Italia21

martedì 10 marzo 2026

Donne al voto. Ricorre l’80esimo anniversario

 



Era il 10 marzo 1946, 80 anni fa.

Alle donne venne concesso il diritto di voto, per la prima volta affollarono le sezioni elettorali con entusiasmo e determinazione, consapevoli del passaggio da un ruolo in cui subivano le scelte ad uno attivo in cui condividevano con gli uomini la facoltà decisionale.

Certo, perché andare a votare ha in sé il significato di partecipazione attiva alla vita politica e sociale del proprio paese.

In un dopoguerra che provava a rialzarsi curando le ferite di primo intervento, consapevole di essere all’inizio di un cammino difficile, faticoso, con tempi di realizzazione a medio e lungo termine, il diritto delle donne al voto apparve come un segnale di cambiamento, illuminando un futuro dove la costruzione di una società migliore sembrava finalmente possibile.

Abbiamo da poco festeggiato l’8 marzo fra mimose, auguri, abbracci e feste conviviali, il tutto condito da luoghi comuni, superficialità e spinte al consumo di oggetti e beni del tutto inutili.

Per fortuna non sono mancate le riflessioni utili a rilevare lo status attuale delle donne, fra conquiste, diritti conseguiti da una parte e mancanza, vuoto e negazione dall’altra.

Se ottanta anni fa le donne andarono al voto riconoscendo in quel diritto un’attribuzione di valore e dignità, oggi è fondamentale chiedersi quale futuro è stato da allora costruito e quale presente caratterizzi la vita delle donne.

Essere donna oggi, alla luce della parità dei ruoli uomo donna conseguita in numerosi aspetti e settori, significa anche mancanza, vuoto ed assenza di:

-     piena libertà di essere, decidere la propria vita professionale ma soprattutto affettiva (femminicidi e violenza)

-     riconoscimento del proprio impegno sociale e civile con interventi di sostegno alla conciliazione lavoro/cura di figli e famiglia

-     -  riscontro economico per il perdurare del lavoro in nero e dei bassi salari

-      rispetto della dignità del proprio corpo

Ma Essere donna oggi, significa poter percorrere unitamente all’uomo un cammino verso la dignità ed il rispetto reciproco affinché ogni conquista porti unione e condivisione.

Brindisi,10.03.2026                         Iacopina  Maiolo

 

 

 

 

 

 

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lunedì 29 dicembre 2025

Buon 2026



Un anno sta per terminare ed alcune riflessioni sono d’obbligo.

Partendo da noi, possiamo fare un bilancio positivo o negativo in relazione agli eventi trascorsi in maniera razionale, quasi matematica, dando un voto ad esempio con una scala da 1 a 10.

Ancora possiamo valutare gli obiettivi conseguiti o i propositi soddisfatti magari considerando la materialità dei beni acquisiti o perduti.

Oppure prendere in considerazione gli errori commessi o all’opposto i successi conseguiti.

Ci possono essere lacrime e tristezza o esultanza e gioia.

A questo punto in genere si rivolge il pensiero all’anno nascente ed un nuovo progetto può portare sollievo e speranza

Ma tutto questo è possibile solo se siamo in salute e se non abbiamo pericoli che tocchino la nostra vita ed incolumità.

Ecco che l’essere in salute appare come un dono che nei momenti in cui è presente non viene quasi mai considerato come tale.

Impariamo a farlo.

Posso avere o non avere un tetto sulla testa dove affrontare i rigori dell’inverno (capodanno porta da sempre l’irrigidirsi delle temperature).

Posso avere a disposizione cibo sufficiente per le mie esigenze o convivere con i morsi della fame.

Posso girare per le strade liberamente o seguire il rumore di aerei e droni portatori di morte.

Posso rivolgere la parola ed il sorriso ai miei familiari o piangerne la perdita per quella macchina di morte che è la guerra…

Se siamo dalla parte giusta impariamo a ringraziare per i doni ricevuti.

Ma non solo, rivolgiamo il pensiero a chi sperimenta spesso solo mancanze ed assenze. A volte basta un piccolo gesto per scaldare il cuore a qualcuno.

Per quanto non dipende da noi è possibile non solo seminare pace e costruire ponti. ma anche fare le giuste scelte politiche e di impegno sociale.

