Italia21

venerdì 30 marzo 2018

La Via Crucis di un disoccupato


 


Siamo in tema, ricorre infatti la settimana Santa che rievoca il sacrificio di Gesù sulla Croce. Sono 14 le stazioni tradizionali della Via Crucis
(eccone alcune):
Gesù è condannato a morte /Gesù è caricato della croce/Gesù cade per la prima volta /… /Gesù cade per la seconda volta /…/Gesù è inchiodato sulla croce.. /Gesù muore in croce /… /Il corpo di Gesù è deposto nel sepolcro.

Lungi dal voler essere blasfemi, si ritiene che le vite degli uomini e delle donne ove si annidano speranze e desideri, ma anche dolori e sacrifici estremi, trovino nella rappresentazione del Cristo che va verso il calvario , una metafora che contribuisce a rendere la religione un percorso umanizzato ed estendibile a quanti, ingiustamente condannati nella vita, si trovino a percorrere un sentiero irto di difficoltà, con una croce sulle spalle, fino a volte all’annientamento estremo della persona e della sua dignità.

Se pensiamo al calvario di un disoccupato (licenziato, inoccupato od occupato con le mille sfumature del caso..), il primo pensiero si rivolge alla condizione economica, situazione di fatto fondamentale ma non  esclusiva, cosa dire infatti della lesa dignità umana, sancita dal diritto costituzionale al lavoro – art 4…ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.-

La condizione di perdita o di non conseguimento dello status sociale di lavoratore, determina una situazione di grave depauperamento della persona, che si trova ad affrontare un vero e proprio calvario.

Laddove poi vengano meno le risorse individuali e sociali, in contesti che non riescono a costruire alternative se pur temporanee o interventi di sostegno finalizzati al recupero serio e concreto dell’attività lavorativa, la persona può entrare in un percorso che ne distrugge l’essenza, che è motivazione alla vita, conoscenza, costruzione di un sé positivo per se stessi e per gli altri (famiglia e contesto sociale).

Il senso dell’essere al mondo e quanto di positivo esiste in quest’affermazione, viene coartato e l’individuo, purtroppo a volte fino al compimento del suo ciclo vitale produttivo (gli anni destinati all’attività lavorativa) è destinato a non completare l’essenza della sua persona.

Le considerazioni e gli interventi con immediatezza ed efficacia nel qui ed ora, spettano alle politiche per il lavoro ed alle parti sociali, ed è auspicabile che, con una religiosità nel senso laico del termine, chi può fare acquisti la piena consapevolezza del proprio ruolo e del potere che riveste nella vita altrui.

Ricordiamo che la Settimana Santa termina con la Resurrezione pasquale, pertanto si porge un caro augurio a quanti si trovino nella condizione di difficoltà descritta, volto alla speranza, al  cambiamento ed al superamento del disagio.
Buona Pasqua!

 

Brindisi,30/03/2018                                           Iacopina Maiolo

venerdì 9 marzo 2018

Alberi patrimonio dell’umanità


 
 

 I cipressi che a Bólgheri alti e schietti
Van da San Guido in duplice filar,
Quasi in corsa giganti giovinetti
Mi balzarono incontro e mi guardâr.

Mi riconobbero, e - Ben torni omai -
Bisbigliaron vèr me co 'l capo chino -
Perché non scendi? perché non ristai?
Fresca è la sera e a te noto il cammino.

Oh sièditi a le nostre ombre odorate
Ove soffia dal mare il maestrale…

( G. Carducci “ Davanti a San Guido”,1874 )

 In questa famosa ode carducciana, l’autore rammenta i cipressi che accompagnavano lungo il percorso, il suo ritorno a casa, immaginando che potessero riconoscerlo come persona nota fin da bambino in quanto abitante del luogo. Segue l’invito a fermarsi per sedersi sotto la loro ombra al soffio del vento maestrale proveniente dal mare.

