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venerdì 14 dicembre 2012

Il potere dei media:norme utili per una giusta prevenzione


Assistiamo a tragedie immani ed è come se fossimo spettatori di surreali realizzazioni, fra i mille vantaggi della multimedialità e dei progressi dei media , questo aspetto li degrada e li rende  a dir poco capaci di provocare effetti terrificanti.
Mentre i tg sciorinano immagini di morti ammazzati, di bambini abusati , di donne stuprate, di cacce selvagge su poveri animali indifesi , di guerre, carestie, cicloni, terremoti  e disastri ambientali, in contemporanea possiamo mangiare, accarezzare i nostri bambini, fare l’amore, bere un cocktail od una tisana….
Era inevitabile, lo avevamo intuito, pensato  e previsto già da  qualche decennio. Orson Welles riuscì, ed eravamo  negli anni ’30 negli Stati Uniti , a far credere , usando il mezzo radiofonico,che gli extraterrestri avessero invaso la terra. Ci furono scene di panico e di puro terrore nella zona ove la trasmissione veniva captata : era solo un pezzo tratto dal romanzo di fantascienza “ La guerra dei mondi”. 
L’insegnamento che se ne trasse fu che i media avevano un grande potere e che nel futuro sarebbe stato fondamentale adoprarsi per evitarne o limitarne i possibili danni.
In verità se ne è parlato, dibattuto  tanto alla fine del XX secolo, poi  abbiamo  ampliato  e programmato le nostre esistenze sulla base di questo nuovo modo di conoscere e percepire la realtà. Abbiamo dunque perso la capacità di emozionarci in maniera sincera, tanto che abbiamo bisogno di commenti che richiamino la tragicità dell’evento, di talk show, di conduttrici dalla lacrima alla glicerina pronte a fingersi empatiche verso la donna che, dando le spalle, racconta l’orrore  che le ha stravolto l’esistenza.

Mi chiedo come sia possibile ascoltare con la medesima espressione di quella mostrata alla vista di uno spot pubblicitario,  che un ragazzo, poco più che adolescente, ha compiuto una strage di bimbi (oltre all'uccisione di sei dipendenti della scuola, al matricidio ed al suicidio) ; che un giovane lavoratore risulta disperso a causa di una tromba d’aria che ha travolto la gru ove si trovava e che apparteneva all’industria   messa in bonifica per i numerosi morti che la sua attività aveva provocato;  che un bambino viene sottratto con violenza al suo mondo per l’egoismo genitoriale di una separazione conflittuale; che una donna, abbia trovato la fine nell’abbraccio mortale dell’uomo che ha amato o continua ad amare, che ha scusato e perdonato infinite volte  tentando di cancellare i segni delle percosse, asciugando il volto bagnato dalle lacrime versate nel corso di istanti eterni  segnati dal terrore e dallo stupore per il cambiamento imprevisto ed improvviso dell’amato…
La cronaca di tali eventi è purtroppo in continua estensione, ma invece di aumentare lo sdegno ci siamo assuefatti alle scene di violenza ed umano degrado che ci  giungono per via multimediale.
Una legge  che regola i fenomeni percettivi, quella della saturazione, prevede che quando uno stimolo giunge in maniera ripetitiva  accorciando i tempi di invio dell’input, ad un certo punto accadrà che lo stimolo perderà le caratteristiche iniziali di importanza ed interesse fino a dileguarsi; anzi, la saturazione psichica, è uno stato di avversione emotiva verso un'azione ripetuta continuamente in un contesto invariato e duraturo. La tensione emotiva prodotta dovrebbe generare  una valenza positiva per le azioni contrarie alla situazione  che ha generato la saturazione , una sorta di avversione dunque.
Purtroppo non siamo in grado di prendere le distanze da tali stimoli perché sono saggiamente proposti e dosati quotidianamente in varie maniere. Tg/talkshow/tv verità / trasmissioni di approfondimento e pseudo inchiesta.

