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venerdì 6 febbraio 2015

RIPRENDIAMOCI IL WELFARE


 
 Proponiamo uno stralcio,tratto dal sito del Governo Italiano ( www.governo.it-Home : Il Governo Informa ), del dossier del 16 maggio 2014 su “ La  riforma del Terzo Settore : un nuovo Welfare partecipativo”


- Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi …. ha aperto una consultazione pubblica con i cittadini per costruire un nuovo "Welfare partecipativo". Tra gli obiettivi principali vi è quello di costruire un nuovo Welfare partecipativo, fondato su una governance sociale allargata alla partecipazione dei singoli, dei corpi intermedi e del Terzo settore al processo decisionale e attuativo delle politiche sociali, al fine di ammodernare le modalità di organizzazione ed erogazione dei servizi del welfare, rimuovere le sperequazioni e ricomporre il rapporto tra Stato e cittadini, tra pubblico e privato, secondo principi di equità, efficienza e solidarietà sociale. Un secondo obiettivo è valorizzare lo straordinario potenziale di crescita e occupazione insito nell’economia sociale e nelle attività svolte dal Terzo Settore, che, a ben vedere, è l'unico comparto che negli anni della crisi ha continuato a crescere, pur mantenendosi ancora largamente al di sotto …… il terzo obiettivo della riforma è di premiare in modo sistematico con adeguati incentivi e strumenti di sostegno tutti i comportamenti donativi o comunque prosociali dei cittadini e delle imprese, finalizzati a generare coesione e responsabilità sociale. -
Provo a reinterpretare le affermazioni renziane in maniera personale, ma seguendo le logiche di quelle cittadinanze attive ed anche consapevoli di cui in piena umiltà sento di far parte .
Riformiamo non si sa bene cosa dal momento che attualmente le problematiche legate alla fase che stiamo attraversando, definita situazione di  grave crisi economica , hanno offerto l'opportunità di tagliare, anzi, eliminare totalmente, quelle aree di intervento sociale che comunque risultavano essere un supporto, se pur di minima entità, per situazioni e casi di profonda deprivazione.
 Con quali strumenti inoltre si pensa di intervenire valorizzando le potenzialità del Terzo settore  se il medesimo governo lo ha privato di quella linfa vitale costituita dallo stanziamento di fondi rivolti al superamento ed alla prevenzione dei fenomeni di degrado sociale?
E ancora, quali  i comportamenti prosociali e donativi da premiare in un momento di grave tensione e preoccupazione per la perdita del lavoro ( reale o da venire), i conti in rosso e l’assillo di tasse e bollette da pagare ? Rientro  nella fascia da premiare se  non cedo alla tentazione di mandare a quel paese la mano di colore che al supermercato o al parcheggio dell’iper mi si para innanzi (mentre affannata e carica tento disperatamente di rintracciare le chiavi dell’auto e di riportare il carrello al suo posto) ma la rimpinguo con una moneta da 50 cent?
Sono da sempre convinta, pur ritenendo fondamentali i processi di empowermewnt, cioè di  rafforzamento delle risorse individuali con lo sviluppo di strategie idonee al superamento delle problematiche , che lo stato debba occuparsi in maniera diretta ed amorevole di chi ha bisogno senza per questo temere di cadere in quello che è stato definito un  welfare di tipo assistenzialista.
Un governo che non si occupa  più delle fasce deboli della sua popolazione perché ci sono carenze da colmare ed aspetti più importanti da considerare, è un governo che ha decretato la "morte" di quelle categorie sociali già definite "gli invisibili". Riprendiamoci il welfare dunque, e torniamo ad "investire" sui poveri, le donne, i bambini, i malati psichiatrici …



Brindisi,04/02/2015                               Iacopina Maiolo

giovedì 12 aprile 2012

Il crollo delle certezze

Dalla caduta del muro di Berlino ad oggi ( era il 16 novembre del 1989) abbiamo assistito progressivamente  alla trasformazione o meglio dissoluzione delle certezze diciamo così storiche, del concetto e dell’ideologia  degli schieramenti, del dentro o fuori, del bianco e nero, del comunismo e del capitalismo.
Senza scivolare in interpretazioni storiche, per le quali ci sono ben altre penne di esperti, quanto accade oggi è frutto di quel progressivo processo distruttivo degli ideali e dei suoi eroi ( positivi o negativi ) senza l’opportuno ricambio o trasformazione  in nuovi ideali, nuovi eroi.
Viviamo dunque in una sorta di obnubilamento delle coscienze in cui tutta l’energia psichica e mentale  di quelli che oggi dovrebbero avere a cuore le sorti dell’umanità, viene destinata al mantenimento di uno status quo  che di fatto prevede:
- la simbiosi fra potere  e ricchezza ;
- lo stato di estrema povertà dei paesi destinati in tal modo ad essere definiti   per     sempre il TERZO MONDO;
- l’allargamento ai paesi definiti industrializzati, (G20 e G8) del disagio e dell’estremo degrado sociale ed economico;
- la distruzione di quel  senso dell’umanesimo che si pensava avesse guidato la scienza ed il progresso tecnologico dalla scoperta dei vaccini e degli antibiotici, inteso come impegno morale( etico) rivolto all’umanità e che in quanto tale  comprendeva anche i termini pietas, empatia, benessere dell’individuo e della collettività.
- il progresso negativo, inversamente proporzionale al ben - essere inteso come soddisfacimento dei bisogni, inclusi quelli primari per la sopravvivenza

Le voci del disagio non vengono raccolte e si procede verso gli obiettivi posti in funzione dei punti su esposti con determinazione, ostinazione quasi l’umanità avesse un unico bubbone da estirpare con taglio chirurgico sapiente : l’anima o psiche.

