Italia21

lunedì 31 agosto 2020

Fiat lux

 

Nella Bibbia (Genesi I, 3) si riferisce del primo atto compiuto da Dio dopo aver creato il cielo e la terra, quando, resosi conto che regnavano le tenebre,  ordinò che fosse fatta la luce : dixitque Deus fiat lux et lux facta est «e disse Dio: sia fatta la luce, e la luce fu fatta».

Senza quel gesto, che prevedeva un’intenzione, quella di illuminare l’abisso, non si poteva procedere alla creazione del mondo, con il suo presupposto fondamentale : la vita.

Indipendentemente dall’appartenenza alla religione cattolica, la  citazione biblica riferisce di una verità universale, il ruolo primario della luce per l’esistenza della vita.

La luce è per noi ( pianeta terra e sistema solare ) prodotta dal sole.

Le previsioni degli astronomi parlano di un Sole  che diverrà in un primo momento “iperattivo”, potenziando le reazioni interne, aumentando il suo volume  e la sua temperatura, fino a distruggere con il suo  fuoco il sistema planetario a cui dà origine e terminando con il suo spegnimento, dopo aver dato corpo a tutto il suo combustibile. Se la vita verrà distrutta dall’esplosione solare , non rinascerà e resterà spenta   se non interverrà la presenza di un altro astro a sostituire il ruolo del sole.

Fin qui niente da eccepire, ma proviamo a trasferire, usando una metafora, gli accadimenti su esposti alla nostra condizione umana da un punto di vista biologico, psicologico, sociale e culturale.

L’essere umano ha bisogno della luce quanto dell’aria. Il nostro bioritmo, che regola le funzioni fisiologiche, segue l’energia solare, il ciclico alternarsi delle stagioni, ma anche le ore della giornata.

La luce solare è inoltre collegata  alla produzione di neurotrasmettitori che, a livello cerebrale, aumentano la produzione di serotonina, ormone definito “ del buonumore” un antidepressivo  naturale  che  migliora il  tono dell’umore e che interviene sui livelli di stress. I farmaci antidepressivi infatti  quasi sempre fungono da stimolo per la  produzione di serotonina.

La luce e l’espressione fiat lux ( sia fatta luce), svolgono  anche un ruolo importante nelle nostre consapevolezze, quando siamo chiamati a fare un percorso introspettivo di conoscenza di sé, di autovalutazione e di crescita personale; il far luce dentro indica appunto la nostra volontà  o necessità (dipende dalla situazione che stiamo vivendo) di illuminare le nostre parti nascoste o ignote a noi medesimi.

Il fiat lux legato ad aspetti sociali e culturali appare inevitabilmente connesso all’etica, al senso morale, ai valori umani di relazione e di rispetto delle norme condivise  poste a tutela dell’individuo e della collettività.

Ecco che un’amministrazione viene definita trasparente , cioè capace di farsi vedere al proprio interno mostrando percorsi di leggi e provvedimenti  fruibili dal cittadino.

In riferimento ad aree quali quella politica, il fiat lux non dovrebbe essere richiesto dalla necessità di far chiarezza e quindi in un momento successivo, ma sarebbe auspicabile che fosse alla base di ogni programma politico..

Utopia o possibilità? .... 

Aggiungerei necessità  del vivere e del costruire una società  a misura umana!

«L'uomo è misura (mètron) di tutte le cose, di quelle che sono per ciò che sono, e di quelle che non sono per ciò che non sono.» ( Protagora ) 

 

                                                 Iacopina Maiolo

 

 

 

 

venerdì 21 agosto 2020

Laboratorio delle consapevolezze : “La ricottina di Matilde” 1


Laboratorio delle consapevolezze


“La ricottina di Matilde”
1


       