Alcune norme da seguire per non cadere nella trappola  del sensazionalismo mediatico  che genera in noi l’annullamento delle coscienze e della umanità critica e consapevole della grave realtà che è presente in ogni evento di cronaca ( dal dolore all’offesa che ha subito la persona coinvolta, al senso che tale episodio assume nella quotidianità delle persone che ne sono vittime ):
-        dare un significato personale all’evento inserendolo nella propria visione del mondo e dell’esistenza;
-        cogliere modalità e strumenti che i media usano per catturare la nostra attenzione in modo morboso e non consono alla gravità dell’evento;
-        non perdere il nesso fra  la realtà e  la sua rappresentazione ;
-        creare e costruire reti di collegamento fra  la nostra vita, le esperienze personali e  quanto è accaduto alla vita delle persone coinvolte nei tragici eventi;
-        allontanarsene  ( prenderne le distanze) se si riconosce in noi una parte fragile e suggestionabile.
Quest’ultima indicazione è particolarmente importante per evitare  quelle situazioni in cui si può essere  spinti alla imitazione, ad una sorta di empatia delirante , sovrapposizione comportamentale ed assunzione  del ruolo della vittima…
Per questo motivo i bambini devono essere particolarmente oggetto di tutela e protezione dalla brutalità di certi episodi di cronaca, ed ove necessario bisogna fornire delle spiegazioni che aiutino il bambino a prendere consapevolezza dell’evento accaduto senza trarne vissuti traumatici , omettendo particolari non comprensibili in base all’età del piccolo o per i quali non è possibile fornire una chiave interpretativa semplice e diretta ad uso del bambino.

Per il resto talvolta  è meglio leggere un buon libro giallo o seguire un film poliziesco , ove il  confine fra realtà ed immaginazione è evidente, sano ed accessibile a ciascuno.

mercoledì 17 agosto 2011

La passione dei giallisti

Il fenomeno che accade in questi mesi, la partecipazione collettiva attraverso i blog, i forum e similari di migliaia di persone che inviano i propri commenti sui recenti fatti di cronaca un tempo definita nera,  che viene troppo spesso liquidato da benpensanti, ma anche colleghi psicologi, psichiatri o interpreti a vario titolo dei fatti mediatici, come ossessione morbosa collettiva, secondo me trova una spiegazione più articolata.
Cimentiamoci dunque in questa impresa volta a liberare il popolo di internet dall'etichetta nosografica di nevrotico ossessivo con tendenze sadico voyeuristiche.
Escludendo coloro che riempiono di insulti i presunti colpevoli e quindi giocano" all'ecce homo  fra Barabba e Gesù " su istigazione degli influssi mediatici che lavano i neuroni e relative aree corticali destinate alle attvità intellettive di tipo superiore; continuando con  l'escludere i dipendenti   da internet che usano il portatile  o il cell con connesssione mentrre sono al W.C. o sulla spiaggia, dato che siamo in estate, o in auto, o per strada...cioè letteralmente OVUNQUE, rimangono coloro che definisco i curuosi sani, i" giallisti" .
In questa categoria rientrano anche i curiosi dell'animo umano, dei contorti passaggi della psiche e dei comportamenti correlati. Quanti fra voi hanno letto avidamente libri gialli o sono stati deliziosamente travolti dalla suspence dei trhiller ..deliziosi..attivano la funzionalità cerebrale invece di ottunderla.....*
L'unica differenza, che può far sorgere qualche problema, è che queste storie sono drammi reali, tragedie in cui sono coinvolte persone con una loro dimensione di vita e di relazione,ed  è qui che deve sorgere un'etica del dolore altrui.....
Mi rendo conto della difficoltà di mediare  e di trovare una giusta dimensione all'espressione di migliaia di frequentatori di un blog...dunque sta al gestore del blog  o del forum fare il moderatore con molta attenzione  e seguire alcuni criteri deontologici, che forse sarebbe finalmente il caso di definire, oggi più che mai.
Ma  i primi regolatori del flusso interpretativo e delle affermazioni relative ad eventi , situazioni e contesti che coinvolgono altri individui simili a noi in quanto esseri umani , ma diversi poichè travolti da sciagure  dal dolore immane  oltre l'umana comprensione, siamo NOI STESSI.
Perciò, popolo di internet, diamoci una regolata!

