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martedì 2 ottobre 2018

“ CARO DIARIO “ : IL POTERE DELLE PAROLE


 

 
Viviamo, oggi, in contesti ove sembrano essersi smarriti valori, senso etico dell’esistenza, significati e significanti che dovrebbero guidare le nostre vite attribuendo ai nostri comportamenti obiettivi, motivazioni, e quant’altro ci consenta di interrompere il nostro cammino per chiederci : - dove sto andando? Per quale motivo? E’ giusto e opportuno proseguire il percorso intrapreso? Qual è il significato che lega le azioni del canovaccio della mia esistenza alle vite altrui? -

 
Il pensiero segue ben altre vie, quelle delle apparenze, abbiamo perso la capacità di produrre, attraverso le profondità della mente, e di esprimere, attraverso le opere e le parole, ciò che caratterizza la nostra essenza umana e che ci distingue, senza porre gerarchia alcuna nel mondo animale, come specie SAPIENS.

 
Tutto ciò non può accadere senza dolore, pertanto conduciamo le nostre esistenze come anestetizzati da falsità che assurgono al ruolo di verità, mentre osserviamo la realtà con gli specchi deformanti affinché possa non emergere quel barlume di coscienza che ci liberi dallo stato di evanescenza dell’essere e dell’esistere.

 
Un tempo non lontano, si consigliava (fin da piccoli) di tenere un diario sul quale annotare giornalmente gli eventi trascorsi, e quanto, fra emozioni, stati d’animo, pensieri, riflessioni, legati ad essi…

Ecco l’importanza delle parole, che, attraverso la scrittura offrivano ampi spazi di comprensione, di lettura ma anche rilettura degli eventi, con la possibilità di mettere in discussione le proprie e le altrui azioni senza pregiudizi mescolati a falsità ideologiche.

 
Proviamo a leggere  un’ipotetica pagina di diario scritta  a fine giornata da qualcuno che vive  in questo tempo privo di embrioni di coscienza e consapevolezza:

Caro diario

oggi sull’autobus abbiamo urlato contro questi neri che hanno invaso il nostro paese, è troppo, li vedi lì tranquilli al cellulare, vestititi  bene… non di stracci, anche i bambini, sono paffuti , vuol  dire che mangiano, li trattano bene …TORNATEVENE A CASA, qui  avete finito di vivere a sbafo sulle spalle di noi italiani…Qualcuno, alla fermata del bus ha preso una pietra e l’ha lanciata verso quella donna, quella con il bambino bello e paffuto che il mio è anche malato ( ha una malattia autoimmune come si chiamano ora, e mi fa disperare per la sua salute.)

BASTARDI.. A CASA!!!

Un sasso , il sangue sulla testa del bambino.. sangue,il  sangue colava giù, la madre è caduta e molti hanno riso..Dio che ho fatto!
Domani ti cerco, devo chiederti scusa, signora dal colore scuro e dai denti bianchi , potremmo portare i nostri piccoli a giocare, lontano dagli occhi di quei poveri folli che istigano alla  violenza senza fermarsi a pensare  e a chiedersi il perché delle proprie azioni…
 Brindisi,02/10/2018                                         Iacopina Maiolo
  

giovedì 27 ottobre 2016

Accoglienza migranti




 

 


Ma in Italia esiste una mappatura dei paesi, cittadine, luoghi come borghi o frazioni quasi del tutto abbandonati ormai per il mutamento economico - sociale e culturale ?

Mi riferisco  a contesti che appaiono obsoleti sia per le condizioni di vita ( stile ed abitudini ) che per la struttura economica, indebolita e poi annientata dall’abbandono di attività quali l’agricoltura, l’allevamento di animali, la preparazione di prodotti ortofrutticoli e legati alla pastorizia ….

L’industrializzazione e fenomeni quali la globalizzazione ci hanno resi gradualmente sempre più distanti dal quel modus vivendi che fondava il sostentamento quotidiano  sull’uso di  mezzi di produzione diretta e consumo immediato ad uso  privato non escludendone la vendita  per trarne un profitto. 

