Italia21

venerdì 14 agosto 2020

Depressione? No grazie a ferragosto


 Oggi si parla oltremodo di depressione, di stati al confine con tale sindrome e di sintomi definiti “depressivi”.

Un tempo il termine diffuso era” esaurimento”, pertanto chiunque attraversasse un periodo in cui si sentisse giù di morale, o al contrario agitato o ancora in preda ad emozioni dirompenti, poteva dire di sé” mi sento esaurito “ anche se era più probabile, come spesso accade, che fossero altri ( familiari, amici, conoscenti, colleghi o vicinato invadente … ) ad emettere il giudizio.

La depressione o il semplice esaurimento necessitano di valutazioni diagnostiche articolate ( esame psichiatrico e psicologico ) e spesso è necessario intervenire con immediatezza, per evitare problematiche e degenerazioni dello stato di salute mentale che purtroppo possono determinare azioni o situazioni di grave o gravissima entità ( i fatti di cronaca a cui oggi si assiste in misura sempre maggiore ).

Quindi evitiamo da un lato, di sottovalutare le problematiche, dall’altro di esasperarle.

Se pensiamo alla situazione individuale, alla quale intendo riferirmi, considerando la possibilità di possedere lucidità, consapevolezza e capacità di autoanalisi, dovremmo evitare di concentrarci sui sintomi, definendo ad esempio la tristezza ( magone compreso ), l’apatia o la malinconia come DEPRESSIONE.

Le nostre risorse, quando è possibile attivarle ( spesso basta chiedersi” cosa posso fare anche di piccolo per stare meglio oggi?”) sono in grado di trovare la soluzione più immediata, soprattutto in armonia con quanto stiamo vivendo e con il disagio che avvertiamo.

Non sono soluzioni definitive o meglio, risolutive, ma consentono di arginare il disagio per quanto è possibile nel qui ed ora, offrendoci la possibilità di vivere l’immediatezza del presente.

Affrontiamo in questa maniera il ferragosto, malgrado l’emergenza COVID 19 ancora presente e l’incerto futuro, che per alcuni o molti di noi potrebbe essere affettivo, lavorativo, economico, e, aggiungerei, politico..

 

Brindisi,14/08/2020                                     Iacopina Maiolo

 

 

 

martedì 4 agosto 2020

“Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo» ( Gandhi)




Spesso nella vita  ci si accorge di aver inseguito il nulla, ciò accade quando, giunto a compimento un percorso mirato ad un obiettivo,una volta raggiunto, questo si riveli fasullo, mendace ed illusorio…

La costruzione fantastica della realtà, cioè  quella immaginata e creata come anticipo su quanto andrà ad accadere, è sempre ricca di aspettative, di desiderata ed anche di utili progetti oltre che di propositi elaborati su di una base più pragmatica.

Delusioni e frustrazioni accompagnano l’essere umano fin dalle prime fasi dello sviluppo anche quando non ha potere  sugli eventi e sulle situazioni che accadono nella sua esistenza, incamerando sconfitte dunque si procede nel cammino esistenziale, ma in parallelo esistono  anche gratificazioni e successi . Dalla capacità di elaborare entrambi attribuendo un significato agli accadimenti della storia individuale, deriva il nostro benessere psicologico.

La sintesi dunque va oltre la resilienza, termine oggi molto usato ed abusato che indica la capacità (che è possibile potenziare con tecniche e strategie specifiche) di affrontare ed elaborare gli eventi infausti senza esserne distrutti, anzi, inserendoli in una trama di significati  che arricchiscono il patrimonio  e le risorse psichiche individuali, attivando e /o  potenziando nell’individuo  meccanismi di difesa e strategie.

Oltre l’elaborazione delle sconfitte è infatti necessario attivare quei processi che possano condurre all’evoluzione dell’esistenza e di colui che la vive, cioè dell’esistente. E’ dunque fondamentale aprirsi al cambiamento ed accettare i rischi che possono derivarne, mutando spesso prospettive e codici di lettura della realtà.

Il passo successivo è la consapevolezza del proprio essere al mondo, andando oltre la nicchia individuale, ove le regole sono definite dal singolo che agisce in funzione di sé e degli interessi ed aspettative personali.
Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo» ,  è  una famosa citazione del Mahatma Gandhi, massima che  esorta  l’individuo ad allargare la propria prospettiva verso obiettivi  e possibilità di cambiamento che riguardino la collettività, promuovendo azioni mirate  alla realizzazione di un cambiamento  che ponga le basi per la formazione  di  una coscienza collettiva dove i bisogni, i desideri ed i sogni   dei singoli entrino in una trama comune di azione  e di intervento .