Il rapporto fra l’essere umano e gli alberi è sempre stato controverso e mosso da incongruenze ed ambiguità: dalla amorevole cura per consentirne l’impianto e la crescita, alla   ricerca della frescura delle fronde ed alla raccolta di frutta, alla devastazione di boschi e foreste a noi ben nota nei percorsi storici che hanno accompagnato fenomeni quali l’urbanizzazione, l’industrializzazione, e l’impiego oltremisura di materie prime per farne mobili o carta….

Nelle città e nei borghi tuttavia, nei parchi e giardini come lungo le strade ed i sentieri, da sempre gli alberi sono stati allevati anch’essi come cittadini, ed hanno acquisito il rispetto e l’amore da parte della cittadinanza.

Ad oggi, per quanto invasive possano divenire le loro radici sollevando marciapiedi, asfalti e pavimentazioni stradali, sono state approntate tecniche altamente innovative volte a conservare il patrimonio arboreo ed a ripristinare la giusta viabilità.

E’ un problema di conoscenza, di impegno, ricerca, visto che in molte aree di Italia distanti da noi e più su di un paio di regioni, gli alberi, ritenuti patrimonio dell’umanità, non si distruggono portandoli alla morte, ma al limite dell’impossibilità di un intervento conservativo, si espiantano?

In questi giorni ho preso consapevolezza della distruzione di quel filare di pini che maestosamente svettavano in quel viale dove le auto frettolose vanno verso il semaforo per oltrepassare l’incrocio ed i bimbi con zaini in spalla vengono protetti dal traffico da mani attente e premurose all’ingresso ed all’uscita da scuola.

Per dirla tutta siamo nella città di Brindisi e ci riferiamo ad un viale denominato  San Giovanni Bosco , dove pare si sia tentato l’espianto di alcune radici per evitare l’annientamento degli alberi, intervento purtroppo non riuscito, dicono responsabili ed  addetti ai lavori, tanto da procedere alla loro distruzione. Diventeranno legnane per camini e caldaie, ed al loro posto, prontamente verranno messe a dimora altre piante , come quando si rompe un oggetto o per vecchiaia  lo si getta e lo si sostituisce con il nuovo….

Si fa fatica in questi giorni a percorrere il viale senza percepire il dolore di quelle creature che, se pur definite vegetali, sono esseri viventi a tutti gli effetti: è un crimine commesso contro la natura o è una fine inevitabile malgrado la buona volontà degli addetti ai lavori?

Urge una risposta anche per prevenire altri scempi , ma  oggi ciò che sgorga dal cuore è un senso di lutto e commemorazione, unito al dolore per la perdita di questi nostri compagni di vita ormai  da numerosi decenni.

Brindisi, 09/03/2018                            
                                                   Iacopina Maiolo

    

 

martedì 17 ottobre 2017

Identità negate

 
 
 
Quali  e quanti  sono i desideri o i sogni non realizzati? Entrano a far parte dell’identità di ciascuno di noi gli aspetti che riguardano le realizzazioni intese come espressione di quell’area che ci rende unici e speciali, poiché è  tipicamente personale e nasce dal nostro bisogno di individuazione.
L’individuazione   fu definita da Jung (18751961, psichiatra e co fondatore della psicoanalisi unitamente a Freud ) come  processo di differenziazione (  cioè che ci differenzia dagli altri individui ) che ha come conseguimento  lo sviluppo della personalità individuale. Rappresenta dunque  lo sviluppo di quelle caratteristiche specifiche dell’individuo, sulla base della sua predisposizione naturale ( attitudini e preferenzialità). Sempre per Jung l’’individuazione rappresenta un processo di elevazione spirituale , porta infatti ad un “ampliamento della sfera della coscienza”, ma l’aspetto fondamentale, detto con terminologia corrente è rappresentato dal fatto che l’individuazione ha come meta l’attribuzione di uno specifico significato alla propria vita
( il senso ed il motivo del nostro essere al mondo ).
La ricerca  e l’espressione di quella parte di sé che caratterizza l’unicità della nostra esistenza, può essere rappresentata come un viaggio che ha inizio con la nascita e prosegue attraversando i sentieri  proposti dalla vita ( intesa qui come casualità ), dall’ambiente e da quanto ci circonda ( che può  funzionare da stimolo o da deterrente), dalle azioni e dalle scelte che operiamo in prima persona e di cui siamo pienamente responsabili.
Appare dunque evidente che, mentre per alcuni individui il cammino di individuazione avviene in maniera se non del tutto aproblematica
 poiché il percorso dell’esistenza è in ogni caso oneroso per tutti ) ma  con modalità improntate a una relativa fluidità e possibilità di conseguimento degli obiettivi di espressione del sé, una gran parte di persone nel percorso di vita purtroppo non sarà messa nelle condizioni di lasciare quell’impronta di unicità  che  spettava per caratteristiche, predisposizioni, fattori intrinseci alla personalità.
 