Felice anno nuovo

Brindisi 28/12/2025                                                 Iacopina Maiolo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

domenica 23 novembre 2025

Salute mentale: interventi possibili per frenare l’escalation della violenza.

 



Assistiamo ad una molteplicità di eventi che turbano la stabilità del sistema morale, comportamentale ed interpretativo di cui siamo parte. Le notizie relative a fatti di cronaca inimmaginabili e privi di ogni umana comprensione, sembrano superare ogni limite.

Nessuna enfasi o esasperazione del giudizio: siamo di fronte ad un fenomeno che possiamo definire epocale.

È tempo che gli esperti del comportamento umano affrontino le problematiche di questo vivere quotidiano di individui "immersi" nel disagio estremo.

L’escalation di fenomeni e comportamenti violenti in una quotidianità che coinvolge attori e attrici di azioni talmente atipiche nella loro  spietata crudeltà e dai tratti non sempre classificabili nelle categorie interpretative e diagnostiche in uso dalla psichiatria e psicologia, pone quesiti ed obblighi che le scienze indicate hanno il dovere di affrontare fornendo delle risposte utili sia per la prevenzione che per la cura.

Appare dunque necessario:

-      Interrogarsi in maniera scientifica circa l’entità dei fenomeni.

Gli interventi ed i pareri espressi a livello mediatico (social, talkshow, rubriche giornalistiche) non hanno valore scientifico.

La ricerca nel campo psichiatrico ha l’obbligo di superare l’approccio farmacologico e di riprendere gli studi multifattoriali in merito alle cause possibili dell’incremento parossistico di tali fenomeni.

 

-      Rilevare se esistano nessi e interpretazioni che leghino gli eventi distruttivi e violenti a circostanze e situazioni oggettivamente definibili.

 

-      Mettere in atto in maniera sistematica e coordinata a livello sociopolitico progetti ed interventi che coinvolgano esperti nelle varie aree delle scienze umane sulla base di studi e ricerche condotte a livello globale ed in sinergia da scuole, università, agenzie educative etc. La frammentazione degli interventi e l’improvvisazione li rende inefficaci e porta a sperpero di denaro.

 

-      Stabilire un’unità di crisi a livello centrale che possa offrire aiuto e sostegno diretto ed immediato in situazioni di emergenza.

 

-  Abbandonare moralismi, pregiudizi ed atteggiamenti superficiali. Non serve ad esempio intensificare le pene per incidere in maniera significativa sul fenomeno.

 Inoltre è necessario porsi alcune domande “spicciole”, ad esempio se venga rispettato il turn over legato ai pensionamenti nell'area della salute mentale e dell'assistenza sociale e se gli organici non siano oltremodo carenti...

 E ancora, quanto si investe nella formazione degli operatori?

E nella realizzazione di strutture quali le REMS (residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza e destinate ad accogliere persone affette da disturbi mentali che hanno commesso reati)?  Ad oggi poche, in sovraccarico e non in grado di rispondere alle emergenze.

 In Italia, solo il 3,4% della spesa sanitaria nazionale si rivolge alla salute mentale. 

 A questo punto la soluzione non può non essere a carico dell'area politica.

 Ho sentito argomentazioni contro Basaglia, che ha un solo torto: quello di aver creduto in una legge unica ed insostituibile (la 180), ma che può trovare spazio ed applicazione solo ove le coscienze e gli interventi politici producano con umanità alternative alla segregazione dei corpi e delle anime....


Brindisi, 23.11.2025                                 


                                                                                 Iacopina Maiolo

 

 

 

 

 

mercoledì 9 aprile 2025

La storia siamo noi…

 



Nasciamo in maniera e con modalità sempre più programmate: dalla fecondazione assistita, scelta anche nel nostro paese come alternativa al naturale iter che prevede un uomo e una donna (possibilmente partners) posti in una situazione di reciprocità ed intima comunicazione, alla pianificazione estrema.

Quest’ultima prevede, al pari di un algoritmo o di un’espressione matematica, il calcolo del momento in cui le condizioni individuali, sociali, economiche, consentono di portare a termine il progetto per cui il genere umano esiste, al pari di ogni essere vivente.