E’ utile riflettere su questi temi, e sollecitare la politica ad assumerne il significato, sempre che sia interessata alla realizzazione di una vera democrazia.

Brindisi, 04/07/2020                                      Iacopina  Maiolo








sabato 9 maggio 2020

10 maggio 2020 Festa della mamma







Quest’anno una festa della mamma meno “patinata” del solito, priva di richiami consumistici , di retorica e  banalità. Perfino le famose “azalee” non si acquistano nelle piazze ma su prenotazione telefonica o online, come accade per i take away e per le consegne a domicilio.

Oggi scriviamo pagine di storia che si distaccano  da un passato recente ma anche più lontano, nell’era del corona virus, che è giunta al pari di un cataclisma a mutare situazioni e prospettive di vita.

Le origini della festa della mamma le rintracciamo negli Stati Uniti nel maggio del 1870, quando  un’attivista di nome Julia Ward Howe  propose l’istituzione della Giornata della madre per la pace (Mother’s Day for Peace), per manifestare contro la guerra alla luce della figura femminile che porta in sé e protegge il germe della vita.

In Italia fu nel 1933 che nacque l’intento di festeggiare la mamma, infatti il 24 dicembre venne stabilita la celebrazione  della Giornata nazionale della Madre e del Fanciullo. Tuttavia è solo dal 1956 che tale giornata è divenuta una ricorrenza annuale collocata nella seconda domenica del mese di maggio.

Da allora è divenuta per noi tutti un’istituzione, con una ritualità che ha rappresentato finora una certezza, come le rose, le citate azalee, i baci ed i cioccolatini a forma di cuore…

Quest’anno niente è più come prima, e quest’affermazione è tremendamente vera, “crudamente” realistica, non fosse altro per le  mamme che non sono più fra noi a causa della pandemia; un  dato indica la mortalità  femminile  per corona virus come il   30% sul totale dei decessi.

Quante le mamme che non potranno festeggiare con i propri cari e quanti coloro che soffriranno per queste perdite improvvise, spesso premature perché impreviste, anche quando l’età era avanzata . Rivolgiamo loro   un pensiero solidale, oltre le facciate degli stereotipi dell’esibizionismo da balcone, affinché   da questa immane tragedia possa nascere un sentire nuovo, scia del dolore da corona virus.

Un pensiero augurale anche alle neomamme che magari hanno affrontato parto o puerperio in lockdown, con le ansie e le difficoltà già presenti normalmente, amplificate e nell’incertezza di quello che sarebbe potuto accadere, in un futuro del tutto indefinito e ancora da scrivere…

Un pensiero a chi per propria volontà, per casualità o per situazioni esterne al proprio volere, non rappresenta lo stereotipo della madre: si può essere madri di un’idea, rappresentare e realizzare con spirito di generosità qualcosa di importante e necessario per la comunità, le azioni delle donne spesso sono un piccolo seme che genera vita.

Un pensiero a quante nelle istituzioni ed agenzie educative si occupano di figli non propri nell’intento di aiutarli a costruire percorsi futuri di vita.

Un pensiero a chi ha accolto storie di pregresso dolore per rendere possibile ciò che non lo sarebbe mai stato, con la cura , l’amore e la dedizione di figli giunti da altrove.



Un pensiero a mia madre che da tempo, come recitano i versi di una famosa canzone, mi ha lasciata da  sola  davanti al cielo …

  



Brindisi 09/05/2020                    Iacopina Maiolo

  

  




sabato 11 aprile 2020

La mia oasi : benessere psicofisico e coronavirus


 

 

