Italia21

venerdì 13 gennaio 2012

LA FORZA DELLA LUCE


Siamo nel pieno della stagione invernale ed il nostro organismo ha esaurito la  scorta di serotonina accumulata durante l’estate.
Le caratteristiche elioterapiche sono  ben note, ma qui ci interessa la capacità del sole , cioè della luce solare, di stimolare la produzione di serotonina .

La serotonina è quel neurotrasmettitore che consente ai neuroni di funzionare adeguatamente e di trasmettere opportunamente  i segnali  che danno impulso ai comportamenti (azioni, attività motorie, intellettuali, artistiche, …).
La carenza di serotonina determina il funzionamento inadeguato del nostro sistema nervoso , in particolare in un quadro depressivo la sua assenza è determinante. Con ciò non si vuole affermare che la causa della depressione sia essenzialmente di tipo neurochimico , poiché sono   riconosciute le cause psicologiche nelle forme reattive, quali lutti, perdite, separazioni, frustrazioni etc…

L’evidenza è che in questo periodo dell’anno possiamo essere maggiormente predisposti all’insorgenza di un quadro depressivo  dalla  riduzione dell’esposizione alla luce solare, perché il giorno ha meno ore di luce, i raggi del sole giungono con meno forza, il clima della stagione invernale spesso è inclemente.

Cosa accade dunque quando più fattori si incastrano come le tessere di un puzzle ? Ne deriva un elevato rischio che possa insorgere un determinato quadro sintomatico.
Un esempio: Se ho  perso il lavoro, se l’ombra della crisi oscura la luce  che mi consente di illuminare il sentiero della mia vita, se in aggiunta mi trovo in una situazione di abbassamento dei livelli serotonina………sono a rischio di depressione ? SI.

Cosa possiamo fare?
Non c’è sempre una ricetta , soprattutto quando non dipende dalle nostre azioni l’esito di qualcosa , come ad esempio la risoluzione di questo momento di difficoltà.
Possiamo tuttavia, e non è da poco, concentrarci sul nostro benessere,  distogliere l’attenzione dai menagrami di turno  ( politici, economisti  giornalisti….)  e trovare in noi quella luce simbolica, interiore che è fonte di energia inesauribile ( sempre rinnovabile).

Capita che in questa maniera giungano alla coscienza insight
( illuminazioni) che indichino la via da seguire ( anche magari nella ricerca di un nuovo lavoro…) .

Ed ancora, gridiamo forte il nostro diritto alla felicità contro le malinconiche pressioni….che bello sarebbe un leader politico  capace di trasmettere fiducia , serenità e senso di un sano e costruttivo ottimismo!

Brindisi,  13/01/2012                                       Iacopina Mariolo

martedì 20 dicembre 2011

IL VALORE DELLE DONNE


E’ più corretta l’affermazione  < Donne di valore o il valore delle donne? >
Ogni donna ha il desiderio più o meno consapevole ( dipende dal percorso di autoconoscenza intrapreso o completato) di sentirsi amata incondizionatamente…mi si può obiettare che tale bisogno è insito nell’essere  umano indipendentemente dal genere…
Ribadisco che nelle donne il bisogno/desiderio di riconoscimento è più forte proprio perché a lungo o troppo spesso negato.

Facciamo qualche esempio. Se al bambino si chiede di fare l’ometto e di non piangere al momento della fatidica puntura per il vaccino, alla piccola coetanea spesso viene negata una pari affermazione, ma si dice uno sbrigativo “ dai è una cosa normale….” Talune madri possono giungere a sussurrare ” un giorno dovrai partorire, e allora che farai?”
All’opposto, quando  il piccolo si scioglie in lacrime le medesime sono pronte ad abbracciarlo e a perdonargli la reazione  proprio in funzione di quel riconoscimento ed amore incondizionato che alle donne può venire a mancare.

Mettiamo da parte  il riferimento alla donna madre che non riconosce la fragilità della propria figlia / piccola donna  perché ci porterebbe in un tortuoso percorso di negazione della consapevolezza della condivisione di genere all’origine di tanti vissuti traumatici del rapporto madre - figlia  spesso causa di tante nevrosi dell’età adulta, e concentriamoci sul bisogno che ogni donna porta con sé di veder riconosciuto il proprio valore indipendentemente dalla riuscita nella vita ( sia in ambito familiare che lavorativo).