*devo ammettere di rientrare in entrambe le ultime due categorie, essendo stata in alcuni periodi della mia vita anche  un'afecionada di libri gialli

Brindisi,
17 agosto 2011                                                                   Iacopina Mariolo

sabato 14 maggio 2011

FEMMINICIDI (Melania e le altre)



Vengono chiamati “femminicidi” e sono gli omicidi commessi contro le donne.
Prendono  questo nome solo se l'assassinio è scaturito per motivi legati al fatto di essere donna

Se ci guardiamo intorno, ci accorgiamo che i delitti più eclatanti, quelli che hanno avuto “scalpore” mediatico, sono tutti  a danno di donne, per giunta giovani. (Sarah, Yara, Melania, delle quali tuttavia non sappiamo  se la mano o la mente omicida sia stata maschile; la povera Elisa Claps, la cui uccisione data 12 anni, a queste si aggiungono le altre donne ( purtroppo la lista dei femminicidi è lunga) che in questi ultimi anni  son salite alla ribalta della cronaca perché uccise con ferocia da uomini a loro vicine , spesso compagni, fidanzati, mariti o ex, con  barbarie del tutto fuori luogo e non legate a situazioni particolari di vita che potrebbero aver generato l’azione scellerata.

Bisognerebbe rivedere  le percentuali dei delitti  ( femminicidi ) negli ultimi 50 anni e fare un confronto.
Sociologi e criminologi che hanno accesso ai dati ci dicono che nulla è cambiato e che la violenza efferata nei confronti delle donne è sempre esistita: un esempio? Il mostro di Roma, che ha dato vita al caso Girolimoni, presunto colpevole poi riconosciuto innocente, che seminò il terrore negli anni del fascismo con l’uccisione di inermi e piccolissime bambine dopo averle stuprate.
C’è  chi fa riferimento addirittura  a Jack Lo Squartatore, pseudonimo dato al serial killer di giovani donne che agiva nella Londra di fine’800.

Bene… cioè, male, ma il punto non è questo : nessuno mette in discussione che i crimini efferati nei riguardi delle donne ci siano sempre stati, ma, oggi, nell’anno 2011 alcune considerazioni sono più che opportune, direi  inevitabili:
-      l’oscurantismo legato a retaggi culturali di caccia alle streghe dovrebbe essere trascorso da almeno un millennio e perciò TOTALMENTE  superato ;
-      la liberazione sessuale  e dai tabù  che le donne hanno  attuato ha reso l’approccio alla sessualità decisamente meno problematico e di più facile realizzazione ( per entrambi i sessi );
-      uomini e donne possono vivere un intercambiabilità di ruoli dal punto di vista sociale, familiare, relazionale;
-      uomini e donne cooperano in molti settori  con reciprocità e piena collaborazione, in contesti pienamente  improntati alla parità.

Alla luce di queste considerazioni, aldilà  delle mancate realizzazioni lavorative, politiche e sociali  che in certi contesti sono ancora una dura realtà da affrontare per creare la verità parità non solo di realizzazioni ma anche di opportunità, possiamo enucleare:
Hillary Clinton, Camusso, Marcegallia, Lorenza Lei da ultima. Sono solo  alcuni nomi noti, ma nella storia passata e presente, tante sono le donne che hanno calpestato il sentiero dell’immortalità…
E che ognuno aggiunga chi crede e conosce nel proprio contesto  nel sito che vi segnalo http://digilander.libero.it/comfox/d_donne.htm


Dunque? Perché a tali livelli di civiltà  nel rapporto uomo- donna e  nella considerazione delle realizzazioni delle donne , l’animo maschile agisce in maniera così torbida ed oscura da perdere la consapevolezza  e giungere all’uccisione del proprio “oggetto “d’amore e di relazione?

C'è un netto contrasto dunque fra l’apparenza  e la realtà.

Bunuel ( famoso regista scomparso nel 1983) nel suo noto film “Quell’oscuro oggetto del desiderio” (1977) ben affrontò il tema del desiderio maschile , che ha spazi di grande istintualità con una vasta componente irrazionale, ma viene per così dire addomesticato” dallo stesso uomo.