Secondo la religione cristiana e cattolica,  tutti siamo uguali nel mondo, dal bambino che cresce nelle favelas ai figli dei reali del Regno Unito, lo siamo perché  creati dallo stesso Dio che ha per tutti il medesimo criterio di libertà e salvezza.
Tuttavia la realtà appare significativamente diversa: le identità negate, rappresentate dalla negazione di un’ importante parte di sé per motivi non intrinseci all’individuo ma determinati dal contesto di riferimento, da fattori esterni disturbanti , rappresentano una moltitudine, una umanità che fra lacrime e sangue purtroppo mai troverà una via di partecipazione, liberazione, espressione  e riconoscimento.
Pensiamo a quanto accade in Italia, fra lauree squalificate, carriere predeterminate, giovani   talentuosi e meritevoli costretti a vivere all’ombra di  coetanei stelle di luce riflessa per eredità familiare e di casta; pensiamo ai bimbi che non vedranno mai la nascita di quel sé che conduce alla espressione e realizzazione ( dall’artigiano all’ingegnere nucleare..)  per mancanza di opportunità ambientali dei contesti sociali e politici di riferimento.
Anni fa, nell’illusione di una civiltà in progress, si lavorava in ambito sociale ed educativo con generosità di intenti, amore ed entusiasmo, certi che ogni seme, se pur piccolo, avrebbe generato un’ espressione  di vita , oggi compare il rischio di trasmettere il vuoto assoluto che è fatto di niente, assenza di anime  che ogni giorno vivono consumandosi in un’inerzia fatale .
Dobbiamo dunque abbandonarci a questa sorta di autodistruzione? Non di certo, poiché non compare come libera scelta ma come imposizione di una società che pone ancora una volta, in una sorta di involuzione , i profitti  per pochi, la realizzazione per gli eletti, l’espressione della gioia di vivere collegata all’integrazione di sé che passa attraverso l’individuazione ed il riconoscimento, un paradiso da condividere fra privilegiati.
Dunque, malgrado le identità negate, i torti subiti e gli ostacoli al cammino, da funamboli esperti oggi  molti devono proseguire in equilibrio fra il bisogno delle proprie realizzazioni  ed i nuovi e necessari adattamenti, da cui nasceranno nuove identità e nuove individuazioni.
Per quanto attiene al nostro ruolo di trasferimento dei valori dell’anima e dei saperi umani, non abbandoniamo il compito se pur arduo, e non dimentichiamo che il fuoco sotto la brace è pur sempre vivo anche se qualcuno ha provato a domarlo.