Vorrei prendere ad esempio una cultura , quella degli INCA , così lontana da noi ma così ricca di civiltà tanto da fornirci importanti insegnamenti sul tema del riconoscimento del valore intrinseco delle donne,
Questa cultura, brutalmente distrutta dagli spagnoli di Bizzarro ad iniziare dal 1533 con l’orda distruttiva del colonialismo che ha fagocitato intere  civiltà, promuoveva :
  • il rispetto della natura,
  • il concetto del  lavoro inteso non come obbligo ma  come  diritto e piacere che si fa a se stessi e al mondo;
  • l'idea che la parola d'onore ha più forza di un contratto scritto;
  • una sorprendente valorizzazione del ruolo della donna (che è all’inizio della creazione, più simile a Dio dell’uomo tanto che  per avvicinarsi a Dio l'uomo deve capire la donna.

….la religione stessa si impernia sul concetto della Dea Natura, chiamata anche Pachamama
Nel periodo d'oro degli Inca c'era una organizzazione di donne sagge, chiamate Mamakuna, che furono le artefici di una forma di organizzazione socio-economica molto evoluta .Scopo di questa organizzazione era il mantenimento della pace e la difesa della vita in tutti i suoi aspetti: e dunque degni di rispetto non erano solo gli esseri umani, ma anche gli animali, le piante, l'ambiente.La loro civiltà era armoniosa: crescita economica e incremento demografico erano in perfetto equilibrio. La fame era stata debellata su tutto il territorio, e un certo benessere era presente ovunque.Ma il fatto che oggi ci colpisce maggiormente è il ruolo delle donne, che godevano di indipendenza economica, potevano essere sacerdotesse, capi guerrieri o di governo, oppure diventare professioniste in qualsiasi campo. Il lavoro casalingo era riconosciuto come un importante contributo al benessere collettivo, e retribuito. c'era un istituto per le donne, Akllawasi, dove si insegnavano le "arti verso l'interno" e cioè, sentimento, arte, alimentazione, pedagogia, creatività, etica, religione, sviluppo dell' intuito, difesa della vita. Entrambe le istituzioni erano di altissimo livello e complementari, studiate per la specificità dei sessi. Nulla impediva, d'altra parte, alle donne che lo desideravano per inclinazione individuale, di frequentare la scuola maschile e viceversa agli uomini di recarsi in quella femminile.Purtroppo questa cultura così sviluppata e pacifica cadde preda di popoli altamente tecnologizzati nell'arte della guerra, ma ignoranti nel campo della conoscenza umana.. Alcuni studiosi sostengono che alla base vi sia stato un dato religioso: la Chiesa romana voleva la distruzione di una cultura che sosteneva che il primo essere umano apparso sulla terra fosse stata una donna.... E' anche possibile ipotizzare che la cultura spagnola, profondamente maschilista, non volesse che l'esempio di una civiltà paritaria arrivasse in Europa....
( tratto da wwww.incaitalia.it)

Questa pagina che descrive così efficacemente la progredita società andina che raggiunse il massimo dello splendore nel XV secolo, deve farci riflettere  alla luce del degrado socio economico che il Perù e le regioni andine si trovano ad affrontare oggi.
Ogni riferimento al degrado dei nostri paesi della civiltà occidentale del XXI secolo NON è puramente casuale….
Forse il significato non tanto recondito potrebbe essere che il riconoscimento del ruolo e del valore delle donne è direttamente proporzionale al livello di civilta’ e di progresso socio cultutrale raggiunti?
Ed anche in questo caso....a buon intenditor poche parole….

Brindisi, 20 dicembre  2011                                      Iacopina  Mariolo

mercoledì 7 dicembre 2011

UNA MANOVRA.... UMANA ( ? )


“Le macchine che danno l’abbondanza ci hanno lasciati nel bisogno,
la nostra sapienza ci ha reso cinici,
l’intelligenza duri e spietati.
Pensiamo troppo e sentiamo troppo poco.
Più che di macchine, l’uomo ha bisogno di umanità.
Più che intelligenza, abbiamo bisogno di dolcezza e bontà.
Senza queste doti la vita sarà violenta e tutto andrà perduto. “
- CHARLIE CHAPLIN - tratto da “Tempi moderni”, film (1936)

Tempi duri, i tempi attuali.
Le parole di Chaplin nel citato film appaiono di un’attualità sorprendente, ma a noi , gente comune, è dato aprire nuovi orizzonti di discussione oltre il dibattito sui temi economici, perché, in fin dei conti non siamo tutti bocconiani.