Premessa

Il laboratorio nasce come idea sperimentale nell’ambito di un servizio per il lavoro ( Centro per l’Occupabilità Femminile ) con sede in Mesagne ( BR ).
Fra gli obiettivi  del laboratorio delle consapevolezze il conseguimento di una “consapevolezza di genere” che ancora oggi è difficile da raggiungere, a causa di una  serie di fattori che di fatto  operano una distorsione della realtà. Fra  questi fattori :
·    l’accessibilità e l’uso degli strumenti culturali da parte della popolazione femminile ( istruzione, formazione , ricorso alla multimedialità );
·      il raggiungimento di posizioni di prestigio  da parte di alcune donne e l’equiparazione uomo – donna rispetto a ruoli un tempo solo maschili.
Partendo dall’idea che lo stereotipo femminile della  donna moglie / madre o dedita ad attività gregarie rispetto ai ruoli maschili in  ambito lavorativo ( attività  poste in una scala che dal punto di vista retributivo e/o  di attribuzione delle competenze vede le donne agli ultimi posti ) sia ancora  radicata nella società attuale come stereotipo culturale, si è presa in analisi una favola : “ La ricottina di  Matilde”.
Con il gruppo, nel contesto del laboratorio, sono stati utilizzati i criteri  e le modalità di analisi di seguito indicate.
2. La favola
La versione originaria della favola in oggetto, si colloca fra la fine del XIX sec. e gli inizi del XX° ( è stata scritta da Giuseppe Pitrè,1841 – 1916 ) , ne sono seguite ulteriori versioni, alcune legate alla specificità culturale delle diverse regioni d’Italia, e viene ancora divulgata nella letteratura per l’infanzia ( i testi ai quali si farà riferimento sono accessibili online ).
E’ frutto di una ricerca condotta a livello personale, sulla base di una memoria  scolastica ( era presente nel testo di lettura delle scuole elementari) che ha lasciato un segno indelebile nella personalità di una bambina che , come sempre accade, interiorizza i contenuti didattici per farne uso nella vita ( schola magistra vitae ).

2.1 Il contenuto della favola, il motivo  della scelta
La favola , per la quale usiamo il titolo La ricottina di Matilde, sia per   memoria personale che per la necessità di unificare le diverse versioni, è stata scelta perché indicativa di alcuni stereotipi culturali ancora oggi vivi e diffusi, che hanno in essere i seguenti obiettivi:
·      limitare nelle donne la capacità imprenditoriale ed in generale di azione nei contesti extrafamiliari
·      bloccarne l’evoluzione e la crescita sia economica che personale
·      impedire il ricorso all’immaginazione ( strumento posseduto dalle donne in maggior misura rispetto agli uomini) che trae energia psichica dal desiderio
·      preservare il ruolo femminile di donna/madre e di custode del focolare familiare.

2.2 Seguono le diverse versioni della favola. Ciascuna, oltre ad avere un titolo differente, trasmette un invito morale ( a volte indicato come monito alla fine del testo ) che dà spazio ad interpretazioni che, se pur simili, possiedono letture specifiche .

Matilde e la ricotta  (versione originaria)

C'era una volta una donna  chiamata Matilde, che non aveva da mangiare. Dice così — È meglio ch'io vada da quel contadinaccio per vedere se mi da una ricottina; quando me l'ha data, io vado alla città e la vendo.
Va da questo contadino, e lui le dà una ricottina. Quando ha preso la ricottina, fa una corollina di felce e se la mette in capo. Quando è per la strada, pensa: — Ora vado alla città, vendo la ricotta e piglio due soldi. Con questi soldi comprerò due ova; queste ova le metterò sotto la chioccia, e nascerà du' pulcini: poi di questi pulcini farò due bei pollastri, due polli grossi grossi. Quando li avrò fatti grossi, li venderò, e comprerò una agnellina. Dopo, l'agnellina mi figlierà, e mi farà due agnellini; li farò belli grossi grossi: comprerò una vitellina; questa vitellina, quando sarà fatta grossa, la venderò e comprerò due vitelli. Quando questi due vitelli saranno fatti grossi, li venderò e mi farò una bella casina; in questa casina ci sarà un bel terrazzino, mi ci metterò a sedere, e la gente che passerà mi di­rà: «Signora Matilde... - E qui lei fece una riverenza... e la ri­cotta schizzò in mezzo alla strada.
Giuseppe Pitrè (1841 - 1916)
La favola di Donna Matilde
C’era una volta una signora che si chiamava Matilde ed aveva una pecora che faceva tanto latte. Un giorno fece un bel cesto di ricotta, se lo mise in testa e si avviò per andare a venderla al mercato.
Strada facendo pensava:
<<Dopo aver venduto questa ricotta, comprerò tanti pulcini, li crescerò e, quando saranno dei bei polli, li venderò e comprerò altre pecore che faranno tanto latte, allora potrò vendere ancora molta altra ricotta e formaggio e così piano, piano diventerò ricca, e comprerò un palazzo grande, mi chiameranno “Donna Matilde” e la gente quando mi vedrà mi saluterà con un inchino.>>
Così pensando si chinò, la ricotta cadde per terra ed il suo sogno finì con un pianto.
Passò una sua amica che le domandò perché stesse piangendo e lei rispose:<<Volevo comprarmi tante cose vendendo questa ricotta ed è caduta tutta per terra.>>
<<Non si possono fare progetti se non si hanno i soldi in tasca.>> Rispose l’amica.