 
Brindisi,17/10/2017                                              Iacopina Maiolo

 

 

 

 

mercoledì 12 aprile 2017

Lavoro e dignità





Art.1  della Costituzione italiana
« L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro….”
 Art. 4 della Costituzione italiana
“La repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società”
Art. 36  della Costituzione italiana
Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa….”
Parlare di diritto al lavoro  e di dignità lavorativa ( come recita l’art. 36 della costituzione di esistenza libera e dignitosa grazie all’attività lavorativa ) oggi, con le problematiche emergenti nella società italiana, pare un bluff, o meglio, per dirla in gergo social, una bufala.
Per non dire della promozione di tale diritto da parte della repubblica ed addirittura del dovere del cittadino non solo di svolgere un’attività in base alle proprie possibilità, ma anche su scelta ( propria, individuale, si lascia supporre motivazionale ) e che concorra al progresso materiale e spirituale della società.
La verità è che siamo ormai il paese delle falsità ideologiche che si traducono, nella prassi, in un vuoto non solo di azioni ma anche di intenzioni.
 Avrebbe un senso di realtà ( se pur amara ) riscrivere questi articoli alla luce dell’evidenza odierna che non lascia spazio al rispetto dell’individuo, sia negli aspetti morali che materiali; che  non coglie il profondo significato etico che sottende alla costruzione di un progresso sociale basato sull’apporto che ciascun individuo può fornire alla società mediante  il proprio lavoro e lo svolgimento della propria funzione.
Oggi coloro che si ritengono  “illuminati” e che detengono il potere economico e sociale ( poteri in cui rientra anche ma non solo   la leaderschip politica ) parlano di salario dignitoso, stabilito con i criteri della beneficenza da diffondere in favore di quanti, dai medesimi  considerati quasi un alter ego in  negativo, non appartengono alla sfera dei predestinati.
Abbiamo da imparare da quei  paesi della UE che offrono alle fasce a rischio di povertà o già nell’area del disagio socioeconomico, assegni sociali pari agli stipendi dei nostri insegnanti, con incrementi legati alle esigenze educative e di tutela della crescita psicofisica dei figli. Il percorso di vita dei giovani individui appare improntato fin dalla nascita all’integrazione  sociale, psichica ed economica: la scelta scolastica è orientata in base a caratteristiche   attitudinali e motivazionali, l’alternanza scuola lavoro è retribuita e conduce  ad un inserimento lavorativo sicuro…
E’ vero, l’Italia appartiene alla fascia del degrado delle popolazioni d’Europa , ma non è questo il problema.
Non si risale la china, o meglio, non si fa quel salto di qualità necessario per rendere la qualità della vita delle comunità ispirata a criteri di civiltà  e di rispetto della dignità delle genti, senza progetti di ampio respiro, che pur nella necessità di fronteggiare la crisi economica emergente , abbiano alla base quei principi della costituzione citati.
Le riforme tanto invocate dalle istanze dei  governanti non possono essere solo uno strumento per far quadrare i conti. Se la manovra economica ( la legge finanziaria) ha lo scopo di  regolare la  politica economica con specifiche misure di finanza pubblica e di politica di bilancio, attendiamo nuove leggi e riforme del welfare per sostenere attivamente i percorsi auspicabili per una società civile attenta ai bisogni del suo popolo.
E con estrema urgenza, perché da tempo abbiamo imboccato la via del declino; destiniamo inoltre alcune risorse alla formazione delle leaderschip politiche ed economiche nell’area delle scienze umane e dell’etica ispiratrice della nostra costituzione, strumento tutt’altro che obsoleto, ma volto al  progresso in favore della civiltà.

Brindisi,11/04/2017                                                         Iacopina  Maiolo



martedì 28 marzo 2017

La cura : Il care-giver

Fornire supporto a chi si occupa della cura e della assistenza fisica e psichica dei propri cari  colpiti da malattie invalidanti, progressive o in fase terminale , dovrebbe essere uno dei compiti a cui dovrebbe rispondere uno stato civile ed attento alle esigenze della popolazione.
Chi di noi da una certa età in poi ( non ci riferiamo ai giovani,  essi stessi oggetto di tutela anche se in via non esclusiva, ma a coloro che si trovano ad assistere  genitori o familiari  o altri ) non è incorso in una situazione  che ha turbato l’equilibrio fisico e mentale lasciando., se è avvenuta la perdita del caro assistito, un vuoto incolmabile denso di stanchezza, paura,  dolore, confusione ?
Il termine care giver ha il significato di colui che cura , che si prende cura, assiste una persona in stato di particolare vulnerabilità, incapace di  autonomia e gestione autonoma delle proprie funzioni di vita.
Oggi assistiamo è vero al proliferare di badanti ed assistenti remunerati che a volte, oltre alla piena disponibilità offrono spesso una gestione professionale del malato, anche sulla base di percorsi formativi specifici ( la formazione in Operatore Socio Sanitario, denominata OSS è oggi fra le più richieste ) ma è giusto chiedersi se anch’essi , in quanto care giver se pur per mestiere, abbiano bisogno di sostegno psicologico, o meglio, morale.