 Un ministro, o meglio una ministra  ha provato ad andare un po’ oltre le righe, mostrandosi capace di provare emozioni, ma se è pur vero che
·        l’etimologia della parola economia ha a che fare con il termine oikos che in greco significa casa, abitazione, luogo e mura domestiche
  • la radice è comune in ecologia  che per estensione diviene ambiente, il cui significato è ciò che gira intorno a cose ed individui ( dal latino ambire= andare attorno )
appare evidente che la citata ministra è stata inequivocabilmente zittita dalla razionalità bocconiana , dimentica  del fatto che di sterile, nel senso di asettico , cioè non contaminato dalle emozioni tipicamente umane, nell’economia c’è ben poco, ma anzi ….se il pil, lo spread  possono apparire nella loro connotazione numerica  come dati  indici dell’economia, per tutto ciò che riguarda gli interventi  sull’assetto economico  che coinvolge gli individui , i numeri non esistono, perché dietro ogni indice, c’è una , mille, un milione di storie, di ambiti di vita unici, singolari ed espressione delle difficoltà di singoli umani  che non potranno mai essere ridotti al dato numerico.

Dove intendo andare a parare? La vera equità è solo ed unicamente quella che considera e riconsidera gli ambiti della scienza economica  come ambiti umani, ove il nomos, ( la norma  ) attiene alla mia casa  (oikos), che è anche il luogo ove nasce e muore la mia vita, cioè è anche, inequivocabilmente, il luogo degli affetti nel senso psicologico del termine.

Cioè in questa interpretazione l’affetto è un moto psichico che appare collegato ai bisogni ed ai comportamenti umani..

E dunque, anche in questo caso, a buon intenditor poche parole…..


                                     Iacopina Mariolo

giovedì 3 novembre 2011

Il fardello dei rifiuti


IL  FARDELLO  DEI RIFIUTI
       (un approccio psicoeducazionale)

E’ un problema ingombrante , quello  dei rifiuti, non c’è dubbio, ma non solo per cause diciamo così tecniche ( dalla raccolta allo smaltimento e trattamento ), ma anche per motivazioni di ordine psicologico.

Esempi ce ne sono a non finire

-      definiamo un rifiuto della società un individuo che non conta, che è dunque al margine e che oltre a non essere considerato al pari degli altri individui del contesto  di appartenenza, ha in sé le caratteristiche di scarto, e dunque di oggetto da eliminare;

-      la parola rifiuto riferita al gesto  o al comportamento fra due individui, assume il significato di allontanamento o di evitamento spesso con sentimenti di crudeltà e di cattiveria nei confronti dell’ oggetto verso cui si rivolgono tali comportamenti;

-      possiamo  ancora dire che se diniego il capo facendo di NO, con tale atteggiamento posso ad esempio rifiutare il cibo, le cure mediche, esprimere un dissenso legato al contesto di un invito o di un comando……

E su base etimologica cosa scopriamo? La parola rifiuto trova la radice in futare che in latino ha il significato di battere, cioè abbattere, eliminare, reprimere, negare.

Se tanto vasta è l’area del rifiuto appena esposto, altrettanto lo è la motivazione psicologica  alla base di tali rifiuti o dei comportamenti che ne derivano
-      l’individuo ai margini può trovare accoglienza in un gruppo sociale che riconosca il lui la possibilità di esistere come rappresentante comunque di una umanità di cui è parte al pari degli altri individui,

-      il rifiuto che porta alla necessità sadica di annientare l’individuo o un gruppo  ponendolo ai margini , si esprime mediante i comportamenti  guidati, in una sorta di scala di gradienti, dal pregiudizio, all’odio che definiamo razziale…

-      più articolato il rifiuto legato alla espressione del NO, perché può addirittura poggiarsi  su basi contrarie all’esistenza, l’anoressia come rifiuto del cibo porta, lo sappiamo bene, all’inevitabile fine della vita. Se il No è rivolto direttamente alla vita  possiamo assistere alla sua eliminazione mediante il gesto del suicidio. 

