Italia21

giovedì 14 febbraio 2013

Vite negate



 Accade, ancora, nel 2013.
Per una sorta di regressione storica, un involuzione del cammino verso la civiltà.
A.     è  stata allontanata dalla mamma, ha solo sei anni ed è vissuta con la mamma dalla nascita. L. non ha commesso reati, ha cresciuto la sua bambina che  risulta essere intelligente e normodotata in tutte le manifestazioni comportamentali ed affettive. L. è stata istituzionalizzata a lungo e mai avrebbe voluto che la sua bambina potesse vivere tale sofferenza di distacco  dagli affetti.
A. non vede la mamma da più di un mese, di colpo, è stata  prelevata a scuola ed accompagnata in un luogo di confino, senza preparazione od annunci, né per lei né per la mamma.

Si nasce  ricchi per predestinazione, figli di genitori dotati del giusto corredo della genitorialità sana  e capace, promettenti virgulti pronti a svettare  come giovani querce, in un futuro che promette successi e conquiste. Qualche incidente di percorso può capitare, ma rientra nella casualità della quale nella vita bisogna tener conto.
Dall’altro lato si nasce poveri, figli di famiglie con genitorialità disagiate ed incapaci, arbusti distorti per il poco nutrimento e calore.
Le vite negate dunque appartengono a questa seconda categoria, che genera bimbi e bimbe infelici, se son fortunati sufficientemente sani fisicamente , ma con tare ( qualcuno le definisce ancora in questa maniera ) di vario tipo a seconda dell’area compromessa da quella cognitiva all’affettiva , alla relazionale etc..
Questo approccio segue la logica dell’intervento sociale che vigeva fino agli anni ’50, per cui appariva un gran bene riuscire a bloccare l’inevitabile catastrofe sottraendo i minori, ritenuti figli di genitori indegni perché non dotati di quella genitorialità che si riteneva fosse esclusiva di quel ceto che possedeva abbondantemente i mezzi di sussistenza  sia fisici che psichici.
Assistenti sociali come  battagliere crocerossine  e medici ( la categoria degli psichiatri e degli psicologi allora non esisteva come strumento nelle cause di sospensione della potestà genitoriale) all’unisono combattevano la lotta contro le cattive famiglie, i brutti genitori e quella che veniva definita la  bestialità di tali nuclei familiari, allontanando ( termine ancora in vigore) i figli (bimbi e bimbe) per istituzionalizzarli o renderli hic et nunc adottabili.
Dagli anni 70 in poi, la società civile ha iniziato ad interrogarsi sui principi dell’assistenza e dell’intervento sociale, costruendo nuovi approcci , che tenessero nella giusta considerazione aspetti quali la promozione sociale , l’empowerment ed il cambiamento possibile , fornendo mezzi adeguati materiali e spirituali (fisici e psichici) agli individui .
Con l’apertura dei consultori familiari (strutture sanitarie al servizio delle famiglie), che nascono  formalmente nel 1975 con la legge 405, ma  che sono stati  istituiti con tempi e modalità diverse nelle varie regioni e che in Puglia, hanno circa 30 anni, sorgono istituti quale  ad es. l’affido temporaneo, che rappresenta l’alternativa terapeutica all’allontanamento definitivo dal nucleo originario con la messa in adozione, infatti i genitori affidatari funzionano da stimolo, confronto e crescita per  i genitori naturali. Obiettivo dell’affido è la restituzione dei figli al nucleo originario, posto il superamento, anche se parziale, delle problematiche iniziali  della genitorialità.
Con la chiusura delle strutture definite un tempo istituti per l’infanzia ( o orfanatrofi) e la sostituzione(avvenuta progressivamente nell’ultimo decennio ) con case-famiglia e di accoglienza anche per le madri ed i figli, si è focalizzata l’attenzione sul bisogno del minore di avere intorno a sé famiglia, con la possibilità di vivere relazioni sostitutive del nucleo familiare  ove questo venisse  a mancare.
Parallelamente , le strategie del welfare si sono occupate dei nuclei familiari definiti multiproblematici, che racchiudono un disagio multi generazionale, che sembra non avere mai possibilità di terapia e recupero.
Interventi quali l’allontanamento dei figli dal nucleo originario/ il controllo invasivo  da parte dei servizi posti a tutela dei minori/ l’incapacità di contestualizzare ogni intervento ponendolo in una gradualità di obiettivi dal breve al lungo termine e la difficoltà ad empatizzare con il nucleo familiare ritenuto sempre attore del disagio e mai  vittima, sono stati messi da parte in favore di politiche sociali volte alla promozione, al recupero delle parti sane e delle risorse che le genitorialità possono essere messe in grado di esprimere.
Solo così si può interrompere la multiproblematicità di tali famiglie, che possono dunque liberarsi da quello stigma che pare agire di generazione in generazione come una maledizione.

L.è disperata perché sa che A. sta soffrendo ma più persone si stanno adoprando affinchè la figlia sia restituita alla madre, anche se qualcuno ha posto in giudizio  il suo  presunto grado di maturità.
Oggi il mio San Valentino lo dedico a loro.



Brindisi, 14/02/2013                                          Iacopina Mariolo

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