Il contesto in cui viviamo ha in sé aspetti contraddittori, caratterizzati da ambiguità e paradossi.
Da
quando la rivoluzione multimediale (dalla metà degli anni ’90) è entrata a far
parte della nostra quotidianità, il mondo reale e quello virtuale
progressivamente sono andati a sovrapporsi, rendendo a volte difficile la
distinzione fra ciò che è tangibile, cioè che esiste realmente e che possiamo
vedere direttamente e toccare e ciò che non lo è, che appartiene a quel mondo
immaginifico che viaggia grazie ai canali multimediali.
Se
un tempo (dai 40 anni in su ne abbiamo
memoria) realtà e fantasia erano distinte, dai confini chiari e ben distinguibili,
con la possibilità di convergere nell’atto creativo dell’artista o nella
trascendenza di chi si inerpicava sui sentieri dell’immaginazione, oggi viviamo
in un mix potenzialmente distruttivo per
chi ne vive gli effetti.
Gradualmente
le generazioni hanno subito il paradosso della realtà virtuale e dei suoi
effetti deleteri, entrando in meccanismi perversi che annientano la persona
e la sua capacità decisionale poiché mirano all’uso degli individui come
strumenti di consumo di beni e prodotti.
Ecco
che i nati dopo il 1995, chiamati Generazione Z, non hanno contezza di un mondo
senza cellulare, tablet e p.c.
A
rivoluzione avvenuta, non si vuole negare il vantaggio di un mondo web: dalla
velocità dell’informazione alla possibilità di gestire in pochi istanti il
mondo della conoscenza, prima ignoto a molti, all’uso straordinario della A.I.
nei vari campi di applicazione, per finire con i social che se ben usati
possono essere uno fra i vari strumenti di socialità…
Fondamentale
per non esserne travolti, è imparare a gestire questa enorme mole di dati
legati alla multimedialità.
Ne
deriva che l’atteggiamento censorio da parte di educatori ed adulti nei
confronti delle nuove generazioni, non raggiunge lo scopo primario. che
dovrebbe essere quello di insegnare ad usare il mondo virtuale come
un’opportunità di crescita, socializzazione ma anche di divertimento
e relax ( videogiochi, playstation..).
Potremmo
dunque assistere (perché no) ad un ‘ora di lezione sull’uso corretto di Tik Tok
o Instagram invece di limitarsi a vietare l’uso di smartphone o iphone in
classe.
In
questo modo si potrebbe raggiungere l’uso consapevole di strumenti che lasciati
senza istruzioni adeguate nelle mani di chi non ha la capacità di discernere da
solo la distinzione fra realtà e fantasia, hanno un potenziale distruttivo.
Brindisi,08/0/2026 Iacopina Maiolo

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