Posso ancora dire No alla dipendenza  ed in questo caso rifiuto l’alcool o le droghe, o il gioco, o i media che annullano la mia persona, sostenendo in questo caso una positività per me stesso.


Si comprende dunque come ciò che accomuna tale complessità di comportamenti sia un unico elemento : la necessità, reale o immaginaria, necessaria  o superflua, eticamente corretta o scorretta di procedere all’ELIMINAZIONE  DI  QUALCOSA.

Ma veniamo al punto perché elimino qualcosa ( ovvero perché la considero un rifiuto? )
·        Il 1° punto è perché non mi serve più;
·        il secondo perché non mi aggrada usarla;
·        il terzo perché avverto una sorta di ribrezzo/paura = ripulsa , non meglio identificata.
Nel secondo e terzo caso la componente inconsapevole, inconscia, o non percepibile immediatamente ( scegliete voi l’espressione più idonea al vostro status) la fa da padrona. E questo vuol dir tutto o niente…

Se però puntiamo l’attenzione al maximo esempio di rifiuto, il primario o primogenito nella serie incomparabile dei rifiuti che un individuo scoprirà nel corso della vita,  cioè le feci, prodotto  di inestimabile valore per il piccolo uomo e di deprecabile esistenza per l’uomo ormai civilizzato all’uso del w.c. e del sistema fognario, sappiamo di imboccare un percorso a ritroso nei meandri del nostro inconscio che mal pareggia l’equazione rifiuto = allontanamento del e dal superfluo.
Magica produzione  che proviene dalla nostra  interiorità, prodotto inspiegabile su base empirica e solo scientificamente spiegabile, trova nella scatomanzia  un  uso divinatorio e rituale.
Componente onirica di un certo rilievo, simbolo e metafora per la psicoanalisi della ricchezza interiore e della dote creativa di potenziali realizzazioni prodotte dalla sublimazione, per la chiromanzia rappresentazione  della ricchezza e del denaro.
Il primario rifiuto appare dunque tutt’altro che prodotto da eliminare perché non  più utilizzabile.

Utilissimo tuttavia il ribrezzo  ed il disgusto culturalmente indotti su base scientifica onde evitare  il contagio da virus e batteri etc..etc.. chi sa di scienza aggiunga ciò che vuole.

E con la spazzatura? Come la mettiamo? Etimologicamente la parola deriva  dal latino  spatium, spazio, spazzare dunque è inteso come  fare spazio, estendersi, sgombrare.

E monnezza? Nobili anche  le sue origini , dal latino mundum, cioè pulito, e tutto ciò che non è mondo con il prefisso in inteso come negazione, diventa in-mondo, cioè immondo, sporco..da qui immondizia da cui il dialettale mondezza o  monnezza  ( a seconda dei dialetti).

Se in natura nulla si crea e nulla si distrugge, è  vero che l’albero nasce dal seme che è contenuto nel frutto e da tale riciclo ( ri- inteso come ripetizione ed il latino cyclum  a sua volta dal greco Kyklos  dal significato di cerchio, rotazione e quindi  riciclo come fenomeno ri-corrente che si ri-pete ciclicamente ) può nascere un nuovo albero e quindi un nuovo frutto e così via….
Se il seme rappresenta uno scarto e dunque un rifiuto, è tuttavia un rifiuto prezioso dal quale non ci  si deve liberare pena l’interruzione del ciclo vitale.


Con il riciclaggio dei rifiuti , un processo che ha perso la naturalità del ciclo biologico della creazione-distruzione -creazione, viene riportato alla saggezza ed alla eticità della natura mediante un intervento artificiale, tecnologico. Tutto ciò pena la fine del pianeta Terra  per l’invasione di rifiuti  industriali, urbani, tecnologici, sanitari……. E non è una sciocchezza perché niente di quanto menzionato trova spazio in una nicchia ecologica per arricchire spontaneamente l'ecosistema!