Ma il quesito fondamentale da porsi dovrebbe essere: siamo pronti per generare, cioè a fare i genitori? Ciò va ben oltre il mutuo, il contratto a tempo indeterminato, l’acquisto dell’auto

Se è pur vero che la responsabilità adulta fa riferimento anche a fattori per così dire materiali, appare discutibile che il loro conseguimento sia posto come primario in una scelta che coinvolge aspetti affettivi, emotivi e di maturazione psicologica.

Qualche decennio fa almeno nelle regioni virtuose, nei consultori la scuola genitori era attiva con percorsi di accompagnamento alla nascita ed ai primi mesi di vita, oggi solo nelle parrocchie le coppie affrontano dei percorsi di preparazione, ma solo per l’élite che giungerà al matrimonio religioso ed i temi affrontati non centrano l’ottica della preparazione alla genitorialità.

Quante tragedie si potrebbero evitare con un serio intervento di prevenzione? Se da un lato quanto raggiunto dal progredire degli studi e delle scoperte scientifiche è al servizio dell’umanità, dall’altro spesso ci troviamo a raccogliere i cocci di una civiltà in frantumi che non lascia spazio alle riparazioni ma che richiede interventi di costruzione di nuovi spazi che pongano al centro la persona e quelli aspetti che concorrono al suo sano e corretto sviluppo nelle varie fasi dell’esistenza.

Ognuno di noi scrive la sua storia nel percorso di vita ed appartiene alla Storia, in quest’ottica niente andrà perduto se si rivolge alla prevenzione ed al superamento delle problematiche degli individui, poiché si traduce in benessere per la comunità e civiltà.

 

Brindisi  8/4/2025                                      Iacopina Maiolo

 

 

 

 

 

 

 

 

martedì 22 ottobre 2024

Educare alla non violenza


Alla luce dell’escalation degli episodi di violenza, siamo ormai consapevoli di attraversare una fase di grave criticità, della quale devono farsi carico le scienze umane, sociali e mediche, in primis la psichiatria, compiendo un’analisi interpretativa del fenomeno.

 E’ necessario elaborare nuovi criteri diagnostici, interpretativi e predittivi al fine di definire nuove strategie di intervento e prevenzione.

 Ma ciascuno di noi dotato di senso critico, di un corretto esame di realtà e di sani principi, può e deve essere coinvolto attivamente nel porre freno alla violenza diffusa: bullismo, femminicidi, omicidi.

Mettersi in una posizione di difesa e chiudersi nella propria rocca in una situazione di allarme e di sfiducia negli altri, oltre ad incrementare il clima di tensione, limita il nostro vivere quotidiano e turba il nostro benessere.

Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo, ipse dixit (Gandhi).

Quanto tempo della nostra giornata dedichiamo a costruire percorsi di pace ed opportunità di cambiamento per diffondere una cultura della non violenza?

Dal clacson selvaggio al semaforo o nelle code che ci fanno spazientire, alla lotta per il parcheggio o per il posto in coda allo sportello, dove vale la legge del più furbo e di chi non si lascia sopraffare….

Che esempio offriamo a coloro per cui rappresentiamo modelli di identificazione e che sono legati a noi da un rapporto educativo?

Pace e non violenza non sono solo principi morali ma entrano nelle nostre vite e nelle nostre case, nelle azioni e nei comportamenti che mettiamo in atto nella relazione con gli altri e devono rappresentare un modus vivendi. Tutto ciò se crediamo nella possibilità di un vivere sociale basato sul rispetto reciproco, sul riconoscimento del valore dell’altro, sulla condivisione e sulla relazione ispirata a principi di collaborazione e di non sopraffazione.

 

Tutti noi abbiamo la possibilità di seminare e costruire pace…

Non sottovalutiamo l’importanza di questi comportamenti nel contrasto alla violenza diffusa alla quale assistiamo e dalla quale tendiamo a sentirci sopraffatti.

Le nostre famiglie, i contesti di relazione sociale ed affettiva rappresentano un’opportunità per costruire percorsi di pace e di educazione alla non violenza.

Brindisi, 19/10/ 2024                                               Iacopina Maiolo

lunedì 7 ottobre 2024

Psichiatria e dintorni: come intervenire per frenare l’escalation della violenza

 



Assistiamo ad una molteplicità di eventi che turbano la stabilità del sistema morale, comportamentale ed interpretativo di cui siamo parte. Nessuna enfasi o esasperazione del giudizio: siamo di fronte ad un fenomeno che possiamo definire epocale.

