nostra, il contatto, il tuo conforto /Ha a che fare con me/ È qualcosa che ha a che fare con me…/ Per pesare il cuore con entrambe le mani ci vuole coraggio/ E tanto tanto troppo troppo troppo amore ( da “ Il conforto” di T.Ferro).

Un abbraccio empatico  ed un caro saluto che sia di sostegno  a quanti sono oggi coinvolti in relazioni di aiuto e di assistenza con la consapevolezza dei propri limiti e delle difficoltà in itinere, ma soprattutto con la certezza che la loro vita è e sarà unica, densa e piena di feedback positivi e di ricchezza umana e morale.

Brindisi 28/03/2017                                                                                                  Iacopina Maiolo