A monte di tale intervento  è la raccolta differenziata, e qui entrano in gioco fattori che non sono solo e sempre di natura politica, o sociale o di educazione ambientale…esistono anche le motivazioni psicologiche e le disposizioni comportamentali di cui non siamo del tutto o in parte consapevoli.

Educare alla raccolta differenziata  non può dunque prescindere dalla considerazione che mutare un habitus comportamentale in un individuo che abbia già costruito le basi psicologiche del comportamento ( quelle più profonde, , quelle del rapporto con il rifiuto-feci-disgusto-eliminazione  per allontanarne la vista …) sia un processo psicoeducativo e non esclusivamente pedagogico o didattico.


 Riflettendo  sul fatto che  un individuo di 10 anni ha già costruito le parti cardine della sua personalità passando attraverso le fasi dello sviluppo denominate  dalla psicoanalisi  orale, anale, edipica, di latenza , non possiamo non porci il problema della creazione di un contesto di accoglienza delle componenti psicologiche, nell’ambito di interventi di educazione ambientale.
E per un adulto? Aumenta la complessità  perché si aggiungono le sub strutture  sociali, culturali, economiche.

Ecco che l’educazione ambientale è senza dubbio un fatto multidisciplinare  ma l’aspetto saliente che oggi ci porta trattare di un approccio educativo al problema dei rifiuti, appare la necessità di una base psicologica  su cui costruire interventi  efficaci e mirati al contesto , che tengano conto di  variabili quali età, background, status sociale ed economico, ma anche delle  predisposizioni  e variabili individuali e del gruppo di appartenenza.

Senza tale riferimenti, ogni intervento sul tema sarà nullo, cioè INEFFICACE, pertanto abbandoniamo l’idea  ( mi riferisco alle società destinate al loro smaltimento, che dunque gestiscono l’impianto della raccolta differenziata ) che i rifiuti rappresentino in primo luogo un business!

 Brindisi,02/11/2011                    Iacopina  Mariolo




mercoledì 19 ottobre 2011

ASPETTANDO GODOT



Come nel  testo teatrale di S.Beckett,verrebbe da dire,considerando gli  eventi che in quest’ultimo anno si sono succeduti nel nostro paese
"Andiamocene" 
"Non si può" 
"Perché?" 
"Aspettiamo Godot"
Metafora della depressione surrealista che conduce gli individui a vivere nella spasmodica attesa del personaggio Godot, rappresenta l’aspettativa del cambiamento e dell’evento  che mai si realizza  perché basato su un approccio alla realtà non guidato dal sano principio di contatto con gli eventi che in ogni caso possiedono una connotazione di oggettività, ma dal senso di impotenza e di impossibilità all’azione che ne deriva.
Assistiamo ad una strana logica del cambiamento: ogni evento od azione  che in sé possiede il potenziale trasformativo nei confronti della  realtà contingente, si mostra nel qui ed ora come totalmente incapace di apportare un qualsiasi mutamento, anzi,compare la tendenza alla distruzione di quegli aspetti positivi costruiti in passato, ed il risultato è una degenerazione di tipo regressivo.
Un esempio ( è evidente che il riferimento è all’attuale situazione sociale, e  cioè politica ed  economica ):
gli ultimi accadimenti relativi al degrado della manifestazione degli Indignados rappresentativi, a Roma, del disagio pacifico ed oltremodo costruttivo di  milioni di italiani.
Bell’esempio  del dissenso costruttivo ed attivo guidato dalla ragione, dal cuore e dall’intelligenza,  distrutto, devastato e poi fagocitato dall’onda amorale dei black bloc….
Ogni volta che le ragioni del cuore e della mente si uniscono,  sono in grado di realizzare grandi risultati in vista del  cambiamento sociale auspicabile, quello che vede come unica soluzione solo una vera democrazia, attiva,  piena e responsabile, non più solo delegante e/o partecipativa.
A questo punto interviene  un evento contrapposto di intensità maggiore  con il compito, guidato più o meno consapevolmente, coscientemente o no, di annullarne  qualsiasi effetto.
Ne consegue un senso di profondo dolore e  frustrazione, ed ecco che tutti tendenzialmente diveniamo un po’ come i personaggi dell’opera beckettiana citata……..e aspettiamo qualcosa che non arriverà mai, ahimè, perché Godot di fatto non esiste..
Che fare dunque? Non indugiare a lungo nell’autocommiserazione, prendere sempre comunque i remi in barca ed andare, continuare la navigazione con modi si pacifici, ma determinati , nella certezza che il cambiamento oggi per i gravi problemi che stiamo affrontando, non prevede tappe che fiacchino gli animi e le volontà, ma è un processo continuo di costruzione e lo si può realizzare anche in maniera repentina, basta crederci e volerlo
S E M P R E