Girando per borghi e paesi anche solo attraverso un viaggio in autostrada cogliendone gli scorci da lontano, la percezione di un Italia da riciclare nelle sue bellezze e risorse materiali, appare evidente attraverso la successiva ricognizione  mediante guide turistiche forse obsolete perché il presente ha cancellato progressivamente quei luoghi lasciandoli dimora di pochi disperati, in genere anziani, chiudendo progressivamente scuole, uffici, servizi vari ma, in primis quelle attività magari radicate e parte integrante della storia  e dell’economia dei medesimi.



Veniamo al dunque: cosa intendiamo fare? Condurre al degrado totale  bellezze e risorse potenziali del nostro Bel paese sullo stile delle città fantasma  del west america  o tentare di trovare soluzioni alternative?

Quindi, quali potrebbero essere le proposte da passare al vaglio?



Ce n’è una che da un po’ mi ronza nella testa  in questo clima di caccia al migrante che squalifica agli occhi di chi continua a vivere di buone intenzioni ed azioni, quanti  esprimono  un odio razziale  del tutto insospettabile: buoni, magari teneri e, diciamolo in maniera esaustiva, umani, divengono repentinamente cacciatori di teste quando si tocca l’argomento migranti.

Se il povero Fracchia ( interpretato da Paolo Villaggio) dei tempi andati diceva al dirigente “ quanto è umano lei…” mentre veniva sottoposto alle torture più  temibili, gli attuali  cacciatori di migranti  rivendicano un’ umanità che stride  con comportamenti ed espressioni nazi - gestapo mista a slogan da curva sud .

 Nouveaux économistes inoltre, vedono  il pil 
strettamente collegato all’accoglienza dei migranti o 
alla chiusura delle frontiere con filo 
spinato, alta tensione, mine antiuomo o altro deterrente 
violento…
Ma veniamo alla proposta : ripopolare i borghi, riprendere quelle attività abbandonate o in fase di inevitabile fine , sostenere gli anziani dei luoghi… insomma ripopolare diciamo così i villaggi, riaprire le scuole con i nostri insegnanti disoccupati o precari, riattivare quanto di attivo e produttivo c’è intorno ad un nucleo abitativo con l’ausilio dell’inserimento dei migranti .

Destinati non alla liquidità del sistema neocapitalistico e multimediale che illumina gli occhi e le menti di queste persone scampate a guerre, fame, povertà totale e morte sicura, BENVENUTI IN ITALIA potrebbe essere per i migranti un progetto di costruzione di radici nuove, usando  canali e solchi  già  esistenti, scavati dalle genti  che hanno vissuto e lavorato  nella nostra Italia.

Devo dire che accetterei se mi proponessero  una simile prospettiva di inserimento nel tessuto sociale di un altro paese, perché mi offrirebbe l’opportunità di ricostruire  una vita  dignitosa con significati e valori e con l’obiettivo di una piena integrazione in un luogo altrimenti straniero.

Mi chiedo se loro accetterebbero.. i migranti… è giusto chiederselo.

Sono accecati come noi dal mito della globalizzazione e delle città metropolitane? Possiamo avanzare la proposta ma prima è necessario costruirla, una simile strategia di integrazione.

E’ necessario costruire progetti  e proposte creative, dall’immaginazione al potere, slogan coniato negli anni delle lotte studentesche da un’opera del filosofo H.Marcuse  per indicare una modalità rivoluzionaria di gestire le istituzioni e la politica, sono  passati più di 40 anni, ma stiamo vivendo un progressivo processo involutivo.

" Sig. Presidente del Consiglio, non crede che lei e  la sua squadra di governo seguiate  percorsi troppo razionali e non intravediate altre vie  se non quelle prodotte a tavolino per far quadrare i conti  in un paese al collasso per mali  quali la povertà, il disagio sociale, la paralisi  del mercato del lavoro e dei servizi ai cittadini,  e, non da ultimo, come abbiamo inteso rilevare , il fenomeno delle migrazioni e della relativa accoglienza delle popolazioni ?

Certo è che non abbiamo nulla da perdere e tutto da guadagnare, ma non so se e quanto questo modus operandi sia di vostro interesse e competenza."