Siamo allo stremo di energie e risorse, dobbiamo ammetterlo. Forse non è stato possibile raggiungere quell’equilibrio auspicato dagli esperti e dagli opinion leader che in queste settimane hanno profuso consigli, strategie e tecniche di impiego del tempo di confinamento.
Ci abbiamo provato: a cantare, cucinare, fare ginnastica, dedicarci alle letture, alle attività creative quali pittura, ceramica, origami o decoupage ….. ma siamo consapevoli che tutto ciò rappresenti solo una parte di noi, quella razionale, di un io che si orienta e costruisce spazi di tempo per contrastare le angosce ed i timori legati alla presenza della pandemia.
Sotto la superficie, crosta dorata come i biscotti sfornati decine di volte, o dura e tenace come i pezzi di pane integrale che abbiamo fotografato e messo in chat per l’invidia di amici e parenti ed il nostro orgoglio, abbiamo scoperto che le angosce permangono e nei momenti di silenzio da esibizionismo culinario si palesano senza preavviso e si fanno largo indipendentemente dal nostro volere.
La soluzione non può essere un “canta che ti passa”, perché quando cesserò di cantare dal fondo e dal profondo riemergeranno i timori e le ansie.
Nasce l’esigenza di costruire un luogo psichico, una specie di nicchia ecologica dove gli allerta possano cedere lo spazio al senso di pienezza al posto del vuoto), alla presenza ( oltre l’assenza), alla pax ( oltre la destrudo e thanatos ).
In tutti  noi, come afferma la psicoanalisi freudiana,  vi è la nostalgia del periodo perinatale, quando, durante i mesi della gravidanza, eravamo uniti alla madre, e ciò comporta il  desiderio di ritornare a  quel mare calmo, inteso da Freud come l’inconscio mare calmo di cui tutti abbiamo esperienza.
Dunque la nostra oasi personale possiamo ritrovarla o costruirla, immaginarla come luogo interiore capace di accogliere e generare calma e benessere.
Proviamo ad ascoltare il silenzio dai media, dalle cronache di pandémia, ritroviamo il nostro spazio vitale naturale, ritroviamo i colori, le essenze, i suoni che accompagnano il nostro essere elementi del Creato al pari del filo d’erba e della spiga di grano quasi giunta a maturazione.
Non è difficile, tutto questo è scritto in noi in maniera indelebile, anche se le asperità della vita e le strategie di chi ci vuol rendere strumenti ed  oggetti per l’uso ed il consumo, hanno provato a cancellarlo.
 
Brindisi,11/04/2020                    Iacopina Maiolo

sabato 4 aprile 2020

Il consesso di Gaia


 

 

 
Gaia sorrise e salutò tutti i presenti per quanto consentito dalla sua presenza /essenza, poiché il suo corpo tondeggiante ed in movimento  perpetuo continuava ad occupare  lo spazio orbitale in cui era collocato. Lì era la Terra, definita madre di tutte le creature, qui la sua anima, lieve come ogni spirito e Gaia era il nome che meglio la rappresentava.

Quel consesso si era reso necessario perché tutte le sue creature, per intercessione del Sole, chiedevano a gran voce l’intervento di forze benigne per contrastare il malefico divenire che da un po' di lune turbava l’ordine naturale sul pianeta Terra.

Gaia iniziò a parlare << non vi sia di rimprovero, ma in questi millenni avete  tollerato oltre misura , dalle glaciazioni, alla tettonica delle placche (tsunami compresi ), fino allo sterminio che il vostro presunto reggente ha attuato non solo nei vostri confronti ma anche nei miei, che da un paio di secoli son divenuta strumento di traffici ed accaparramenti, tanto che il mio corpo porta i segni indelebili delle trivellazioni,   di cementificazioni che hanno per sempre distrutto il bene comune  con il martirio dei compagni alberi e di tutte le creature viventi in vaste zone. Il tutto giustificato da quella parola usata ed abusata da chi copre i propri loschi interessi: civilizzazione.

Solo ora manifestate timore (che a guardarvi bene chiamerei panico), e mostrate sollecitudine per quell’essere vile che già da tempo ci ha condannati all’estinzione.

Il Creatore mi fatto sapere che vuol essere tenuto fuori da questa ulteriore immane tragedia della quale ritiene responsabile la creatura plasmata con l’amore del suo soffio vitale; riferisce che ha fatto la scelta del non intervento perché chi è frutto del suo mal pianga sé stesso.

  Sarà il dolore, l’’ingente sofferenza fisica e psichica che ha generato con le sua inettitudine, ad insegnargli e  questa volta finalmente, come tornare a percorrere il giusto sentiero della civiltà ed a costruire opportunità per l’intero Creato” le sue solenni parole.

Concordo pienamente con queste sante parole, care creature, andate e non temete. So quanto amiate gli esseri umani ma questa volta, e senza entrare nel merito di faccende umane miserrime che possono aver generato l’immane tragedia , è giusto che l’intera umanità trovi da sé la soluzione migliore e, per dirla nel loro idioma, più umana possibile!