Brindisi,19/10/2011                                      Iacopina Mariolo

venerdì 23 settembre 2011

Una nonna per mamma

Mamma-nonna o nonna-mamma, ci troviamo oggi a discutere della validità dell'essere mamma oltretempo sulla scia di fecondazioni in vitro, di ovodonazioni e similari .
Chi si occupa di fecondazione assistita  costantemente urta con principi etici  nella valutazione degli atti che compie per far si che la coppia possa entrare nella schiera dei neogenitori, e, speriamo che di ciò ne faccia un emblema, piuttosto che riferirsi unicamente ai guadagni  (spesso lauti) che  ne derivano.
Un riferimento alla legge è d'obbligo per comprendere il motivo per il quale moltissime coppie emigrano in paesi da cui far ritorno con un embrione impiantato a buon fine ed una gravidanza  da cui nascerà un bebè  prodotto dall'artificiale ( o artificioso) connubio fra ovulo e spermatozoo.Tale pratica è tanto diffusa da aver   dato origine alla locuzione turismo riproduttivo
.La legge 19 febbraio 2004 n. 40 , per l'abrogazione di alcuni punti  nel 2005 si è tenuta una consultazione referendaria con esito negativo per il mancato raggiungimento del quorum (25,9% I VOTANTI), pone numerose restrizioni . Riportiamo di seguito  l'art.4 che stabilisce l'accesso alle tecniche ed l'art.5 sui requisiti soggettivi

ART. 4.
(Accesso alle tecniche).
1. Il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita è consentito solo quando sia accertata l'impossibilità di rimuovere altrimenti le cause impeditive della procreazione ed è comunque circoscritto ai casi di sterilità o di infertilità inspiegate documentate da atto medico nonché ai casi di sterilità o di infertilità da causa accertata e certificata da atto medico.
2. Le tecniche di procreazione medicalmente assistita sono applicate in base ai seguenti princípi:

a) gradualità, al fine di evitare il ricorso ad interventi aventi un grado di invasività tecnico e psicologico più gravoso per i destinatari, ispirandosi al principio della minore invasività;
b) consenso informato, da realizzare ai sensi dell'articolo 6.
3. È vietato il ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo.


ART. 5.
(Requisiti soggettivi).

1. Fermo restando quanto stabilito dall'articolo 4, comma 1, possono accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi

Fra i paesi dove tali restrizioni non sono presenti ( ad esempio la fecondazione eterologa,  una procedura che si avvale di spermatozoi o di ovociti ottenuti da donatori estranei alla coppia è possibile nella maggior parte dei paesi europei) troviamo in primis la Spagna, ove non esiste lista di attesa.
Ognuno di noi ha certamente le proprie convinzioni in merito a tali procedure medicalmente assisite, dettate da principi etici e/o religiosi, quindi , senza entrare nel merito delle restrizioni  e del  fatto se siano lecite o meno, mi soffermerei sull'aspetto che oggi appare alla ribalta delle cronache:: la tecnica che consente il recupero della funzione genitoriale di una donna già abbondantemente  e drasticamente  fuori dall'età fertile.
Penso che il buon senso, quello comune che ogni giorno guida i nostri comportamenti intrinsecamente legati alla naturalità delle cose quali  l'alternanza del giorno e della notte o delle stagioni e dei cicli lunari...debba farci opporre un secco e categorico NO 
Ciò non vuol dire che alcune derivazioni da tale posizione, quali la sottrazione  a cose fatte della bimba già nata e cresciuta ai genitori perchè anziani, così come è accaduto in questi giorni, siano appropriate (ci auguriamo infatti che il caso citato possa risolversi immediatamente restituendo la piccola alla  sua famiglia ), è il principio da cui muove il tutto che è inaccettabile..
Ove la gravidanza sia possibile oltretempo perchè la natura consente una fecondazione, la coppia ha la possibilità ed il pieno diritto  di decidere di portare avanti la gravidanza , ognuno ha la facoltà di fare le scelte che ritiene più opportune anche se a molti possono apparire anormali ( cioè fuori dalla norma ).
Quindi non mi trova favorevole il dibattito intorno alla giusta età per la maternità se questa pone un confine all'evento naturale anche se a volte imprevedibile od imprevisto, come spesso accade.
Esiste un fascia di età ideale  per la maternità  ma quanto afferma l'ostetricia spesso non coincide con l'evoluzione del ruolo e del significato della maternità e della paternità nell'attuale società. 
Ecco che l'affermazione lasciamo fare alla natura è la più giusta.
Un discorso a parte è rappresentato dalle gravidanze anzitempo ( le mamme bimbe) per la maggior parte frutto di abusi subiti , ma questo è un ambito  da approfondire in altra sede.
Oggi direi, che si può essere mamme a 20 come a 50 con la consapevolezza di esserlo e la scelta amorevole di volerlo diventare.
(Auguri a tutti i neo genitori  prossimi od attuali!)




