Italia21

lunedì 29 dicembre 2025

Buon 2026



Un anno sta per terminare ed alcune riflessioni sono d’obbligo.

Partendo da noi, possiamo fare un bilancio positivo o negativo in relazione agli eventi trascorsi in maniera razionale, quasi matematica, dando un voto ad esempio con una scala da 1 a 10.

Ancora possiamo valutare gli obiettivi conseguiti o i propositi soddisfatti magari considerando la materialità dei beni acquisiti o perduti.

Oppure prendere in considerazione gli errori commessi o all’opposto i successi conseguiti.

Ci possono essere lacrime e tristezza o esultanza e gioia.

A questo punto in genere si rivolge il pensiero all’anno nascente ed un nuovo progetto può portare sollievo e speranza

Ma tutto questo è possibile solo se siamo in salute e se non abbiamo pericoli che tocchino la nostra vita ed incolumità.

Ecco che l’essere in salute appare come un dono che nei momenti in cui è presente non viene quasi mai considerato come tale.

Impariamo a farlo.

Posso avere o non avere un tetto sulla testa dove affrontare i rigori dell’inverno (capodanno porta da sempre l’irrigidirsi delle temperature).

Posso avere a disposizione cibo sufficiente per le mie esigenze o convivere con i morsi della fame.

Posso girare per le strade liberamente o seguire il rumore di aerei e droni portatori di morte.

Posso rivolgere la parola ed il sorriso ai miei familiari o piangerne la perdita per quella macchina di morte che è la guerra…

Se siamo dalla parte giusta impariamo a ringraziare per i doni ricevuti.

Ma non solo, rivolgiamo il pensiero a chi sperimenta spesso solo mancanze ed assenze. A volte basta un piccolo gesto per scaldare il cuore a qualcuno.

Per quanto non dipende da noi è possibile non solo seminare pace e costruire ponti. ma anche fare le giuste scelte politiche e di impegno sociale.

Felice anno nuovo

Brindisi 28/12/2025                                                 Iacopina Maiolo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

domenica 23 novembre 2025

Salute mentale: interventi possibili per frenare l’escalation della violenza.

 



Assistiamo ad una molteplicità di eventi che turbano la stabilità del sistema morale, comportamentale ed interpretativo di cui siamo parte. Le notizie relative a fatti di cronaca inimmaginabili e privi di ogni umana comprensione, sembrano superare ogni limite.

Nessuna enfasi o esasperazione del giudizio: siamo di fronte ad un fenomeno che possiamo definire epocale.

È tempo che gli esperti del comportamento umano affrontino le problematiche di questo vivere quotidiano di individui "immersi" nel disagio estremo.

L’escalation di fenomeni e comportamenti violenti in una quotidianità che coinvolge attori e attrici di azioni talmente atipiche nella loro  spietata crudeltà e dai tratti non sempre classificabili nelle categorie interpretative e diagnostiche in uso dalla psichiatria e psicologia, pone quesiti ed obblighi che le scienze indicate hanno il dovere di affrontare fornendo delle risposte utili sia per la prevenzione che per la cura.

Appare dunque necessario:

-      Interrogarsi in maniera scientifica circa l’entità dei fenomeni.

Gli interventi ed i pareri espressi a livello mediatico (social, talkshow, rubriche giornalistiche) non hanno valore scientifico.

La ricerca nel campo psichiatrico ha l’obbligo di superare l’approccio farmacologico e di riprendere gli studi multifattoriali in merito alle cause possibili dell’incremento parossistico di tali fenomeni.

 

-      Rilevare se esistano nessi e interpretazioni che leghino gli eventi distruttivi e violenti a circostanze e situazioni oggettivamente definibili.

 

-      Mettere in atto in maniera sistematica e coordinata a livello sociopolitico progetti ed interventi che coinvolgano esperti nelle varie aree delle scienze umane sulla base di studi e ricerche condotte a livello globale ed in sinergia da scuole, università, agenzie educative etc. La frammentazione degli interventi e l’improvvisazione li rende inefficaci e porta a sperpero di denaro.