  Brindisi,04/04/2020                           Iacopina Maiolo

venerdì 13 marzo 2020

Sembra di vivere un incubo


 

 Sembra di vivere un incubo, ma la certezza di svegliarci riprendendo il contatto con la realtà è pura illusione: il mondo reale rappresenta il peggior incubo possibile, replica di un the day after vissuto da spettatori partecipi e suggestionati ma pur sempre in grado di tornare ad una realtà certa e prevedibile.

Eppure è accaduto l’imprevedibile, senza lasciarci il tempo di replicare o di esprimere un parere, e ci ha messi difronte non solo alla nostra fragilità di singoli, ma alla fragilità estrema di un sistema costruito nei secoli, puzzle di tessere incastrate ad arte e capace di autorigenerarsi, malgrado le crisi, le guerre, le distruzioni…

Ma oggi è bastato toccare il tasto della vulnerabilità umana, quella inevitabilmente legata alla fragilità del corpo, per ricordarci che esiste la malattia  in questo caso al di fuori di ogni prevedibilità, senza terapie comprovate , conoscenza del nemico  e prognosi possibile.

Mettendo da parte le interpretazioni sulle cause della pandemia, che trovano schierati da un lato i complottisti, dall’altro i guerrafondai e quanti identificano all’origine del morbo un fattore estraneo al contagio di tipo naturale, la realtà è unica, oggettiva e terribile: non siamo in grado di fronteggiare l’evento come accaduto finora con altre epidemie pur se anche in questi casi non esistevano vaccini o certezze di cura.
Che fare? Abbiamo la magna carta dei decreti governativi che è doveroso seguire pedissequamente poiché studiati per ridurre (purtroppo non eliminare) il contagio. Abbondano i consigli, decaloghi da social ed umorismo a volte intelligente a volte di cattivo gusto, ognuno pare abbia qualcosa da dire e ribadire da remoto.

Dunque in libertà mi si consenta:

-      prendiamo atto della realtà e non edulcoriamola con autoinganni e false speranze, il momento è impegnativo e deve essere vissuto con serietà ed attenzione   per tutto il tempo che sarà necessario;

-      cambiamo tempi e modi della nostra esistenza organizzandola e lasciando spazi che possano gratificarci;

-      programmiamo nuovi obiettivi da conseguire nella quotidianità, a brevissimo termine. E’messo in discussione il convivio pasquale che riunisce le famiglie con il rientro dei propri cari, ma in tempo più lungo, di regola in questa fase dell’anno si programmano viaggi e vacanze per la prossima estate, quindi prendiamo atto che, nel qui ed ora del doman non c’è certezza

-      Quant'è bella giovinezza che si fugge tuttavia: chi vuol esser lieto, sia,di doman non c'è certezza., recitano i versi di Lorenzo il Magnifico nella “ Canzone di Bacco”, esaltazione del carpe diem. Dunque portiamo nel presente momenti di piacevolezze malgrado la tragicità degli eventi

 Un punto essenziale è la capacità della specie umana di adattarsi all’ambiente ed alle difficoltà che esso presenta. Grazie alla corteccia cerebrale ed alle sue aree associative, a differenza delle altre specie animali, l’essere umano eccelle nel problem solving ed il percorso dalla preistoria ad oggi ne è una dimostrazione.

Questo è il motivo per cui ce la faremo ed andrà tutto bene, a patto però, che si accetti di mutare condizioni e prospettive, proprio come accade nel problem solving, ove la soluzione arriva repentina ed imprevista quando gli elementi presenti vengono reinterpretati in una ristrutturazione del campo percettivo e cognitivo ( cioè del mio modo di percepire  e di pensare).

Dunque accettiamo la realtà lasciando spazio alla creatività ed al cambiamento.

 Brindisi,13/03/2020                                     Iacopina Maiolo

 

  

 

 

mercoledì 28 agosto 2019

Riflessioni di fine estate


 

 

Penso che l’estate rappresenti a qualsiasi età l’esplosione dei sensi. Non a caso gli oleandri raggiungono il massimo del loro splendore vegetativo e cromatico nel mese di giugno, quando la promessa dell’estate si rinnova come ogni anno.

Ogni stagione porta con sé un humus che si traduce in un sentire particolare che appartiene solo a quella specifica fase dell’anno.