Dobbiamo dunque pensare che fenomeni quali la guerra, la corruzione, le barbarie,siano inevitabili alla stregua dei corsi e ricorsi della storia? Che a causa della natura umana, il lato oscuro dell’uomo in quanto maschio possa in individui ritenuti normali in altre circostanze di vita, di colpo ed in maniera del tutto imprevedibile avere il sopravvento  con comportamenti di grande distruttività nei confronti delle donne in quanto femmine?
Sono numerosi gli esperti  che ritengono questo aspetto determinante  per la spiegazione delle efferatezze maschili nei confronti del femminile alle quali assistiamo oggi.

Sarebbe troppo  sbrigativo e superficiale

Non è difficile comprendere che si è di fronte ad un fenomeno multifattoriale. Servono analisi, studi e ricerche su psiche, comportamenti ed azioni, indipendentemente dalle menti criminali, che possano analizzare ed interpretare seriamente e non con lo spirito del  fatalismo storico o del determinismo mutuato da vecchie impostazioni cliniche  o del gossip (come oggi è d’uso), quanto accade,

Ci vorrà del tempo, ma questo apre nuove frontiere alla psichiatria ed alla psicologia, in quanto la criminologia è già rappresentativa di qualcosa che è avvenuto, di cui non si può che prendere atto  passando allo studio della mente criminale che ha commesso il gesto efferato.
Infatti lo studio del singolo, o lo studio del comportamento deviante non rende assolutamente ragione dell’opera di prevenzione, rappresenta il punto di arrivo di un percorso….ma dov’è l’inizio? Non si può ahimé tornare indietro come in un rewind……….

Servono dunque elementi nuovi, quali studi e ricerche , ma anche nuovi interventi perché l’educazione alla civiltà  che si esprime con sane istanze e comportamenti adeguati  nei riguardi dei propri simili, inizia dalla culla.
Occorreranno decine d’anni, ma bisogna iniziare.In questa società non abbiamo ancora appreso la definizione ed il concetto di PREVENZIONE PRIMARIA , termine con il quale si intendono tutti gli   interventi di natura sanitaria, sociale, economica ed educativa volti ad impedire che un determinato evento nocivo per la salute  possa manifestarsi.
I
Interveniamo, tornando nello specifico, con centri antiviolenza, antistalking, comunità rifugio…ma è come se si fosse sempre in guerra ed i rimedi possibili solo  la cura delle ferite  o la fuga dal campo di battaglia !

Tutto questo si traduce in un unico messaggio: cosa si fa per evitare l’irreparabile?

LISTA dei giusti interventi:
o   ampliare gli studi longitudinali ( su uno stesso individuo nel corso degli anni) per stilare una serie di fattori di rischio su cui sia possibile intervenire per l’opera di prevenzione;
o   attuare una serie di interventi pratici fra cui rendere obbligatoria       e continuativa  fino all’età dell’adolescenza la formazione alla genitorialità ancor prima della nascita dei figli ( dal periodo della gestazione);
o   sottoporre a seria analisi  i contenuti e gli strumenti di gioco quali playstation , video game, e del settore  “intrattenimento” quali programmi televisivi ed ondine;
o   educare bambini e bambine, ragazzi e ragazze, uomini e donne, all’affettività ed alla sana espressione delle emozioni nel rapporto uomo donna….
L’elenco è lungo, ognuno aggiunga mentalmente quelli che riconosce possano essere siano i giusti interventi.

Bisogna Iniziare SUBITO perché ogni istante che passa è prezioso!

Una domanda tuttavia mi sorge spontanea alla luce dei tanti mancati interventi -  è possibile che l’aggressività estrema  nei riguardi delle donne, il femminicidio, appunto, sia funzionale all’attuale sistema sociale e culturale e di relazione? -  Il che significa chiedersi se è utile a qualcuno o a qualcosa.
 Mah! Sarebbe  uno dei paradossi di questa nostra società e non è questo il contesto per analizzare il fenomeno in tal senso.
Tuttavia una metafora mi sembra opportuna : sarebbe come una pentola a pressione che ha bisogno della valvola  che consente di far sfiatare  un po’ di vapore, quel giusto che serve per evitare l’esplosione!

In ogni caso non potremo reggere a lungo, operiamo il cambiamento noi, nei nostri micro contesti relazionali, educhiamo i piccoli ed autoeduchiamoci per quanto ancora possibile operando la giusta prevenzione.

Brindisi 13 maggio 2011          Iacopina Mariolo