C’è una contadina che si chiama Marietta. La contadina aiuta sempre un suo vicino pastore e un giorno, il pastore, le regala una ricotta. Marietta è molto contenta, prende la ricotta, la chiude in un cestino e mette il cestino sulla sua testa.
Mentre cammina per tornare a casa, Marietta pensa: «Ora vendo la ricotta e con i soldi compro una gallina. Poi faccio fare molte uova alla gallina, le vendo e con i soldi compro un coniglio. Faccio fare molti cuccioli, al coniglio, li vendo e con i soldi compro un maiale, lo faccio ingrassare e lo vendo, con i soldi compro una mucca. E così guadagnerò tanti soldi per comprarmi una bella casa, abiti eleganti e tutti mi saluteranno con un inchino! Così!»
Marietta si dimentica di avere la ricotta sulla testa, si inchina e la ricotta le cade e si rompe.

 E con lei si rompono tutti i suoi sogni.

Donna Matilda e la ricotta
Questa è la storia di "Donna Matilda" una poveretta che viveva di elemosina.
Un giorno le venne regalata una ricotta, e lei tornando a casa  portava, come si usava fare tra le donne calabresi, questa ricotta in equilibrio sulla testa.
Mentre si incamminava felice verso casa, pensava a cosa potesse ricavare "dall' investimento" di questa ricotta.
 Venduta la ricotta poteva ricavare dei soldi con i quali  comprare un uovo da cui sarebbe schiuso un pulcino. Divenuto gallina avrebbe fatto delle uova ed altri pulcini ,  così vendendo pulcini e uova si sarebbe potuta comprare un vitellino, che divenuto mucca avrebbe fatto del latte ed altri vitelli.
Dal ricavato della vendita del latte e dei vitelli, Donna Matilde sarebbe diventata ricca, ricca al punto che quando le persone la vedevano per strada  l'avrebbero salutata con l'inchino dicendo, "buongiorno Donna Matilde".
Immedesimatasi troppo nel suo pensiero la poveretta si inchinò anch'essa facendo cadere a terra la ricotta. :scrocco:
Morale della storiella, non fare mai progetti per un futuro lontano se non si hanno delle certezze, altrimenti si rischia soltanto di soffrire.

La  ricottina della Sig.ra Matilde
Come spesso era solita fare, anche quella mattina la sijora Matilde uscì dalla sua casa di campagna per recarsi al mercato in città dove vendere qualche prodotto da lei stessa preparato; portava infatti sulla testa un cestello in cui era avvolta ben bene una bianca, fresca, ricotta.
Durante il  cammino pensava tra sé: venderò la mia  ricotta e con quello che guadagnerò potrò comprarmi una bella gallina.
Venderò tante uova ogni settimana finché potrò comprarmi un vitellino.
Quando sarà  cresciuto e ingrassato ben bene, lo venderò al mercato; così potrò comprarmi una bella casetta.
Io starò alla finestra a guardare la  gente passare. Le signore che mi riconosceranno mi diranno con un piccolo inchino: "Buongiorno Signora Matilde".
Ma nell'immaginare questo gesto di ossequio, la signora Matilde chinò il capo e la ricottina scivolò per terra spiaccicandosi e sporcandosi sulla strada.  
Fine della storia.

3. Analisi della favola
Con il gruppo è stata utilizzata la figura stimolo a seguire. Si sono raccolti i vissuti delle donne partecipanti, le esperienze di vita che le medesime intendevano condividere, le analisi individuali e quelle emerse nel percorso di gruppo rispetto ai temi del pregiudizio, dello stereotipo socio culturale e delle limitazioni imposte alle donne ( rif. “ La teoria dei ruoli sociali” ,Eagly, 1987).