Il corpo d’estate abbandona la schiavitù degli abiti, degli strati di tessuto coprente che avvolge e nasconde.

L’estate, per la leggerezza che l’accompagna, dovrebbe essere stagione di viaggi e di recupero del contatto con la natura.

E’ vero che il caldo, ormai reso eccessivo dalle turbe climatiche, spesso appanna la volontà del movimento ed induce alla pausa in zone refrigerate, ma sono proprio questi spazi di tempo liberi dai pensieri di una quotidianità opprimente, che consentono di indugiare fra le problematiche non risolte, prendendo consapevolezza dei rimedi e delle soluzioni alternative.

Gli odori, le percezioni tattili a fior di pelle ,  le goccioline del sudore che immancabilmente il corpo profonde a temperature con gradi elevati di umidità, dovrebbero essere stimolo unico ed  insostituibile per riflessioni immediate e veloci , possiamo dire umorali, sulla vita, sul sé e sul significato del cammino intrapreso.

Il Salento, con la pizzica , usa  il colore rosso della passione che  invade il corpo e la mente finché la psiche trovi il giusto spazio di espressione.

Ecco che la pizzica è un ballo d’estate: nei vicoli , nelle piazze di antichi centri storici e nelle masserie, nelle antiche torri saracene…. I capelli delle donne sono sciolti ed arruffati, gli effluvi dei corpi sono in sintonia con il movimento che esalta le passioni e libera dalle nevrosi.

Il sole, altro elemento cardine di ogni estate, se amato e gestito nella giusta misura, accarezza la pelle e le sinuosità del corpo, ricordando che altro non siamo se non seme, e non solo all’inizio, ma ogni giorno, seme di ogni possibile nuova consapevolezza e cambiamento a qualsiasi età. Il sole genera, incuba, risveglia e nutre anche in prossimità di psiche dormienti o alterate che non riescono a fruire dei ritmi cicardiani dell’esistenza. Non a caso la sua assenza o carenza produce il calo della serotonina, amica della vita sinaptica e dell’umor cerebrale.

Che dire dei frutti golosi dai colori accesi, succosi e ricchi di acqua colorata di cui il corpo necessita, risposta naturale al bisogno ed al piacere alimentare?

 Per me, salentina per radici ed innesti di vita se non per legami di origine familiare, l’essenza dell’estate è rappresentata dal mare.

Descrivere cos’è il mare per me, è opera ardua, più che difficile, rappresenta infatti l’essenza della mia nascita, del vivere e del divenire.

Per tutti noi, qui, abitanti e visitatori, è l’essenza dell’estate: l’odore del mare, il suo movimento ora estremo ora appena percettibile nello sciaquio debordante del bagnasciuga, la ricchezza che è chiusa in lui, il senso che comunica con il linguaggio degli animali che vi trovano dimora  quando abbiamo il coraggio di non distruggerli e di osservarli nella loro interezza e bellezza.

Il movimento del mare può aiutare a ritrovare la giusta andatura psichica, laddove la psiche appare lenta o dormiente in risposta ad eventi e percorsi di vita che ne hanno segnato il cammino, il movimento forte delle onde la trascina in una danza ricca di spuma e di vitalità; se la psiche è fin troppo attiva, si calma e si acquieta assorbendo e  distribuendo le energie in eccesso come le miti onde che lambiscono il bagnasciuga…

(Pablo Neruda, “Ode alla Speranza”
…..mi colmi / e mi trabocchi,/tutto il mare,/tutto il cielo,/movimento/e spazio,i battaglioni bianchi/della schiuma….e il mare, il mare,/aroma sospeso,/coro di sale sonoro….)

Dare un senso alle stagioni ed al rapporto con il corpo, la mente e la psiche, significa ritrovare il nostro ruolo all’interno della natura  come elementi naturali inseriti in un  sistema che ci riunisce tutti , dal filo d’erba alla tigre del Bengala...(  Canto d’amore di H.Hesse

Io sono il cervo, il capriolo tu, tu sei l’uccello e l’albero son io,
il sole tu ed io la neve, tu il giorno sei, il sogno io.)

 

Ritrovare questo nostro ruolo all’interno della natura significa anche trovare spazi per la sua protezione, oggi resa sempre più difficile per i danni ed i dolori che le sono stati inflitti.

 

Brindisi 27/08/2019                                
                                                Iacopina Maiolo