Brindisi , 23settembre 2011                                 Iacopina Mariolo












mercoledì 7 settembre 2011

Una manovra non tanto strana..ma attesa e prevedibile


Strana estate.....trascorsa nell'attesa del responso che avrebbe salvato le nostre economie...ma cosa era lecito aspettarsi da un governo che ha portato avanti il vessillo dell'ingordigia a tutti i livelli: politico, sociale e personale?
Viviamo in società  già a monte malate di egocentrica attenzione per il privato ( casa famiglia proprietà..), è come l'uovo di Colombo, quando questi atteggiamenti e predisposizioni  di fondo si uniscono con le tendenze della destra più meschina, millantatrice , insensibile, priva di quell'umanità di cui potrebbe essere dotata indipendentemente dai costrutti politici ( e riconosco ad alcuni personaggi noti e non, magari miei amici, tale capacità di umanesimo pur essendo ormai  irrimediabilmente  appartenenti alla destra), che mai in Italia è stata presente dagli anni della liberazione in poi..il risultato è quello che ci appare oggi.
Non servono economisti di grido ( mi si perdoni l'espressione da circo mediatico) per comprendere  che  la manovra così come si presenta oggi :
- aumenta le ricchezze   di chi ricco lo è già, ad esempio consentendo alle imprese private  i licenziamenti di poveracci che magari da 20 anni lavorano in maniera indefessa ;
- favorisce lo spostamento all'estero delle imprese, nei paesi ove la manodopera è praticamente a costi zero, ma anche l'assunzione di altri poveracci, utilizzando le tecniche del lavoro flessibile e del part-time ( magari  di quell'altra categoria di poveracci, gli extracomunitari.)..sigh!;
- colpisce chi elude e non chi evade senza pensare che l'elusione a volte è l'unica possibilità di sopravvivenza per le le nuove fasce di  povertà....laureati inoccupati o sottoccupati ; famiglie con numerosi figli a carico  anche nella facia di età adulta o con il carico  totale di disabili ed anziani ( la cui meschina pensione che oscilla dai 200 ai 400 euro ,fra cui anche l'assegno di accompagnamento ,vorrebbe essere sottratta..) sigh!
Possiamo continuare, ma tutto ciò mi rattrista oltremisura....
MA CHE CI ASPETTAVAMO? Ora che i sindacati gridano all'orrore  ed allo scempio...dov'erano e dove eravamo tutti noi popolo d'Italia , noi dell'opposizione e voi che avete  votato in favore di questo governo!
Ovvio...siamo compartecipi ed allora cara opposizione...cosa riuscirai a cavarne? Perchè qui si sta giocando a carte la dignità e la vita  del popolo italiano.
 Siamo ad una svolta molto pericolosa  per la sopravvivenza del paese, il rischio infatti, per  noi gente comune, è di  finire  prede di questi cannibali  che stanno distruggendo la civiltà e l'umanità di un paese stupendo come l'Italia!


Brindisi 7 settembre 2011                                       Iacopina Mariolo