Comprendo perché accade, ma non giustifico o considero  utile o necessaria tale sapiente azione alla quale assistiamo quotidianamente, vorrei che il welfare tornasse ad occuparsi di welfare, assistenza, risposta ai bisogni della gente e costruzione di civiltà e progresso attraverso queste risposte.

Cara MINISTRA FORNERO, da donna a donna Le rivolgo alcune domande: quando l’attenzione dell’istituzione che gestisce e rappresenta verrà rivolta  alla cura dei più deboli ? Quando procederà ad elaborare un piano di intervento globale in risposta ai bisogni della collettività? Perché si è pensato solo ai tagli e non si è prodotta alcuna strategia di sostegno per gli individui, peraltro OBBLIGATORIA in un momento di grave crisi?

E da cuore a cuore : sarà pur vero e scientificamente provato  dalle ricerche in ambito psicologico e psichiatrico che il suicidio ha alla base un disagio preesistente all’evento, ma tali ricerche hanno anche evidenziato che in assenza di un fattore scatenante o dove si intervenga positivamente sostenendo l’individuo che affronta una situazione di  stress psichico, le condotte suicidarie non vengono manifestate.
E’ d‘uopo non solo meditare, ma AGIRE con interventi atti a sostenere e rimuovere, per quanto  possibile, tale disagio.

La vita ( e direi per fortuna) non è un trattato di economia ed alla psiche non servono lezioni di strategie economico – finanziarie !   

Brindisi, 11/04/2012                                     Iacopina  Mariolo






lunedì 13 febbraio 2012

..come costruire la speranza


….come costruire la speranza

 Caro Presidente Monti : che gatta da pelare le è capitata!
Chiamato come tecnico a redigere un piano di intervento se pur in una fase di estrema criticità, avrà pensato che fosse sufficiente applicare i principi  e le strategie economiche del caso, pianificando gli obiettivi da conseguire  a brevissimo termine ( l’emergenza), e a medio e lungo termine.
Che in questo percorso Lei ed il governo che presiede vi sareste trovati ad affrontare altre emergenze , quali la rivolta dei forconi, la protesta del popolo dei precari, il sommovimento dei lavoratori licenziati arroccati  sulle terrazze nella strenua difesa del proprio posto di lavoro, il pianto dei pensionati  e dei prossimi alla pensione reimmessi nel ciclo lavorativo, il dolore della famiglie in povertà o ad un passo dalla soglia…ed infine..( ha dell’incredibile) la morsa del gelo che ha travolto l’Italia intera oltre ogni aspettativa, forse non  era( per voi )prevedibile.

Immagino che la Sua razionalità sia stata alquanto toccata  da tali eventi e da siffatte risposte, le reazioni della gente comune che forse non immaginava manifestasse.

Non mi intendo di economia, pertanto trovo difficile incamminarmi in sentieri per me poco percorribili, ma ritengo che quanto attiene all’individuo non possa essere trattato se non in un’ottica di globalità e di sensibilità in primis ai suoi bisogni.

Mi spiego :
1)  E’inutile disquisire sul dilemma se è nato prima l’uovo o la gallina , l’evidenza vuole che entrambi siano inequivocabilmente connessi in un processo, che come sappiamo ha caratteristiche di circolarità e di azione-reazione reciproche.
  Se dunque abbiamo l’illusorietà che qualcosa possa cambiare introducendo delle modifiche in termini di revisione di normative (es.art18) o introducendo restrizioni  al pensionamento, o nuovi tributi, si sappia che l’unico cambiamento possibile  in termini di miglioramento delle condizioni di vita della gente, passa attraverso una trasformazione del  modus operandi globale .

2)  Per fornire risposte adeguate ai bisogni di qualcuno bisogna in primis riconoscerli e, non secondariamente, conoscerli, cioè averne sperimentati od intuirne gli effetti. In breve, come faccio a comprendere la povertà se non ho mai sperimentato una se pur minima carenza di qualche bene materiale? E’ possibile l’empatia  ( cioè il mettersi nei panni dell’altro) a tali livelli?

Caro Presidente , alla luce delle esternazioni del suo governo  negli ultimi periodi, pare che questa forma di sensibilità sia venuta a  mancare, e che ognuno abbia parlato ritenendosi portatore di un privilegio, quasi da una parte ci fossero i propri figli ed il proprio mondo e dall’altra la gente comune, coloro che di privilegi possono continuare a non averne.

Chi non ha tale capacità empatica come caratteristica di base, può svilupparla,certo, ma non è uno strumento che si apprende attraverso lo studio  o con l’applicazione mentale,tale disposizione d’animo la si acquisisce con le esperienze di vita.

A questo punto Le chiedo, Presidente, le reazioni della gente comune hanno  in qualche maniera introdotto riflessioni e suggerito risposte in sintonia con i bisogni di quella collettività fino a ieri per voi sconosciuta?

E’ essenziale che ciò accada, perché la speranza in un futuro migliore, la si costruisce insieme, ed il cambiamento si verifica solo dotando ciascuno di quelle opportunità mancate consentendo lo sviluppo delle capacità personali.

Più che parlare di welfare inteso come assistenza  dovremmo parlare di empowerment, termine che fa riferimento all’ accrescimento del contesto sociale, politico ed economico in base alle risorse- opportunità che l’ambiente offre all’individuo e che potenziano le sue capacità.
Questa l’unica possibilità di reale cambiamento. E’ quella che si sta percorrendo?
Alla luce di quanto oggi accade ognuno trovi la propria risposta.

Cordialmente                                     
                                               Iacopina Mariolo

Brindisi,13/02/2012