Brindisi, 27/10/2016                                             Iacopina  Maiolo

mercoledì 30 settembre 2015

Neri per caso


Oltre ad essere un gruppo musicale abbastanza noto(vinse nel 1995 il festival di Sanremo) possiede un nome  metafora  di una casualità dell’appartenenza  ad una categoria.
Per chi ha trascorso gli anni dell’infanzia  istruito da Carosello a sollecitare gli acquisti familiari ( allora materni perché il  fare la spesa era un’attività tipicamente femminile ), l’associazione con un altro nero per caso, Calimero, appare inevitabile. Il povero pulcino, incolpevole del brutto colore, veniva aiutato a rimediare dalla lavanderina “so tutto” che lo immergeva nel bagno sbiancante con la famosa frase - Calimero non sei  nero, sei solo sporco – e …là ..per magia , usciva dall’immersione “che più pulito non si può!
Lasciando le considerazioni derivanti da ulteriori associazioni, quale ad esempio la riflessione sulla possibilità sbiancante offerta a personaggi del potere pubblico e privato ( politici in primis ) o la capacità, anch’essa magica di conservare la veste immacolata  pur frequentando costantemente  banchetti e merende  ( di prassi diciamo così consolidata ) in certe aree di potere, concentriamoci sulla possibilità insita nell’ accezione “neri per caso” .
Fra migrazioni, rifiuti ed accoglienze, spiegazioni motivate da fattori definiti socioeconomici, finalmente qualcuno che ha il coraggio di parlare, di dire esattamente ciò che pensa, e, per farlo, trova un’emittente televisiva che accoglie le sue  esternazioni. Mi riferisco all’uccisione di Mamoudou Sare, 37 anni, di provenienza africana, avvenuta per il furto di alcuni meloni ( in un’area , quella del foggiano, teatro di episodi di sfruttamento della manodopera agricola rivolti non solo a braccianti immigrati) ed alle esternazioni di alcuni intervistati i quali  hanno riferito che, stanchi dell’invasione di questi negri, che chiedevano cibo e lavoro con insistenza, il ricorso ad un certo tipo di protezione era giusto e corretto, per-  impedire a questi negri di rovinarci  la vita ! – W il coraggio di dire la verità in modo schietto  e senza fronzoli ! Tuttavia mi piacerebbe ricordare a chi si esprime in tale maniera, ma anche a chi edulcora il fenomeno del razzismo con pretesti socio politici, che si è neri o bianchi per caso e non per scelta e che come non si sceglie la famiglia in cui nascere,  non si scelgono il colore della pelle e le altre caratteristiche somatiche.
Dimentichiamo inoltre che le razze umane derivano dai  sapiens discendenti dall’australopiteco originario, partiti dall’Africa e migrati nelle varie regioni della Terra, dove ciascuna ( razza ) è andata evolvendosi acquisendo caratteristiche specifiche dei luoghi in cui viveva , ma conservando un importante elemento di unione:   un DNA progenitore che ci rende tutti fratelli!
L’inganno razziale è dunque  alla base del fenomeno del razzismo  che indica nel diverso un  elemento da emarginare, distruggere, annientare con forze e sistemi leciti o illeciti e che in questo caso diviene un paradosso, posta la  comune provenienza delle razze.
Il cambiamento non può avvenire se non interviene una cultura del cambiamento all’interno del nostro sistema, abbandonando il gergo da stadio o da social network in favore di una conoscenza scientifica dei fenomeni che sottendono al razzismo ed alle sue turpi manifestazioni.
Fra questi il fenomeno del “ capro espiatorio” :-  Il capro espiatorio era un capro utilizzato anticamente durante i riti con cui gli ebrei chiedevano il perdono dei propri peccati nel Tempio di Gerusalemme. In senso figurato, un "capro espiatorio" è una razza, un gruppo, un  individuo, scelto per addossargli una responsabilità o una colpa per la quale è totalmente o parzialmente, innocente. Il fenomeno del capro espiatorio può derivare da molteplici motivazioni, consapevoli o inconsapevoli. - ( Tratto da Wikipedia,  Enciclopedia online)
 Prendere coscienza di questi  fenomeni psicologici e sociali,  cui ancora vanno soggette popolazioni e razze,consentirebbe la totale distruzione dei fantasmi che generano  genocidi e distruzioni.
 
Brindisi,
30/09/2015                                   Iacopina   Maiolo