Vivere quotidianamente accanto a chi dipende da noi per la sopravvivenza, cioè per lo svolgimento delle funzioni vitali, è compito arduo e sfibrante, che tocca  gli aspetti dell’integrità psichica ed anche fisica, essendo  in termini di dispendio di energie spesso un’attività fra le più pesanti da svolgere.

A questo punto sarebbe anche  opportuno chiedersi se tutti siamo in grado di svolgere tale compito, anche quando ci tocca da vicino poiché siamo costretti a prendere in cura un nostro caro in condizioni di fragilità fisica – psichica. Ancor più tale aspetto è da considerare qualora optassimo per la scelta lavorativa di assistente care giver, infatti non è sufficiente considerarla una possibilità occupazionale, senza tenere nella giusta considerazione la scelta motivazionale, che si accompagna a predisposizioni, talenti e capacità intrinseche alla persona .
Sono in molti nel presente così povero di opportunità lavorative  ad immaginarsi nei panni dell’assistente improvvisato magari nelle lunghe notti del malato degente ospedaliero, o dell’OSS con qualifica professionale che finalmente può ottenere il tanto sospirato contratto a tempo indeterminato presso una struttura per anziani, disabili fisici e psichici etc..
E’ superfluo ribadire che se non si possiede empatia ( capacità di entrare in contatto con il mondo di sofferenza del malato senza esserne travolti e dunque offrendo amorevole sostegno ) è opportuno seguire altri percorsi ed essere onesti con se stessi ma in particolare con quanti dovremmo prendere in cura.

Per dirla con poesia e spiegare quanto amore  debba accompagnare questo tipo di relazione di aiuto, possiamo riferirci ai testi di due canzoni d’autore scusandoci con eventuali  coautori  di cui non è diffusa la paternità : “La cura” ( Battiato ) che sebbene si rivolga in particolare al rapporto di coppia, ha un contenuto estendibile all’amorevole rapporto che deve guidare il sostegno nei confronti dell’individuo bisognoso di assistenza; “Il conforto” ( T.Ferro ).

…supererò le correnti gravitazionali / lo spazio e la luce per non farti invecchiare/E guarirai da tutte le malattie/perché sei un essere speciale ….ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza /percorreremo  assieme le vie che portano all’essenza…/ti salverò da ogni malinconia perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te/io si ,che avrò cura di te ( da “ La cura” di  F. Battiato)

...Sarà che piove da luglio /Il mondo che esplode in pianto /Sarà che non esci da mesi/ Sei stanco e hai finito i sorrisi soltanto/Per pesare il cuore con entrambe le mani ci vuole coraggio/ E occhi bendati, su un cielo girato di spalle /La pazienza, casa nostra, il contatto, il tuo conforto /Ha a che fare con me/ È qualcosa che ha a che fare con me…/ Per pesare il cuore con entrambe le mani ci vuole coraggio/ E tanto tanto troppo troppo troppo amore ( da “ Il conforto” di T.Ferro).

Un abbraccio empatico  ed un caro saluto che sia di sostegno  a quanti sono oggi coinvolti in relazioni di aiuto e di assistenza con la consapevolezza dei propri limiti e delle difficoltà in itinere, ma soprattutto con la certezza che la loro vita è e sarà unica, densa e piena di feedback positivi e di ricchezza umana e morale.

Brindisi 28/03/2017                                                                                                  Iacopina Maiolo


giovedì 22 dicembre 2016

Come nasce l’amore: viaggio alla scoperta di territori inesplorati della nostra psiche.