 

-      Stabilire un’unità di crisi a livello centrale che possa offrire aiuto e sostegno diretto ed immediato in situazioni di emergenza.

 

-  Abbandonare moralismi, pregiudizi ed atteggiamenti superficiali. Non serve ad esempio intensificare le pene per incidere in maniera significativa sul fenomeno.

 Inoltre è necessario porsi alcune domande “spicciole”, ad esempio se venga rispettato il turn over legato ai pensionamenti nell'area della salute mentale e dell'assistenza sociale e se gli organici non siano oltremodo carenti...

 E ancora, quanto si investe nella formazione degli operatori?

E nella realizzazione di strutture quali le REMS (residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza e destinate ad accogliere persone affette da disturbi mentali che hanno commesso reati)?  Ad oggi poche, in sovraccarico e non in grado di rispondere alle emergenze.

 In Italia, solo il 3,4% della spesa sanitaria nazionale si rivolge alla salute mentale. 

 A questo punto la soluzione non può non essere a carico dell'area politica.

 Ho sentito argomentazioni contro Basaglia, che ha un solo torto: quello di aver creduto in una legge unica ed insostituibile (la 180), ma che può trovare spazio ed applicazione solo ove le coscienze e gli interventi politici producano con umanità alternative alla segregazione dei corpi e delle anime....


Brindisi, 23.11.2025                                 


                                                                                 Iacopina Maiolo

 

 

 

 

 

mercoledì 9 aprile 2025

La storia siamo noi…

 



Nasciamo in maniera e con modalità sempre più programmate: dalla fecondazione assistita, scelta anche nel nostro paese come alternativa al naturale iter che prevede un uomo e una donna (possibilmente partners) posti in una situazione di reciprocità ed intima comunicazione, alla pianificazione estrema.

Quest’ultima prevede, al pari di un algoritmo o di un’espressione matematica, il calcolo del momento in cui le condizioni individuali, sociali, economiche, consentono di portare a termine il progetto per cui il genere umano esiste, al pari di ogni essere vivente.

Ma il quesito fondamentale da porsi dovrebbe essere: siamo pronti per generare, cioè a fare i genitori? Ciò va ben oltre il mutuo, il contratto a tempo indeterminato, l’acquisto dell’auto

Se è pur vero che la responsabilità adulta fa riferimento anche a fattori per così dire materiali, appare discutibile che il loro conseguimento sia posto come primario in una scelta che coinvolge aspetti affettivi, emotivi e di maturazione psicologica.

Qualche decennio fa almeno nelle regioni virtuose, nei consultori la scuola genitori era attiva con percorsi di accompagnamento alla nascita ed ai primi mesi di vita, oggi solo nelle parrocchie le coppie affrontano dei percorsi di preparazione, ma solo per l’élite che giungerà al matrimonio religioso ed i temi affrontati non centrano l’ottica della preparazione alla genitorialità.

Quante tragedie si potrebbero evitare con un serio intervento di prevenzione? Se da un lato quanto raggiunto dal progredire degli studi e delle scoperte scientifiche è al servizio dell’umanità, dall’altro spesso ci troviamo a raccogliere i cocci di una civiltà in frantumi che non lascia spazio alle riparazioni ma che richiede interventi di costruzione di nuovi spazi che pongano al centro la persona e quelli aspetti che concorrono al suo sano e corretto sviluppo nelle varie fasi dell’esistenza.

Ognuno di noi scrive la sua storia nel percorso di vita ed appartiene alla Storia, in quest’ottica niente andrà perduto se si rivolge alla prevenzione ed al superamento delle problematiche degli individui, poiché si traduce in benessere per la comunità e civiltà.

 

Brindisi  8/4/2025                                      Iacopina Maiolo