L’escalation di fenomeni e comportamenti violenti in una quotidianità che coinvolge attori ed attrici di azioni talmente atipiche nella loro  spietata crudeltà e dai tratti non classificabili nelle categorie interpretative e diagnostiche in uso dalla psichiatria e psicologia, pone quesiti ed obblighi che le scienze indicate hanno il dovere di affrontare fornendo delle risposte utili sia per la prevenzione che per la cura.

Appare dunque necessario:

-   -  Interrogarsi in maniera scientifica circa l’entità dei fenomeni Gli interventi ed i pareri espressi a livello mediatico (social, talkshow, rubriche giornalistiche) non hanno valore scientifico. La ricerca nel campo psichiatrico ha l’obbligo di superare l’approccio farmacologico e di riprendere gli studi multifattoriali in merito alle cause possibili dell’incremento parossistico di tali fenomeni

 - Rilevare se esistano nessi e interpretazioni che leghino gli eventi distruttivi e violenti a circostanze e situazioni oggettivamente definibili.

-Mettere in atto in maniera sistematica e coordinata a livello sociopolitico progetti ed interventi che coinvolgano esperti nelle varie aree delle scienze umane sulla base di studi e ricerche condotte a livello globale ed in sinergia da scuole, università, agenzie educative etc. La frammentazione degli interventi e l’improvvisazione li rende inefficaci e porta a sperpero di denaro.

 - Stabilire un’unità di crisi a livello centrale che possa offrire aiuto e sostegno diretto ed immediato in situazioni di emergenza.

 - Abbandonare moralismi, pregiudizi ed atteggiamenti superficiali. Non serve ad esempio intensificare le pene per incidere in maniera significativa sul fenomeno.

 Ma ciò che tutti noi possiamo fare è molto semplice: coltivare una cultura di pace e comprensione nelle nostre famiglie educando alla non violenza.

Brindisi,07/07/2024                                           Iacopina Maiolo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

martedì 19 marzo 2024

Benvenuti al Sud

 


Difficile non cadere nelle solite considerazioni, quelle che appaiono scontate perché è da decenni che riempiono i discorsi dei politici, le omelie dei sacerdoti, i salotti della gente bene e le rivendicazioni dei cittadini comuni unificati da quella situazione di disagio che consiste nell’essere abitanti della fascia di penisola che si snoda verso il  basso…il SUD appunto!

Siamo nel periodo in cui i cittadini delle brughiere, illuminate da un sole pallido e cariche di quell’umidità da nebbiolina costante, iniziano a coltivare il sogno degli angoli di paradiso, visioni e miraggi da sempre nel grigiore del quotidiano paesaggio.

Ecco che le regioni emblema di questo SUD da un lato tanto esaltato per poterne godere i frutti ai fini del ristoro estivo e dall’altro dimenticato e relegato a fanalino di coda dell’economia e della ricchezza sociale, trovano una considerazione maxima nei discorsi e nell’attenzione degli abitanti del NORD.

Campania, Basilicata, Calabria e Puglia divengono le terre del desiderio, belle, selvagge poiché espressione di una natura incontaminata, dalle tinte forti e dagli odori inebrianti..

In quanto abitante e cittadina della Puglia, ( vivo a Brindisi) qui radicata dalle scelte di genitori di altra provenienza, è di Lei che intendo parlare.

Qui da noi non si balla la pizzica tutto l’anno a piedi nudi né si suona il tamburello nelle aie festanti delle storiche masserie, memorie di quella civiltà scomparsa da almeno un secolo…da noi si vive una quotidianità che non rispetta la dignità degli uomini e delle donne, dei bambini e delle bambine.

Il lavoro? Qui è un optional e non un diritto.

E così via, a seguire per quanto attiene all’assistenza sociale, alla tutela ambientale, alla cura degli spazi urbani (strade, quartieri, verde pubblico).

Le nostre strade dissestate oltre misura non emanano l’olezzo degli oleandri ma il cattivo odore dei tombini.

Quindi se intendete venire a ballare in Puglia vi proponiamo anche un tour nelle nostre problematiche affinché dalla condivisione possa magari nascere, perché no, la soluzione.

 

Brindisi,19/03/2024                     Iacopina Maiolo