Abbiamo mai pensato o immaginato di vestirci da esploratori e di partire alla scoperta di parti ignote di noi e degli altri o di quelle situazioni e contesti che ci par di conoscere da tempo, che ci appaiono scontati, banali, noiosi a volte per la loro prevedibilità e per la conoscenza che di essi possediamo?

Qualche esempio.

Se entro in  contatto con una persona che pur conosco da immemorabile tempo con l’intento di coglierne parti meno note se non nuove, quindi con fine conoscitivo, scoprirò elementi a dir poco sorprendenti e se la mia azione è guidata dalla volontà di far emergere aspetti positivi dell’altro, ai miei occhi appariranno sentieri inesplorati che arricchiscono la relazione fino a renderla straordinaria in maniera non prevista.

Se alla stessa maniera percorriamo il viaggio in maniera introspettiva ( cioè  dentro di noi ) è possibile scoprire parti di noi ancora ignote, delle quali cioè non abbiamo conoscenza e dunque consapevolezza.
Penso che l’amore entri a far parte di quest’area  che per divenire fruibile  debba essere riconosciuta come tale.
L’amore non è universale , cioè oggettivamente provato e presente indipendentemente dalle condizioni dell’esistente, penso che sia un gesto che non nasce spontaneo ma che debba essere edificato grazie alla cura ed all’attenzione che rivolgiamo in primis a noi e quindi all’alterità, siano individui, ma anche ideali, valori, o passioni personali.



Sebbene alcune teorici della psicologia sociale  riconoscano l’esistenza di un istinto sociale nell’essere umano inteso come impulso di base e quindi non costruito grazie al social learning (apprendimento sociale) ma come comportamento innato; sebbene Freud riconosca nell’istinto di vita ( Eros) il motore energetico ( la libido) che guida l’essere umano verso le realizzazioni  costruttive, creative oltre che  volte ad ottenere gioia e piacere, l’amore è altro, ed è fuorviante ricercarne la presenza assoluta ed indipendente dalla volontà dell’esistente.

Varie le forme di amore, legate alle fasi del nostro ciclo di vita, alle esperienze presenti e passate, ma da una certa età in poi, alla ricerca interiore che porta con sé nuove consapevolezze ma anche emozioni, sentimenti e stati d’animo.

Proviamo ad elencare alcune delle sfaccettature dell’amore:
amore di sé, per i propri familiari, per gli amici, per un’idea, un ideale, una passione, l’amor patrio, l’amore per l’ambiente naturale, per gli animali; estendendo il concetto, amore  per il proprio lavoro, la propria abitazione, la città in cui si è nati o si vive…


Ma siamo in grado di amare in maniera incondizionata oltre il senso del limite a noi imposto da regole, convenzioni sociali, aspetti culturali o legati ai nostri ruoli ed aspettative?


No, ed è giusto che sia così. Abbiamo bisogno di confini, di linee che delimitino spazi privati e personali per una corretta interpretazione della realtà , di quanto accade fuori ma anche dentro di noi. La nostra salute mentale dipende anche da questo senso del limite personale che ci consente appunto di compiere un corretto esame di realtà e di mettere a punto i comportamenti idonei ad un contesto, ad una situazione che ci vede coinvolti come attori, fruitori, oggetti di relazione  o partnership.


Nelle relazioni con l’altro da noi dunque l’amore come guizzo di un istante  rivolto ad uno sconosciuto o ad un estraneo agli affetti, o come espressione o consolidamento di un rapporto, ha sempre la medesima origine: bisogna fermarsi , cercare in noi  e nell’altro con empatia quella scintilla  che ha origine dalla scoperta di un territorio  ove colgo una realtà che non mi appartiene ma che il mio sentire intuisce e condivide.


Se così fosse, se impiegassimo anche pochi istanti del nostro tempo a disposizione alla scoperta di questi territori che per molti di noi rimangono inesplorati , molte situazioni  a volte spiacevoli e dolorose porterebbero ad un arricchimento personale  e della relazione umana.


Alcuni esempi di azioni e gesti in cui l’amore può esser presenza se pur fugace : l’educatore che deve  esprimere una valutazione o dare una punizione, il giudice che deve impartire una pena, il datore di lavoro in procinto  di licenziare, il politico che può con un sol atto deliberativo decidere delle sorti  di una comunità…


Brindisi, 13/13/2016                                  Iacopina Maiolo
















giovedì 24 novembre 2016

La casa dell’anima





Parlare oggi di anima appare fuori luogo ed il termine quasi obsoleto.

A Carl Justav  Jung (18751961) uno dei padri della psicoanalisi, dobbiamo  la teorizzazione dell’esistenza, nella psiche, di due elementi distinti ma intercomunicanti come due parti di un tutto, il doppio aspetto che caratterizza l’essere umano : l’animus e l’anima.

Presenti nell’inconscio collettivo, e quindi esistenti  come materia primordiale costituente dell’inconscio indipendentemente dal tempo, dalla cultura  e dalla società, rappresentano l’uno la parte maschile, l’una la parte femminile.

Anima è il femminile interiorizzato , Animus il maschile, presenti in ogni individuo indipendentemente dal sesso di genere.

Con Jung dunque possiamo dire che il concetto  strettamente religioso del termine  viene traslato (trasferito) nell’area di pertinenza psichica.

All’anima, intesa  nella cultura religiosa come la  parte divina che è in noi, tuttavia già nell’antichità con Socrate e poi  Cartesio, Kant ed Hegel ( per citarne alcuni ) erano state attribuite in modi diversi caratteristiche umane e legate all’esistente.

Il dibattito su cosa sia l’anima e dove alberghi rimane tuttavia aperto alla luce del materialismo della civiltà postindustriale del terzo millennio.

Se la scienza e la ricerca in campo medico definiscono  in maniera sempre più adeguata e corretta i processi neurofisiologici alla base di comportamenti legati alla sfera emozionale e del “sentire”, il percorso interpretativo  e la relativa area di interesse per le persone comuni, sembrano  relegati nelle cantine dell’inconscio, senza avvertire il bisogno di recuperare, come si fa con un buon vino di annata,  quelle componenti che hanno reso  l’anima ed il suo sentire indispensabili per la completezza e l’elevazione dell’essere umano.

Come sia stato possibile un  simile processo involutivo è una questione di cui si dovrebbe dibattere per evitare la perdita definitiva o la messa in rimozione di quei meccanismi non razionali ( o meglio intangibili ) costitutivi e caratterizzanti l’essere umano.



Esaminiamo, alla luce dei  cambiamenti culturali, sociali  e di costume, come siano mutate alcune espressioni che descrivono il coinvolgimento dell’anima e del suo sentire:

-        fare l’amore considerato ormai  obsoleto è stato sostituito da tempo dal fare sesso

-        provare una forte emozione nel gergo comune è botta di adrenalina

-        l’innamoramento e le sue sensazioni si traducono in avere le farfalle nello stomaco



L’elenco si allunga se inseriamo la lunga  serie di emoticons, alternative grafico espressive alla descrizione di stati d’animo.



Le sensazioni dell’anima espresse in maniera poetica  ma anche unica, soggettiva, poiché la descrizione altro non può essere che quanto avvertito a livello individuale e differente da individuo ad individuo, appartengono ormai al passato e le alternative che la maggior parte delle persone unite nella rete globalizzante della multimedialità usa , al confronto sono rozze, basse ( cioè istintuali contrapposte all’elevazione dell’anima ), ahimé , spesso volgari.

Proviamo dunque a recuperare gli aspetti di un sentire profondo,  tipici dell’essere umano , perché non dimentichiamolo, l’anima ha dimora in  ognuno di noi  e tutti siamo poeti  pur senza essere Leopardi …


Brindisi, 24/11/2016                                          Iacopina Maiolo